FERRARI, GAUDENZIO

FERRARI, GAUDENZIO. - Pittore piemontese, n. a Valduggia, presso Borgosesia, nel 1471 ca. (secondo altri nel 1480 ca.), m. a Milano il 31 gennaio 1546. In alcuni documenti viene chiamato « Gaudentius de Vince » (dal nome della madre); in altri:

« Mag. Gaudentius de Ferrari de Varello Vallis Sicidas, filius quandam Antoni Lanfranchi ». Secondo il Lomazzo, egli sarebbe scolaro di un mediocre pittore milanese, Stefano Scotto; ma sono stati fatti i nomi del Perugino, di Raffaello, di Leonardo, da parte dei vari scrittori d'arte, per indicare i maestri di G.

Tanto le tavolette con Storie di s. Gioacchino (Torino, Galleria Sabauda), prime opere datate dal maestro (1507), come molti disegni suoi, indicano un concreto rapporto con il Bramantino, e collegano l'arte di G. alla tradizione pittorica lombarda. L'influsso del Bramantino si nota nel particolare graficismo luminatico del piegare, evidente nei disegni e nei dipinti, come pure in taluni effetti di scorcio. Ma già nei più antichi affreschi del Sacro Monte di Varello (anteriori al 1513) si nota il richiamo a Leonardo, e si manifesta quel particolare « manierismo » di G., nel moto ondoso e gonfio delle pieghe, che ha fatto definire la sua arte ora gotica ora barocca; almeno come riferimento linguistico. Al primo periodo appartiene anche la pala di Arona (1511), tra i capolavori dell'artista, ove si inserisce l'influsso umbro-peruginesco, che poi si accentua nel ciclo di affreschi della Vita e passione di Cristo (1515), in S. Maria delle Grazie a Varello. Segue il politico di S. Gaudenzio di Novara (1515), altra opera significativa, ove l'effetto cromatico, in G. vivacissimo, appare temperato dal chiaroscuro leonardesco. Tra il 1528 e il 1539, G. lavora a Vercelli e a Saronno. A questo periodo risale il ciclo di affreschi in S. Cristoforo a Vercelli, con Storie della Maddalena, caratterizzati da un fare largo e calmo, la Madonna degli Aranci (Vercelli, S. Cristoforo); gli affreschi del santuario di S. Maria dei Miracoli a Saronno (1534), ecc. Dal 1539 fino alla morte, G. F. lavora a Milano.

A questo periodo, dominato da un più accentuato manierismo e da più complesso suggestioni leonardesche, appartengono, tra l'altro: la pala di S. Maria di Piazza a Busto Arsizio (1539); gli affreschi di S. Maria delle Grazie a Milano (1542); il S. Paolo al Louvre (1543); gli affreschi, bellissimi, con Storie di s. Aiona, per S. Maria della Pace, poi a Brera. - Vedi tav. LXXIX.

BIBL.: G. Vavari, Le vite, a cura di G. Milanesi, IV, Firenze 1906, p. 952; VI, ivi 1906, p. 318; G. F. Lomazzo, Trattato dell'arte della pittura, II, Roma 1841, p. 350; F. Baldinucci, Notizie dei professori del disegno, ecc., IV, Firenze 1968, p. 171; L. Lanzi, Storia pittorica dell'Italia, II, Firenze 1869, p. 96; G. Bordiga, Notizie intorno alle opere di G. F., Milano 1821; G. Colombo, Vita ed opere di G. F. pittore, Torino 1881; E. Halacy, G. F., Londra 1904; G. Paoli, s. V. in Thieme-Becker, X, p. 450 (con ampia bibl.); A. M. Brizio, Studi su G. F., in L'Arte, 29 (1926), pp. 103-20; S. Weber, G. F. und seine Schule, Strasburgo 1927; V. Vitile, Moutre del Gatico e Rivacimento in Piemonte, Torino 1930; L. Grassi, G. F. e i suoi disegni, in L'Arte, 44 (1941), p. 182; A. M. Brizio, La pittura in Piemonte dall'età romaneca al Cinquecento, Torino 1942, pp. 94 e 203 (con ampia bibl.). Luigi Grassi
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“FERRARI, GAUDENZIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 718. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/ferrari-gaudenzio.