VAIHINGER, HANS. - Filosofo, n. a Nehren (Württemberg) il 25 sett. 1852, m. a Halle il 12 dic. 1933. Insegnò filosofia all'Università di Stra- sburgo (dal 1884) poi all'Università di Halle (dal 1894); nel 1906, causa una malattia agli occhi, si ritirò dall'insegnamento.
La sua dottrina, che presenta evidenti analogie con il pragmatismo, viene definita dal V. stesso un idealismo positivistico o un irrazionalismo idealistico. Alla base di essa è un radicale sensualismo, ma in essa si possono rintracciare diversi influssi; anzitutto l'influsso della filosofia kantiana, alla quale il V. dedicò una delle sue opere più importanti (Commentar zu Kants Kritik der reinen Vernunft, 1881-1892; 2a ed. 1922). Le dei neocriticismo di F. A. Lange, maestro di V. (Hartmann, Dühring und Lange, 1876). D'altro canto, l'accentuazione di ele- menti decisamente irrazionalistici, nella dottrina del V., si può far risalire in parte a Schopenhauer, Nietzsche (Nietzsche als Philosoph, 1902; 5a ed. 1930) e Bergson. Fondò con R. Schmidt la rivista Annalen der Philosophie (Lipsia 1919) che, assunta poi dal «Circolo di Vienna», prese nel 1930 il titolo Erkenntnis.
V. nega che la scienza possa e debba rispondere allo scopo di conoscere oggettivamente il vero; essa ha soltanto una funzione di utilità, è uno strumento che facilita l'adat- tamento dell'uomo all'ambiente. Dal punto di vista pura- mente teoretico e logico, la scienza presenta una serie di contraddizioni interne, che tuttavia non ne informano la funzionalità. Tutta la conoscenza umana è costituita di «finzioni», che non possono essere considerate come ipotesi, passibili di verifica nella realtà. Le categorie fondamentali (cosa, proprietà, causalità, ecc.) rispondono all'esigenza di ordinare la massa delle percezioni, ma non hanno il potere di rappresentare la realtà; esse per- mettono soltanto di considerare l'esperienza «come se» fosse composta di cose, dotate di proprietà, collegate da rapporti causali, ecc. Altri concetti generali, come unità, molteplicità, esistenza hanno invece un'origine puramente sensibile, sono semplici giudizi di percezione. Nella sua opera principale (Die Philosophie des «als ob». System der theoretischen, praktischen und religiösen Fiktionen der Menschheit auf Grund eines idealistischen Positivismus, Berlino 1911; 7a e 8a ed. 1922) V. rilievo, nelle diverse scienze, i concetti che, pur avendo un alto valore pragmatico, presentano contraddizione logica; così nella matematica i concetti di atomo esteso, di infinitamente piccolo, i numeri negativi, razionali, immaginari. L'economia si basa sulla funzione dell'«Homo oeconomicus», soggetto cioè unicamente di interessi ma- teriali. Analogamente la metafisica e la religione rivelano un valore puramente vitale. Compito della filosofia è per il V. quello di rendere possibile il chiaro riconoscimento delle finzioni come tali e del loro valore pratico; la filo- sofia stessa deve rispondere alle esigenze di adattamento e di conservazione della natura umana, senza pretendere ad alcuna validità teoretica.