ELEATISMO. - Filosofia della scuola di Elea (città della Magna Grecia, attuale Velia-Scavi, stazione sulla linea Napoli-Reggio) che comprende Senofane, Parmenide, Zenone, Melisso.
SENOFANE DI COLOFONE, n. ca. il 570, m. nel 478 a. C., bandito dalla patria, viaggiò in qualità di rabbino attraverso la Sicilia e l'Italia meridionale, finché si fermò ad Elea. Nel più notevole dei frammenti elegiaci a noi pervenuti, mette in ridicolo la dottrina della metempsicosi, afferma l'esigenza della saggezza contro il prevalente atletismo, condanna l'introduzione del lusso lido in Colofone e raccomanda il godimento ragionevole dei piaceri sociali.
Dei frammenti epici i più importanti sono quelli in cui attacca il politeismo antropomorfico dei contemporanei. «Vì è un solo Dio... che non somiglia ai mortali né nella forma, né nel pensiero, egli è tutto occhi, tutto orecchi, tutto mente» (οὐλός ὀρφῆς, οὔλως δὲ νοετός, οὔλως δὲ τάξουμε), e senza fatica governa tutto con il suo senso (νόσον φανεῖ). Gli uomini hanno falsamente concepito gli dèi a loro immagine e somiglianza, in particolare come Orseolo, che ha fatto attribuire agli dèi ciò che è vergogna e biasimo, il furto, l'adulterio, l'inganno reciproco. È però incerto se la concezione di Dio di Senofane debba intendersi in senso monoteistico o pantelistico.
PARMENIDE DI ELEA, n. ca. il 530, m. nel 444 a. C. di nobile famiglia, uomo politico e legislatore, sentì l'influenza dei piaceri e trasformò la teologia di Senofane in una metafisica rigorosamente monista.
Dei 163 esametri a noi pervenuti, di cui alcuni incompiuti e altri pochi solo nella traduzione latina, più di due terzi trattano della verità, cioè dell'essere uno immutato, in cui si identificano realtà e pensiero; il terzo rimanente tratta dell'opinione, dell'apparenza mutevole. La prima parte è di gran lunga la più importante. L'essere è completo (οὐλός), unico nella specie (μονογενές), senza principio e senza fine (ἀνάλογος, ἀναλογος), non era sarà ma è adesso (οὔτε) in ogni istante tutto in una volta, una unità continua (οὐδὲ ποτὲ γὰρ, οὐδὲ ἀπὸ γὰρ, οὐδὲ πᾶν, οὐδὲ πᾶν, οὐδὲ πᾶν, οὐδὲ πᾶν, οὐδὲ πῶς, οὐδὲ πῶς, οὐδὲ πῶς, οὐδὲ πῶς, οὐδὲ πῶς, πᾶν, οὐδὲ πᾶν, οὐδὲ πᾶν, οὐδὲ πᾶν, πᾶν, οὐδὲ πᾶν, πᾶν, πᾶν, πᾶν, πᾶν, πᾶν, πᾶν).
Covati, M. Samii reliquae, in Studi II. di filol. class., 3 (1897), pp. 213-27; P. Meloni, Contributo ad una interpretazione del pensiero di Mellisio di Sama, in Ann. della fac. di Lel. e Filos. della Università di Cagliari, 1948. Per tutta la scuola: G. Calvo, Studi sull'eta, Roma 1932; P. Albertelli, Gli Ebraici: testimonianze e frammenti, Bari 1939.