DIODATI, GIOVANNI. - Esegeta protestante, n. a Ginevra nel 1576 da famiglia lucchese emigrata, e ivi m. il 3 ott. 1649. A soli 21 anni ottenne la cattedra di lingua ebraica e poi quella di teologia, tenuta per 40 anni nella città natale. Amico di Paolo Sarpi, ne tradusse in francese la Storia del Concilio di Trento (Ginevra 1621).
Lo rese celebre la traduzione italiana della Bibbia, stampata per la prima volta a Ginevra nel 1607, corretta e ristampata nel 1641, poi riprodotta in numerose edizioni dalla Società biblica inglese. La versione ha i suoi pregi, più quanto al Vecchio Testamento che non al Nuovo, poiché egli conosceva meglio l'ebraico che il greco, però si nota in più passi la tendenza protestante del traduttore. Così l'« Ave, Gratia plena » (Lc. 1, 28) è tradotto « Ben ti sia, o favorita » e negli Act. 14, 22, ove la traduzione cattolica ha: « Paolo e Barnaba dopo aver con preghiere e digiuni ordinati dei presbiteri per essi », il D. traduce: « È dopo che ebbero per ciascuna chiesa ordinati per voti comuni degli anziani » ecc. Della Bibbia pubblicò una traduzione francese (Ginevra 1644), ma non ebbe fortuna; e un Commentario (ivi 1649).