EMPEDOCLE DI AGRIGENTO

EMPEDOCLE di AGRIGENTO - E. dinimo da Luca Signorelli nella cappella di B. Bozio nel duomo di Orvieto (1502-1504).

tra l'interpretazione fisica e l'interpretazione mistica, e sembra attenuare il distacco che alcuni hanno voluto scorgere tra il Περὶ φάσως e i Καθαρχιού. Il Deussen oppone gli elementi privi di vita di E. agli elementi animati degli iliziosisti, ma la natura dell'odio e dell'amore non è bene definita e molto meno il loro rapporto con i quattro elementi, e secondo la testimonianza di Aristotele non è nemmeno da escludersi che differiscano essenzialmente dai primi. Giovanni Filopono nel suo commento ad Aristotele (De generatione et corruptione, I, 5) dice: « E. afferma che sotto il dominio universale dell'amore tutto diventa unità e forma lo sfero (αρχίρος), non esistendo più la proprietà specifica del fuoco e di qualsiasi altro elemento ». Nel successivo prevalere dell'odio, secondo Plutarco (De facie lunari, 12) « i quattro elementi sono distinti, ostili e isolati, senza comunanza, sfuggendosi ed evitandosi ».

La cosmografia di E. pone nel centro la sfera terrestre. Intorno è questa girano, compresi dal firmamento, due emisferi, uno di fuoco, che forma il giorno e l'altro di aria che forma la notte. Più interessanti, per quanto grossolans, le teorie biologiche. Nel primo periodo la terra forma da sé, con la cooperazione degli altri elementi, singole membra e parti come occhi, testa, braccia, spalle; in un secondo periodo queste parti si uniscono in figure mostruose non capaci di vita; in un terzo periodo si formano le specie attualmente viventi, le quali in un quarto periodo si propagano per generazione. Anche la conoscenza si spiega con i quattro elementi, sicché noi vediamo la terra con la terra, l'acqua con l'acqua, l'aria con l'aria, il fuoco con il fuoco, l'amore con l'amore e l'odio con l'odio.

Nel Καθαρχιού (« Purificazioni ») E. insegna la dottrina della metempsicosi, che secondo la testimonianza del pitagorico Timeo, riportata da Diogene Laerzio, avrebbe appreso da Pitagora stesso. Racconta di essere stato egli stesso pianta, uccello, pesce, ragazzo e fanciulla, dichiara che gli animali sono della nostra stessa natura, vieta di ucciderli e di cibarsi delle loro carni, annuncia infine il precetto etico: νηστεύσαι κακάνητος. Questi miti erfici non sembrano conciliabili con le dottrine naturalistiche, se anche queste contengono numerosi elementi della religione politeistica.

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“EMPEDOCLE DI AGRIGENTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 219. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/empedocle-di-agrigento.