FERRI, Enrico - Giurista, n. a San Benedetto Po (Mantova) il 25 febbr. 1856, m. a Roma il 12 maggio 1929. Studiò nell'Università di Bologna, laureandosi nel 1877; dal 1884 fu professore di diritto penale nelle Università di Bologna, Siena, Pisa e Roma. Uomo di molteplici interessi ed attività, si dedicò anche alla politica; dal 1900 al 1905 fu direttore dell'Avanti! e per dieci legislature deputato al Parlamento; alla vigilia della morte era stato nominato senatore del Regno.
Fu il rappresentante più insigne della cosiddetta scuola positiva del diritto penale e può considerarsi il creatore della sociologia criminale. Ritiene che il delinquente divenga tale sotto la spinta di fattori antropologici e sociali e giustifica la pena come mezzo di difesa sociale, commisurata non alla gravità del debito, ma alla pericolosità del delinquente. La sua dottrina, che pure ha il merito di aver fissato concetti scatti, penetrati anche nel vigente Codice penale italiano, deve respingersi però nella sua impostazione generale dal punto di vista morale, in quanto nega il libero arbitrio.
L'opera principale del F. è la Sociologia criminale (5a ed., Torino 1929); importanti anche La teoria dell'immutabilità e la negazione del libero arbitrio (Firenze 1878); L'omicidio (2a ed., Torino 1925); l'omicidio-sutilizio (5a ed., ivi 1925); Studi sulla criminalità (2a ed., ivi 1926); e Principi di diritto criminale (ivi 1926).