FERRI, Luigi - Filosofo, n. a Bologna il 15 giugno 1826, m. a Roma il 19 marzo 1895. Compì i primi studi in patria, li proseguì a Parigi al Liceo Borbone e all'Ecole Normale. Insegnò in vari istituti (Evreux, Dieppe, Tolosa). Tornato in Italia, insegnò filosofia ad Annecy e a Casale Monferrato. Fu capo-ghinetto del ministro dell'Istruzione Terenzio Maniani nel 1860; tre anni dopo professore di storia della filosofia all'Istituto superiore di Firenze, e quindi nel 1871 di filosofia teoretica a Roma.
Allievo di Giulio Simon e di Saisset cercò di conciliare l'eccletismo psicologico del Cousin e della sua scuola con le dottrine del Rosmini e del Gioberti. La natura essendo un complesso di forze, ossia di principi d'energia, e tale essendo pure, sebbene in più dotato di coscienza, lo spirito, essi sono conciliati nella unità generica di natura e di leggi. Per cui il vero definisce una conformità del pensiero alle leggi sue proprie e alle leggi dell'essere. Il valore oggettivo della sostanza dipende dal principio di causa, che rispetto a noi percepiamo direttamente il rispetto alle cose determiniamo analogicamente mediante la nozione di forza. Dio è nello stesso tempo immanente e trascendente. Senza l'immanenza Dio diventa un essere astratto, senza la trascendenza perde la sua unità e personalità.
Le idee personali del F. si trovano principalmente nelle tre memorie lette all'Accademia dei Lincei tra il 1885 e il 1888: Analisi del concetto di sostanza, di causa e di forza; Dell'idea del vero e sua relazione con l'idea dell'essere; Dell'idea dell'essere.
Tra le sue opere principali di storia della filosofia vanno ricordate: Della filosofia del diritto presso Aristotele (1855); Il genio di Aristotele (1886); Essai sur l'histoire de la philosophie en Italie au XIX° siècle (1890); La psicologia di Pomponazzi (1877); La psychologie de l'aseistation depuis Hobbes (1883).