ELEAZARO (cbr. 'El'āzār, « Dio aiuto »). - Nome di vari personaggi biblici.
1. - Terzo figlio di Aronne, fratello di Mosè (Ex. 6, 25). Fu consacrato sacerdote da Mosè insieme al padre e ai tre fratelli, Nadab, ABIA (v.) e Ithamar (Lev. 8, 1 agg.). Da questo momento E., con gli altri membri della famiglia, figura nel racconto biblico con mansioni sacerdotali. Dopo la tragica sorte dei fratelli maggiori (Lev. 10, 1 agg.), ad E. passò il diritto di primogenitura, che comportava la successione nel sommo sacerdozio al padre Aronne. Ascoso a tale carica alla morte d'Aronne (Num. 20, 26 agg.), E. la esercitò sotto la guida di Mosè fino alla morte, che avvenne a Gabaath (Jos. 24, 33), dopo che gli Israeliti con a capo Giosuè erano già entrati nella Terra Promessa. Gli successe il figlio Phineas.
2. - Figlio di Abinadab, custode dell'Area dell'alleanza nella casa di suo padre a Cariathiarim (I Sam. 7, 1).
3. - Figlio di Dudia ahobita, uno dei più valorosi guerrieri di David (II Sam. 25, 9; I Por. 11, 12).
4. - Figlio di Phineas, levita, incaricato da Esdra (Esl. 8, 33) di verificare il peso dell'ora, dell'argento e dei vasi portati da Babilonia.
5. - Sacerdote che partecipò alla solenne consacrazione delle mura di Gerusalemme al tempo di Neemia (Neh. 12, 42).
6. - Padre di Giasone (I Mach. 8, 17), difficilmente identificabile con il figlio di Mattatia (v. MACCABET).
7. - Uno dei capi della ribellione giudaica contro Roma (66-70 a. C.). Rifugiatosi nella fortezza di Masada presso il Mar Morto, cessò di resistere solo dopo lungo usecche. Per non cadere nelle mani del comandante romano, Flavio Silva, si suicidò insieme ai suoi fanatici compagni (Fl. Giuseppe, Bell Jud., VII, 253 agg.).
8. - Celebre scriba o dottore della Legge, che subì il martirio durante la persecuzione di Antioco IV Epifano (167 a. C.). Della sua morte dà una relazione particolareggiata II Mach. 6, 18-31.
Vecchio di 90 anni, E. ricevì l'imposizione di mangiare carne proibita dalla Legge mosaica, perché dimostrasse così la sua apostasia dalla religione nazionale. Il rifiuto risoluto dello scriba, che respinse anche la simulazione propostagli dai suoi discepoli ed ammiratori, gli causò la pena di morte, inflitagli con il supplizio del timpani. Nella narrazione non è indicato il luogo del martirio. In genere si pensa a Gerusalemme o ad Antiochia di Siria; quest'ultima città sembra meglio corrispondere al contesto storico (cf. II Mach. 1, 57-65). Di E., oltre II Mach., parlano scritti giudaici, tardivi o sporchi, come il IV Mach. 5, 1 agg., ove si ripete la narrazione del libro canonico, aggiungendovi elementi leggendari. Angelo Penna