CASSAPANCA

CASSAPANCA. - Ebbe origine nel medioevo dalla combinazione, voluta forse per economia di spazio, banco (v.), che era il tipo più comune di sedile, e della cassa destinata a contenere oggetti di vestiario, libri ed altre suppellettili domestiche. Adorando indifferentemente castelli e taverne, case private e chiese e conventi, e fu sempre decorata con intagli, sculture a rilievo, intarsi, a seconda del gusto dei vari secoli. Nel Rinascimento si fece grande uso di c. nelle sacrestie, nelle sale capitolari, nelle absidi stesse o nei presbiteri: disposte lungo le pareti con alti schienali e con leggi e predelle dinanzi, esse assunsero una speciale configurazione che durò molto a lungo nell'abitudine ecclesiastica che se ne avvalse per le funzioni del coro.
Più diffusa è nel Quattrocento la voce cassone con significato pressoché analogo a quello della c. (mancano nel cassone i braccioli e talvolta gli schienali) e in talune regioni sostituita con altre più particolari e dall'accento lievemente dialettale come arca, cofano, forziere, scrigno, cofforo.
C. e cassoni furono oggetti artistici oltre che funzionali. Il Cennini dà esplicito cenno delle maniere di decorarli. A Firenze nei secc. XIV-XV il mestiere era regolato da apposite disposizioni contenute negli statuti dell'Arte dei legnaioli, ancor oggi in quell'archivio di Stato.

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(Ist. Alimari)
CaSSAPANCA - C. in legno e pastiglia dorata (fine del sec. xiv) - Firenze, musco Bardini.

Si costruirono cassoni a forma di parallelepipedi bassi e allungati, con la parete anteriore ricurva, e anche con il coperchio sagomato a mo' di baule; la base fu dapprima semplice e diritta, poi si arricchì di elementi ornamentali ed assunse una maggiore consistenza architettonica e con il corrispondente sviluppo della parte superiore fece del cassone un grande mobile. Si ebbero casse di uso domestico rivestite di panno o di cuoio e internamente di pergamena, oppure scolpite a rilievi, istoriate con stucchi rilevati e dorati (fra i rari esempi è un forziere con cervi e falconi nell'ospedale di S. Gimignano), ornate di borchie e fregi in metallo e intarsiste in legni policromi e madreperla (alla certosina).
Già nel Trecento vi fu l'uso di decorare c. con pitture a tinte unite o con fregi monocromi. A Firenze si ricorda di quell'età una bottega di un pictor cofanorum a terreno del palazzo del vescovo, e mobili cosi dipinti si posson vedere in molte pitture trecentesche. Risale al Rinascimento invece l'uso di decorarli con pitture di storie, allegorie o altre scene figurate : ne dà chiaro cenno il Vasari e ne son testimonianza molti esemplari ancor oggi conservati fra i quali vale ricordare alcuni di Paolo Uccello a Vienna, nella collezione Lanckoronscky, e a Parigi nel museo Jacque-mart-André; del Pesellino, che esercitò il maggior influsso sui pittori di mobili del sec. xv; del Pollaiolo (un cassone con la scena di Ercole, Dejonira e Nesso, era nella collezione Cook, a Richmond); del Mantegna, e più oltre, nel Cinquecento, del Bachiacca, del Franciabigio, di Andrea del Sarto fino a che, a secolo inoltrato, prevalse la decorazione con sculture a rilievo con la quale si chiusero le vicende di tale mobile.
Brec.: C. Cennini, Il libro dell'arte, Firenze 1859, p. 120 sgg.; G. Kinkel, Anfänge weltlicher Malerei in Italien auf Möbeln, Berlino 1876, passim; G. Vasari, Le Vite, ed. Milanesi, II, Firenze 1878, pp. 148-49; A. de Champeau, Le meuble, I, Parigi 1888, passim; A. Schiapparelli, La casa fiorentina c i suoi arredi, Firenze 1908, passim; W. V. MAASBODE, Die italienischen Hausmöbeln der Renaissance, Lipsia 1920, passim; P. Schubring. Truhen u. Truhenbilder d. Italienischen Frïhrenaltsance, ivi 1923 (che è l'opera più completa sull'argomento); N. Tarchiani, Cassone, in Enc. Ital., IX, pp. 340-42. Giovanni Carandente