Enciclopedia Cattolica vol. V, 1950 Filosofia Problemi e argomenti particolari

EDONISMO

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EDONISMO. - Dal gr. ἠδονή, piacere, godimento,
è, in senso generico, ogni dottrina che pone il pia-
cere, comunque inteso, a norma e fine ultimo del-
l'attività umana, facendo in esso consistere il valore
stesso del bene morale. L'e. è un derivato nel campo
etico dell'empirismo gnoseologico: negata infatti
alla conoscenza umana la possibilità di raggiun-
gere, oltre i fatti d'esperienza, valori d'ordine spiri-
tuale assoluto (Dio, anima, bene, ecc.), ne consegue
logicamente l'impossibilità, o, quanto meno, l'inop-
portunità di porre questi supposti valori a fonda-
mento e norma della vita morale e della felicità;
ed è facile sostituire ad essi il criterio immediato
e concreto della soddisfazione, piacere, godimento
che le singole azioni sono in grado di procurare al-
l'individuo. E., questo, in senso proprio, distinto da
altri sistemi etici affini come l'eudemonismo (v.)
e l'utilitarismo (v.).

L'e. compare sistematicamente nella filosofia occi-
dentale con Aristippo (435-360), il fondatore della scuola cirenaica. Concretando il concetto del bene rimasto al-
quante indeterminato in Socrate, Aristippo lo polarizzò
verso il godimento individuale, inteso ancora in senso
abbastanza largo, come l'appagamento di ogni desiderio
a tensione dell'animo: tutti i piaceri sono buoni, qua-
lunque ne sia la fonte e l'oggetto; criterio di preferenza
è solo il loro maggior grado di raffinatezza e intensità,
quale è proprio, secondo Aristippo, dei piaceri del senso,
nella immediata concretezza del momento presente. La
virtù del sapiente non è che arte del godere, ossia di
procurarsi il maggior godimento possibile, padroneg-
giando il piacere e pur seguendolo come unica e suprema
norma dell'agire (cf. Diog. Laert., II, 86 sgg.); il piacere
è desiderabile e bene per se stesso: ἡ ἠδονὴ δι' αὐτὴν
αἱρέτη καὶ ἀγαθῶν (ibid., 88). I principi di Aristippo,
svolti in vario senso dalla sua scuola, ricompaiono più
tardi nell'epicurismo. Anche per Epicuro (v.), vale l'equa-
zione bene = piacere, male = dolore: nella ricerca quindi
del godimento e nella fuga del dolore consiste il fine
supremo della vita a la norma della felicità: ἠδονὴν
ὀργὴν καὶ τέλος λέγουεν εἶναι τοῦ μοναχοῦς τῶν (Diogene
Laerzio, X, 128). Ma Epicuro fra i piaceri stimain sé migliori
quelli d'ordine spirituale; comunque, nella ricerca di essi
occorre procedere con discernimento, preferendo quelli
che, anche in rapporto alle prossime e lontane conse-
guenze, sono atti a procurarci maggior somma di godi-
mento (cf. Epist. a Menecio, §§ 128-30). Anche un do-
lore va ricercato quando sia mezzo a un piacere maggiore.
Il sistema etico di Epicuro appare così un'anticipazione
dell'aritmetica morale del Bentham (v.).

L'indirizzo edonistico, ripreso da alcune tendenze del
Rinascimento (Valle), rivive, seppure in forme diverse,
nei sistemi empirico-materialistici della filosofia moderna.
Principali rappresentanti: Gassendi, Helvétrius, Diderot,
Holbach, Feuerbach, e, con piega utilitaristica, Bentham,
James e John Stuart Mill, Spencer. In queste ultime
correnti sono talora introdotti (Stuart Mill), in disac-
cordo con i principi generali del sistema, criteri di dis-
seminazione qualitativa fra le varie classi di piaceri (Uti-
litarism, cap. 2: 3ª ed., Londra 1867, pp. 11 sgg.). Da
notare che l'e. è alle base del sistema sociale marxiste, e,
come metodo pratico di vita, largamente diffuso nella odier-
na società, in dipendenza anche dalla cultura filosofica mo-
derna in gran parte orientata verso lo scetticismo meta-
fisico e la negazione del trascendente.

L'etica edonistica, essenzialmente negativa, ha il
torto fondamentale di misconoscere i valori più alti
della vita umana che rappresentano la base insostitui-
bile di una morale oggettiva. La totale riduzione del
bene etico al piacere è in contrasto con le più im-
manenti esigenze dello spirito umano cui legge e
norma, anteriormente all'utile e godimento imme-
diato, è anzitutto il dovere, espressione dell'ordine
etico assoluto, entro cui la sua azione, appunto per-
ché personale e spirituale, deve inserirsi. Il piacere
e l'utile, intesi nel loro senso più comprensivo, e
che l'etica cristiana non intende rinnegare, rappre-
sentano bensì un elemento concomitante e conse-
guente dell'azione morale, ma non ne costituiscono
l'essenza, salvo a negare la moralità in quanto tale.
Di fatto l'e., con la sua sostanziale negazione dei
valori di onestà, obbligazione, legge, virtù, rende
impossibile ogni norma oggettivamente valida del
bene e del male, risolvendosi così in negazione della
stessa moralità. Questa vien ridotta a puro calcolo
d'egoismo in cui tutto è giudicato e accolto secondo
l'immediato tornaconto, e anche le più nobili azioni
imposte dal dovere, o suggerite da una volontà di
bene e di perfezione, perdono, in quanto tali, ogni
loro significato e valore (v. CIRENAICI; ETICA; EUDE-
MONISMO).

Bibliografia9 opere
BIBL.: A. Wendt, De philosophia Cirenaica, Gottinga 1841; J. Stuart Mill, Utilitarianism, Londra 1863; F. H. Bradley, Ethical Studies, ivi 1876, saggi III e VII; T. H. Green, Prolegomena to Ethics, Oxford 1883; 2ª ed., ivi 1884; J. Martinus, Types of ethical theories, II. ivi 1886; J. B. Watson, Hedonistic theories, Nuovo York 1895; H. Gompers, Kritik des Hedonismus, Iowa 1898; A. Tilgher, Filosofia delle morali, Roma 1937, pp. 96-104.

Ugo Viglino

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), coll. 91–93.

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Viglino, Ugo. “Edonismo.” In Enciclopedia Cattolica, vol. V, coll. 91–93. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/edonismo.

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Viglino, Ugo. “Edonismo.” Enciclopedia Cattolica, vol. V, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 91–93. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/edonismo.

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