ELEFANTINA. - Isola granitica situata allo sbocco della prima cataratta del Nilo, da dove il fiume diviene navigabile fino alla foce. Fin dall'antichità fu punto strategico e commerciale di primaria importanza. Il suo nome egiziano è Jēb, Jēbu (a paese degli elefanti), cf. Fl. Giuseppe, Bell. Jud., IV, 10, 5). Un braccio del Nilo largo 90 m. separa E. dalla città di Sūn (Sāwēnāh in Ex. 29, 10; 30, 6), in greco Σαβγη (Erodoto, II, 28), oggi Assuan. Importanti sono i papiri aramaici provenienti da E., del sec. v a. C.
I papiri furono scoperti e pubblicati dal 1898 al 1900. Essi dimostrano l'esistenza in E. di una colonia militare giudaica anteriormente alla conquista di Cambise. Di
truppe giudaiche al soldo di Psammetico II nella guerra contro la Nubia (prima del 586 a. C.) parla la lettera di Aristea. Ma l'origine di questa comunità giudaica, che parla e scrive aramaico, non è chiara. Ripeteva le sue origini dai mercenari giudei esistenti in Egitto prima della caduta di Gerusalemme ovvero da quelli rifugiatisti colà dopo questa catastrofe? O da elementi del Regno d'Israele ammazzati in Assiria o da elementi samaritani?
Il papiro più importante è il n. 30 (ed. Cowley), datato « ai 20 di marhešwān dell'a. 17° del re Dario (II) », quindi ca. la fine del nov. 408 a. C.
È una lettera che Jēdōnāh, capo della comunità ebraica di E., invia a Bagōhī (Bagoas), peḥāh (preferito persiano) di Gerusalemme, chiedendo il suo intervento perché si permetta la ricostruzione ad E. del « tempio del Dio Jhw (Jahweh), che i preti del dio Ḥnūb (Guān, l'ariete sacro) avevano distrutto approfittando dell'assenza di 'Arām, governatore persiano dell'alto Egitto. Si afferma che la comunità aveva inviato una lettera dello stesso tenore, subito dopo successi i fatti, al sommo sacerdote Jēhōhānān, lettera rimasta senza risposta, e che ora ne inviava una analoga ai figli di Sinuballit (= Sanaballat) peḥāh di Samaria. Il sommo sacerdote Jēhōhānān è lo Jōhānān contemporaneo di Esdra (Esl. 10, 6) e la sua contemporaneità con Bagoas, peḥāh di Gerusalemme, è attestata da Fl. Giuseppe in Antiq. Jud., XI, 7, 1. Sanaballat è il peḥāh di Samaria accanito nemico di Neemia. Il fatto più caratteristico è che esisteva ad E. un vero a proprio tempio di Jahweh prima della conquista di Cambise (ll. XIII-XIV), in cui si offrivano oblazioni, incenso, olocausti e sacrifici (ll. XXI, XXV, XXVIII). La degenerazione del genuino culto jahvistico indubbiamente non era avvertita da questi emigrati ebrei, che in buona fede avevano chiesto aiuto proprio a quel sommo sacerdote di Gerusalemme che doveva ripudiarli come scismatici: ed infatti molte abilmente il sommo sacerdote, non potendo prendere le loro difese e non volendo mortificare la loro buona fede, aveva preferito tacere. Uno dei moventi principali della distruzione del tempio doveva essere stata l'offerta di sacrifici di ovini, atto oltremodo sacrilegо verso il dio-ariete.
Il papiro 21 (ed. Cowley), anteriore alla distruzione del tempio (anno 5° di Dario II, cioè 419 a. C.) ci ragguaglia sulla celebrazione della Pasqua ad E., che, in base ad un decreto di Dario, doveva essere celebrata in luogo segregato dal resto della popolazione: si pensi subito all'immolazione dell'agnello pasquale. Ma il culto di Jahweh non impediva a questi giudei di adorare e fare offerte in denaro anche ad altre divinità, p. es., 'Ašimbēth'ēl (o 'Išmbēth'ēl) a la des 'Anathbēth'ēl (papiro 22, ed. cit.).
Un gruppo di papiri in perfetto stato, proveniente da un archivio di famiglia, ci ragguaglia sulle condizioni sociali: negozi giuridici su immobili, mutui ad alto interesse, costituzioni di dote in scritto, condizione di maggiore emancipazione della donna che può chiedere anche il divorzio. Risulta una netta distinzione tra la popolazione civile e quella militare, quest'ultima divisa in deghei (lett. « bandiera », « insegna »), chiamata con il nome dell'ufficiale comandante.
Un papiro ci ha conservato un testo aramaico della storia di 'Aḥlōār (v.), ma purtroppo non una riga di testo biblico è stata ritrovata. Certamente la guarnigione, protetta dai Persiani, si sbandò con il cessare del dominio di costoro. Il papiro più tardò è il 35 (anno 5° del faraone Amirteo, cioè il 400 a. C.).
BIBLI: Edizioni: A. Cowley, Aramaic papyri of the fifth century B. C., Oxford 1933. - Studi: T. Witzel, Documenti aramaici del sec. V a. C., in Rivista storico-critica delle scienze teologiche, 2 (1900), p. 680 agg.; Ed. Meyer, Der Papyrus-Jund von Elephantine, Lipala 1912; L. Heemeyuin, Elephantine, in DBL, II, pp. 962-1032; A. Vincent, La religion des Judio-aramiens d'Elephantine, Parigi 1937; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, 5ª ed., Torino 1947, §§ 166-79. Francesco Pericoli Ridofini