FENICIA E FENICI

FENICIA e FENICI. - Fenici (Φοίνιτζες) è il nome dato dai Greci agli abitanti della regione costiera ad ovest del Libano, i quali invece si davano il nome di Cananei (v. CANANEI).

Sembra che l'egiziano Fahra sia la stessa parola: etimologicamente φοίνιξ, sembra derivare da φοίνιξ: «rosso», che è il colore della porpora, prodotto principale esportato da quella regione. Tanto i Greci (cf., p. es., Odys., 4, 618) che gli israeliti (cf. Dent. 3,9; Jud. 10, 6.12, ecc.) chiamavano anche Sidoni gli abitanti della Fenicia intera.

La Fenicia propriamente detta, cioè la regione che si estende da Ras en-Naqūrah (frontiera odierna fra la Palestina e la Siria) fin al Nahr el-Kebir (l'antico Eleutero), è in gran parte una augusta oriscia di terreno coltivabile, più larga soltanto agli sbocchi dei fiumi Nahr el-Qāsimijeh (anticamente Litas) e Nahr el-Kebir, e dietro le grandi città costiere di Tiro, Sidone, Beirut e Biblos. Ben irrigato dalle acque provenienti dal Libano, questo terreno è assai fertile (grano, fichi, vino, ulive); le pendici inferiori del Libano si prestano all'orticoltura e alla cultura della vite, mentre le posizioni più alte anticamente erano occupate da foreste di cedri e di cipressi. L'abbondanza dei prodotti, da una parte, la ristrettezza del territorio, dall'altra, spingevano gli abitanti fin dai tempi antichi all'esportazione e alla colonizzazione, prima nelle terre confinanti: verso sud fino al Carmelo, verso nord fin verso il Monte Casio (G. el-Aqra'); testimoni ne sono le città di Akko, Arados (Ruād), Ugarit (Raš Šamra) e, più tardi, Tripoli (allo sbocco del Nahr el-Qadīšah). L'intera regione fra Akko e il Monte Casio si chiamava Fenicia nel senso più largo. La colonizzazione transmarina si sviluppava in modo particolare nella 2ª metà del II millennio fin verso l'800 a. C. sulla costa settentrionale dell'Africa, ove Cartagine (fondata sotto il re Pigmaieone, 820-774) era la colonia più importante. Le navi fenicie giungevano perfino alla Spagna (Tarāš, Tartessus, allo sbocco del Guadalquivir).

Gli abitanti della Fenicia erano, almeno fin dal 3000 a. C. ca., Semiti, come attestano le loro figure rappresentate su monumenti egiziani, che sono lo stesso tipo dei « Cananei » della Palestina preisraelitica. Finora non consta di che razza e origine siano stati gli abitanti che li precedettero. La lingua dei Fenici è conosciuta da molte iscrizioni trovate nella Fenicia stessa, fra le quali le più antiche sono le iscrizioni dei re di Biblos recentemente scoperte

(dei secc. XIII-X), da iscrizioni trovate nelle colonie fenicie, e oggi in particolare dai numerosi testi trovati in Ugarit (Rās Samra). Il fenicio è un dialetto semitico del gruppo nordoccidentale, affine all'ebraico e moabitico (stele di Mesa), e alla lingua delle glosse cananee contenute nelle lettere di Amarna. La lingua fenicia rimase in uso per quasi 2000 anni; l'ultima

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iscrizione completa trovata è del sec. I a. C.; ma Luciano di Samosata (ca. 125-190 d. C.) conosce ancora la differenza fra l'ebraico e il fenicio (Alexandros, § 13). Il punico di cui parla s. Agostino è un dialetto fenicio.

Storia. - Le più antiche notizie sulla Fenicia provengano da documenti egiziani. L'Egitto, sprovvisto di legname, fin dai tempi più antichi l'importanza per via di mare dalle foreste di cedri e di cipressi della Fenicia. Tali spedizioni commerciali, Biblos (v.), allora porto più importante della Fenicia, si praticavano fin dalle prime dinastie egiziane, specialmente sotto la VI dinastia (ca. 2420-2280 a. C.) e la XII dinastia (ca. 2000-1785). In seguito a tali spedizioni gli Egiziani acquistarono anche una certa supremazia politica o almeno una ingerenza assai notevole nel governo di alcune città, come attestano gli scavi di Biblos e di Ugarit (Rās Samra). Questa supremazia egiziana, sospesa durante il periodo degli Hylēns (ca. 1750-1580), fu riacquistata dopo l'espulsione di questi dall'Egitto (ca. 1580), specialmente sotto il potente Thutmosis III (ca. 1501-1447), ma scadde ben presto, come attestano le lettere di Amarna, per ragione delle invasioni dei Ḥabiru e degli intrighi dei principi amoriti insediatisi al di là del Libano, e venne a cessare totalmente nel tempo dell'invasione dei « popoli marittimi » (ca. 1200 a. C.). Ora comincia l'organizzazione politica indipendente delle singole grandi città: Sidone, Tiro, Arados, Biblos, Akko, le quali si disputano l'egemenia. Prevale fin dal sec. XII l'autorità di Sidone, che, ca. l'anno 1000, viene sostituita da quella di Tiro, il cui re Hiram I (996-936) sta in relazioni politiche e commerciali con David e Salomone (cf. II Sam. 5, 11; I Reg. 5, 15-32; 9, 11-14, 27; 10, 11). Ittobaal (887-850), il terzo successore di Hiram, fa alleanza con Omri ed Aehab, re d'Israele (884-854), e sotto Pigmaleone (820-774) sorge (o risorge) Cartagine (814-815), la colonia più importante di Tiro sulla costa settentrionale d'Africa. Ma la politica d'espansione del risorto regno assiro minaccia anche la Fenicia, la cui parte settentrionale viene fatta provincia assira da Theglathphalasar I (756-727), mentre la parte meridionale diventa tributaria. La situazione politica rimane più o meno la stessa dopo la disfatta dell'Assiria sotto i re neobabionesi. I Persiani, pur lasciando

alle singole città una certa autonomia, comprendono la Fenicia sotto la V satrapia Abernahara (Siria): cf. Erodoto, III, 91. Conquistata in parte da Alessandro Magno, la Fenicia diviene oggetto delle contestazioni dei diadochi, finché, nel 64 a. C., i Romani l'occupano definitivamente, unendola alla Provincia Syria. Questa situazione rimane sostanzialmente stabile fin all'invasione degli Arabi (638 d. C.).

La civiltà fenicia presenta un carattere assai complesso. Essendo la Fenicia paese di transito dall'E-

geo e dall'Egitto alla Mesopotamia, la sua civiltà era aperta all'influenza delle culture di tutti quei paesi, particolarmente dell'Egitto, come provano gli scavi di Biblos e di Rās Samra. Tuttavia l'arte fenicia contiene degli elementi originali, che si debbono al talento artistico non comune e alla grande abilità tecnica dei Fenici. L'opinione, attribuita dagli antichi scrittori

FENICIA E FENICI - Iscrizione e rilievi di Karatepe (sec. VIII a. C.).

fenici al loro popolo, di aver scoperto e trasmesso alle altre nazioni quasi tutte le arti e i mestieri, è certamente falsa, ma rimane pur vero che non poche invenzioni ed opere d'arte fenicie sono passate alle civiltà occidentali, specialmente a quella dei Greci. Il contributo più pregevole dato dalla Fenicia all'Occidente è la scrittura alfabetica, passata nel sec. XI o X ai Greci e da essi stessi chiamata Φανιλοξία γράμματα (Erodoto, V, 58).

Se i Fenici siano gli inventori dell'alfabeto (v.) o l'abbiano ricevuto da altri, è una questione ancora controversa. Come la più antica iscrizione alfabetica fenicia finora veniva considerata quella del sarcofago del re Aḥiram di Biblos (scritta probabilmente ca. il 1100 a. C.); ma recentemente è stata trovata una breve iscrizione che si fa risalire al sec. XV a. C. ed è molto più arcaica di quella del sarcofago dell'Aḥiram. L'invenzione della scrittura alfabetica fenicia rimonta dunque almeno alla metà del II millennio a. C.

La religione dei Fenici, prima conosciuta quasi esclusivamente dalle notizie date in proposito da Sanchuniaton (ultimo terzo del II millennio [?]) tramandateci da Filone di Biblo (64-140 d. C.), oggi viene illustrata dai monumenti scoperti negli ultimi decenni. Il pantheon fenicio non è pienamente identico nelle diverse città della Fenicia, ma le divinità principali si possono ridurre a tre tipi fondamentali: un dio « più anziano » (El), una divinità femminile rappresentante la potenza generatrice (Astarte, Baalar, Ašera) « un « dio giovane », rappresentante la vegetazione nascente » morente (Adoni; a Ugarit Mōt e Alijan, a Tiro Melqart).

Accanto a questi tipi fondamentali vi sono diversi altri nuovi, probabilmente importati dall'estero, rappresentanti sia i fenomeni atmosferici (Rešef, Baal-Šamen, a Ugarit Baal), sia altri elementi importanti per la vita sociale (ipostasi delle arti, ecc.). Paragonate alla religione cananea della Palestina, quella fenicia mostra lo stesso fondo, ma uno sviluppo un po' differente a più ricco, dovuto alla separazione politica delle due regioni e agli influssi dell'estero, ai quali la Fenicia era più aperta della

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(de G. Centenau, La civilisation phénicienne, Perini 1918, p. 216) FENICIA E FENICI - Sarcofago trovato a Sidone (sec. VI a. C.).
Palestina. La religione punice, derivante dalla fenicia,
ha subito altre modificazioni dovute a infiltrazioni venute
dalla Libia e dall'interno dell'Africa.

BIBLI: F. C. MOVERS, Die Phénicier, I, Bonn-Berlino 1841;
II, 1-3, ivi 1849-56; R. Pietschmann, Geschichte der Phœnicier,
Berlino 1889; G. Rawlinson, History of Phoenicia, Londra
1889; M.-J. Lagrange, Études sur les religions semitiques, 2e
ed., Parigi 1905; W. Graf Baudissin, Adonis und Esmun, Lips-
na 1911; G. Centenau, La civilisation phénicienne, Parigi 1928;
G. Levi Della Vida, Fenici, in Enc. Ital., XIV, pp. 997-1002;
Z. S. Harris, A Grammar of the Phoenician Language, Nuova
Haven 1936; R. Dussaud, Les découvertes de Ros Shaura et
l'Ancien Testament, Parigi 1937; O. Eissfeldt, Phénicier (Phén-
icia), in Pauly-Wissowa, XVIII, II, coll. 350-80.

Agostino Bea

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“FENICIA E FENICI.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 696. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/fenicia-e-fenici.