ENTE, ESSERE

ENTE, ESSERE. - Nel linguaggio ordinario possono essere sinonimi. Nella riflessione filosofica di solito sono presi come concreto e astratto: « ente » si dice di ciò che ha l'essere, di tutto ciò che è in qualsiasi modo. Per tutti i sistemi speculativi il concetto di essere è il più semplice ed iniziale: le conversione cominciano quando si tratta di precisare il suo modo di presentarsi alla coscienza secondo il quale ogni sistema prende posizione per attribuirgli quel contenuto e quella struttura che corrisponde alla propria interpretazione della realtà. Per le filosofie di tipo empirista il prescindersi dell'essere ed il suo contenuto coincide del tutto con il presentarsi e con il contenuto dell'esperienza. Per le filosofie razionaliste, l'essere è dato senza residui ed espresso adeguatamente per concetti (razionalismo dogmatico) o risolto nell'attività del pensiero (idealismo). Nella prima forma di razionalismo, l'essere è conosciuto e determinato secondo un « a priori » reale (inna-tismo, ontologismo); nella seconda, secondo un « a priori » logico-funzionale. Così il riferimento al problema dell'essere dà l'esatto orientamento per ogni sistema, che si riconosce e si qualifica, nell'indole e nel metodo, dall'« inizio » che prende circa il concetto dell'essere. Ad es., la posizione di Hegel che l'essere, il puro essere, è identico al nulla, e quindi semplice momento dialettico (Encicl., § 86 sgg.), una parte sforza il concetto scetista suerziano-wolf-fiano di essere (come genus generalissimum), dall'altra dà al principio della « sintesi a priori » la piena espansione che Kant teneva frenata dal numero che era ancora l'essere reale opposto al pensiero.

Aristotele muove sempre dalla constatazione che essere si dice in molti modi (πρὸς ἀρχὴν). I principali sono: essere reale = essere logico (Πετ., V, 7, 1017 a 31); il primo costituisce la struttura degli enti materiali e spirituali; il secondo è l'essere = come verità e falsità = della copula del giudizio. L'essere reale = una volta si divide in enti per se e per accidens (Μετ., V, 7, 1017 a 8); divi-sione con la quale si vuole distinguere nella predicazione ciò che appartiene ad un ente secondo la sua essenza da ciò che comunque si trova con esso associato. L'essere reale per se, considerato nelle sue determinazioni fondamentali, si divide secondo le « figure delle categorie » (Μετ., X, 10, 1051 a 35; Top., I, 9, 103 b 27 sgg.); considerato nei modi fondamentali, in « atto e potenza », il binomio che riassume in ultima istanza la concezione aristotelica circa la struttura dell'ente e le natura del divenire (Μετ., IX e X).

L'ente in atto è sostanza o accidente, finito o infinito, cioè creatura o Creatore (s. Tommaso, De ente et essentia, specialmente II, 4-5). In questa classificazione, com'è facile vedere, la molteplicità dei significati rivela un ordine di intrinseca subor-dinazione, che è doppia; anzitutto in quanto la coppia seguente approfondisce e smembra il contenuto del-lemento principale della coppia precedente, a poi in quanto appunto in ogni coppia uno degli elementi dominanti sull'altro che si trova ad essere dipendente, nel suo ordine, da quello (Μετ., IV, 2, 1003 a 33).

Di conseguenza, il concetto di ente, benché abbia il contenuto più povero e indeterminato (« qualcosa che è »), lo significa tenendo comprensioni i vari modi di cui si predica, e quindi è virtualmente il concetto più ricco. La comprensione di tale metafisica (v.) che ha per oggetto l'« essere in quanto essere » (Μετ., IV, 1003 a 21), ed i vari tipi di metafisica realistica indicano i vari metodi di svolgere la comprensione dell'essere. È stata notata (W. D. Ross) l'assenza nella classificazione aristotelica dell'essere esistenziale (l'atto di essere esisten-ziale) che appare invece espressamente in s. Tommaso (In I Sent., dist. 33, I, 4 ad r.). Nella filosofia pagana che non conosce la creazione, l'atto di essere coin-cide in concreto con l'essere sostanza, quantità, qual-tà, ecc.; nella filosofia cristiana l'atto di essere è l'effetto proprio di Dio, comunicato alle creature secondo una partecipazione (Quodlib., XII, q. 5, a. 5) misurata dal grado di perfezione dell'essenza di ciascuna. L'ente quindi si scinde (nel concetto) e

si compone (nella realtà) di essenza e di atto di essere: la Causa prima, che è Atto puro, non ha un'essenza e quindi non è un "ente" ma è l'"Essere per sé sussistente". Così la nozione di essere si applica anche all'accidente, alla potenza ed alla creatura: ma anzitutto e soprattutto l'essere compete alla sostanza, alla forma ed alla Divinità da cui quelli, rispettivamente, hanno di essere ciò che sono.

alle sue monadi, per il loro sviluppo finalistico intrinsec, intendendola come l'attività dinamica della monade stessa. H. Driesch la ridusse al principio vitale organico individuale; in tale significato venne intesa ed usata dal vitalismo.

Bral., Arisoteles, Phys., III e VIII; Met., IX; De Au., II; E. Bignone, L'Artistelle perduto e la formazione filosofica di Epicuro, I, Firenze 1936, pp. 227-72; F. Nuyens, L'Evolution de la psychologie d'Artiste, Lovanio 1948, pp. 56-78.

Giacomo Soleri

ENTE NAZIONALE PER LA DISTRIBUZIONE DEI SOCCORSI IN ITALIA (E.N.D., S.I.). - È sorto per concorde impulso del Governo italiano, della Chiesa cattolica in Italia e della Croce Rossa italiana; è stato costituito con D.L.L. 28 sett. 1944 n. 220, con lo scopo di provvedere alla distribuzione gratuita dei soccorsi - inviati in Italia da governi, enti o privati stranieri od assegnati dal governo italiano - alle categorie più bisognose della popolazione civile italiana.

L'E. è amministrato da un comitato direttivo composto da 9 membri, dei quali tre sono designati dalla presidenza del Consiglio dei ministri, tre dalla Chiesa cattolica in Italia - tre dalla Croce Rossa italiana.

Il comitato direttivo nomina una giunta esecutiva composta di tre membri, scelti uno dalla presidenza del Consiglio, l'altro dalla Chiesa cattolica in Italia, il terzo dalla Croce Rossa italiana. Allo stesso modo sono costituiti i comitati provinciali e comunali.

I soccorsi sono pervenuti in gran parte dagli Stati Uniti d'America che, attraverso le due grandi organizzazioni - l'American Relief for Italy e l'War Relief Services della National Catholic Welfare Conference - ed altre numerose agenzie di soccorso, hanno inviato 1.700% dei soccorsi suddetti, dei quali gran parte indirizzati al Santo Padre, che li ha generosamente devoluti all'E.N.D.S.I. per l'assistenza alla popolazione italiana bisognosa. Nel complesso i soccorsi pervenuti dagli Stati Uniti d'America hanno, a tutto il 1949, raggiunto 1.650.000 colli di indumenti, viveri, medicinali, ecc. e, 7.200 tonnellate.

All'invio di aiuti hanno inoltre notevolmente contribuito le organizzazioni cattoliche dell'Irlanda, il cui governo ha provveduto a convogliare in Italia 1.740.000 colli (4500 tonnellate) di generi vari di soccorso. Un altro pensile apporto nell'invio di soccorsi di vario genere è stato dato dalla Svizzera attraverso l'organizzazione del Dono Svizzero, la quale, convogliando i soccorsi offerti in dono da vari enti donatori, di cui alcuni cattolici, ha consentito la distribuzione di notevoli quantitativi di indumenti e calzature, casalinghi, medicinali, vivaci, ecc. nonché di elementi per baracche ed infissi. Altre nazioni, quali l'Australia, l'Argentina, il Brasile, il Cile, la Columbia, il Messico, la Norvegia, il Peru, la Svezia, la Turchia, ecc. attraverso la costituzione di comitati autonomi, alcuni dei quali rappresentati da esponenti cattolici locali, hanno raccolto ed inviato in Italia soccorsi in indumenti e viveri.

Gli automezzi dell'E.N.D.S.I. a tutto il 31 dic. 1949 hanno effettuato trasporti di merci per 20.590.497 q.li/km. ed hanno percorso km. 559.880 per trasporto di bambini alle colonie estive.