vigo 1928; R. Palmarocchi, *L. de' M.*, *La cultura*, 12 (1933), p. 300 segg.; R. Mazzucconi, *Lorenzaccio* (*L. de' M.*), Milano 1937.
MEDICINA. - Per m. s'intende qualsiasi espressione di difesa contro il male, sia essa basata su la conoscenza empirica o sia frutto di interpretazione e di speculazione fatta per combattere le malattie, alleviarne i sintomi dolorosi e, in un modo o nell'altro, rendersi ragione dell'entità morbosa.
Sotto tale punto di vista, l'arte salutare comprende sia il più crudo empirismo, proprio dei popoli primitivi e di quelli delle nostre campagne, sia le pratiche stregonesche, sia il ricorso al preternaturale e al soprannaturale, sia, infine, quel corpo di cognizioni, che forma il patrimonio della scienza attuale. Qui ci
si occuperà solo di queste, perché veramente frutto del pensiero e perciò di maggiore interesse.
In origine l'interpretazione dei fenomeni patologici e del conseguente sforzo di allontanarli è stata inquadrata in un concetto religioso ed animistico. Così le malattie furono interpretate come effetto di punizione o di ira divina, quando non furono personificate in entità misteriose, invisibili, ma sensibili nei loro tristi effetti.
L'interpretazione naturalistica dei fenomeni biologici e fisio-patologici ha inizio nel sec. VI a. C. nelle scuole italiane (Bruzio, Sicilia) e specialmente per opera di Alcmene di Crotone e Empedocle di Agrigento. Nasce allora il principio dell'esperimento biologico e nei primi tentativi d'indagine (v. ANATOMIA; FISIOLOGIA) si formula la prima legge biologica dell'isonomia, che stabilisce la base della salute nell'armonia e proporzione delle parti costituenti l'organismo. Anche la m. pratica ha in corso un notevole impulso con Democede. Il dottrinario medico biologico, attraverso il concetto dell'elemento empedocleo, si trasforma nel principio umorale nella scuola di Coo dove Ippocrate (v. 460 a. C), delineando la perfetta figura del medico, moralmente e professionalmente getta le basi della vera m. Nasce la clinica e con essa la semeiotica; si scrivono i primi libri medici raccolti poi sotto la denominazione complessiva di Corpus Hippocraticum. Dalla Grecia la m. passa in Alessandria dove Erofilo ed Erasistrato fondano due celebri scuole. Dedicate queste prevalentemente allo studio anatomico e fisiologico, si ebbe, quale reazione, il sorgere della scuola empirica (sec. III a. C.) per opera di Fillino di Coo e di Serapione di Alessandria, scuola che, abbandonando ogni dottrinario, si basò sul celebre tri-pode: autopsia, ana-logia, historicon. Le scuole alessandrine dopo qualche tempo degenerarono inquinandosi di magismo.

La m. in Roma si riallaccia, per la cronologia, all'epoca greco - alessandrina. Sora con elementi autoctoni di empirismo e di interpretazione magica e religiosa, Roma per seicento anni non ebbe medici riconosciuti, aiutandosi con la m. domestica, con le invocazioni agli dèi indigeni (etruschi, la-ziali), con le disposizioni di legge riguardanti la salute pubblica. Esponente della m. domestica è Catone il Vecchio. Nel 290 a. C. venne introdotto il culto di Esculapio dalla Grecia e dopo poco si ebbero le prime immigrazioni di medici greci (Arcagate). Di oscura e dubbia personalità, questi primi giramondo furono seguiti da migliori esponenti (Asclepiade), onde un editto di Cesare (46 a. C.) elargì la cittadinanza romana a quei medici stranieri che rimanessero a Roma; per opera loro sorsero in Roma tre scuole: la metodica, basata su principi atomistici, antiippocratici (Asclepiade, Temisone, Musa, Sorano d'Efeso, Celio Aureliano); la pneumatica, umorale ippocratica (Atenaio d'Attaleia); l'ecletica (Agatino da Sparta, Areteo di Cappadocia, Archigene d'Apamea, Rufo d'Efeso).
La fondazione di queste scuole si aggira dal 50 a. C. al 100 d. C. L'elemento romano è rappresentato da Celso, autore del De re medica (25-35 d. C.) e da Plinio, naturalista più che medico. La massima espressione della m. in età romana è data da Galeno (v. 138-201), eclettico che riunì quanto c'era di buono nei vari dottrinari e nei costituiti uno che rimase inattaccabile per 15 secc. e più. Mentre in Oriente si prosegue con le scuole bizantine di cui furono esponenti Oribasio, Ezio, Alessandro e Paolo (sec. IV-VII).
In Occidente, dopo la breve parentesi del Regno di Teodorico, in cui, CASSIANO (v.), anche la m. fu in auge, la cultura si disperde. La si ritrova però ancora nelle scuole monastiche dove si coltivano orti di semplici, s'istruiscono monaci infirmari, si aprono infermerie ed ospedali. Anche nelle scuole cattedrali si studia la «fisica», cioè anche la m. Tale movimento di m. monastica (v. MONACHISMO) e chiericale non ha lunga vita (sec. VII-X) e si conclude con il sorgere della m. laica, di cui esempio più noto fu la scuola salernitana, chiericalaicale sul principio, laica in seguito. Essa dà sue prime notizie intorno al sec. X, ed il suo periodo di splendore si chiude nel sec. XIII con il sorgere delle università. Ogni disciplina medica e chirurgica vi fu coltivata con grande onore; tra i migliori suoi esponenti: l'arcivescovo Alfano, Guarimpeo diacono, Pietro chierico, il monaco Costantino l'Africano, la famiglia dei Plateari, dei Ferrari, i chirurgi Ruggero e Rolando, gli oculisti Zaccaria, Benvenuto Grafeo, gli urologi Ursone, Gille di Corbeil e Mauro.
Né mancarono donne : l'ostetrica Trotule, Abella, Calenda, ecc. L'opera più nota fu il Regimen Salernitanum. Coeva alla scuola salernitana fu quella di Montpellier che ne fu rivale ed ebbe anch'essa ottimi cultori se pure minor fama.
Parallellamente si sviluppava in Oriente la scuola araba continuatrice anch'essa della cultura classica attraverso le scuole che i nestoriani e la scuola di Atene, chiusa da Giustiniano, avevano fondato in Siria, Messopotamia, Persia. Gli Arabi dettero incremento alla terapeutica e all'alchimia, che dette origine alla farmacia, e scissero notevoli opere divenute fondamentali in Occidente, quando l'arabismo vi fu introdotto specialmente per opera di Costantino l'Africano. Principali esponenti ne furono Mesue il Vecchio e Serapione il Vecchio (secc. IX-X) per il primo periodo, Rhazes (850-923), Avicenna (980-1037), Abulcasis (1013-1106) per il secondo, Averroë (1126-98), Avanzar (1113-62), Maimonide (1135-1204) per il terzo. L'arabismo si introdusse in Europa specie nelle scuole di Montpellier e di Padova.
Con il sorgere delle università, la m. trovò la più naturale e sicura espansione. Fu celebre la scuola di Bologna, dove insegnò Taddeo degli Alderotti (1223-95) instauratore del metodo clinico; Torrigiano dei Torrigiani (m. nel 1327); Buono, Dino e Tommaso del Garbo. L'anatomista Mondino de' Liuzzi (1270-1326) vi introdusse lo studio anatomico sul cadavere; Ugo e Teodoro de' Borgognoni (1205-98) vi insegnarono e praticarono la chirurgia introducendo importanti modifiche nella cura delle ferite.
Al pari della bolognese, ebbe fama la scuola di Padova, di tendenze avroristiche; vi insegnavano Pietro d'Abbano (1250-1316), i S. Sofia, i Dondi dell'Orologio, ecc. La chirurgia in Italia ebbe i massimi esponenti in Guido Lanfranchi (secc. XIII-XIV) e Guglielmo da Saliceto (1210-77), oltre il già citato Teodorico.
All'estero si resero famose le scuole di Montpellier dove insegnò Arnaldo da Villanova (1235-1315), uno degli assertori della libertà del pensiero scientifico al pari di Ruggero Bacone (1214-92). Chirurgi stranieri furono Henry de Mondeville, Guy de Chauliac (n. nel 1300), Jean Yerman, ecc.
Il Rinascimento si annuncia con la anatomia (v.) e con la seconda lettura della circolazione del sangue (v. FISIOLOGIA). In m. Teofrasto Paracelso (1493-1541) rivoluzionò il vecchio pensiero instaurando il concetto chimico-biologico e G. Fracastoro (1478-1553) dà la primazia del mondo microbico nel suo De contagione et contagiosis morbis. Sono da ricordare inoltre F. Ingrassia (1510-80), G. B. Codronchi (1547-1628) e F. Fedele per la m. legale; G. Cardano (1501-76) per la psichiatria e criminologia, G. Mercuriale, G. Trunconi, O. F. Ferrari, ecc. per la pediatria. La chirurgia vanta i nomi di A. Paré (1510-90), di M. Santo (n. nel 1488) per l'operazione della pietra; di C. Bartiseh per l'oculistica (1583); di B. Maggi per le amputazioni, ecc. In ostetricia si introduce la cesarea su donna viva.
Il vero rinascimento scientifico ha inizio nel sec. XVII per opera principalmente di G. Galilei con l'instaurazione del metodo sperimentale. L'anatomia allarga i suoi confini nell'indagine microscopica (v. ANATOMIA) e la fisiologia getta le sue prime basi. In m. si profilano i due orientamenti iatrochimico e iatroemecanico con a capo, rispettivamente, G. B. von Helmont (1577-1644), F. de la Boe (1614-72), S. Santorio (1561-1636) e A. Borelli (1608-79), mentre l'indirizzo clinico ippocratico viene ripreso da T. Sydenham (1624-89). Medici degni di ricordo sono G. Baglivi (1668-1707), L. Bellini (1643-1704), G. M. Lancisi (1654-1720) ed altri. Ha inizio l'anatomia patologica; la chirurgia si rinnova nella cura delle ferite per merito di C. Magati (1579-1647). Chirurgi degni di ricordo sono pure M. A. Severino (1580-1656), P. E. Dionis (m. nel 1718), F. Hildanus (1560-1634). In ostetricia si hanno l'invenzione del forcipe per merito di P. Chamberlen (1647) e l'opera di F. Mauriceau (1637-1709), di S. Mercuri ed altri. In psichiatria va ricordato P. Zacchia (1584-1659) che fu prevalentemente medico legale, autore del primo trattato organico in tale materia. Nella dermatologia D. Cestoni (1637-1718) e G. C. Bonomo scoprirono l'origine parassitaria della scabbia (acaro); in terapia, l'azione antipiretica della corteccia della china (1640) sul quale argomento F. Toti scrisse la sua celebre opera. B. Ramazzini (1633-1714) fu instauratore dell'igiene professionale. F. Folli ideò il sistema della trasfusione del sangue (1654) e venne introdotta in pratica la tecnica dell'iniezione endovenosa.
Il vecchio pensiero medico, non ancora vinto, nel sec. XVIII riaffiora nell'opera di G. E. Stahl (1660-1734), animista, e in parte in F. Hoffmann (1660-1742). Da questo, attraverso W. Cullen (1712-90) e G. Brown (1735-88), prende vita il concetto dell'importanza del sistema nervoso nella determinazione dei fenomeni vitali, fino a giungere alla teoria sovvertitrice di G. Rasori, dello stimolo e del contro stimolo (1766-1837), che si oppone all'umorismo ippocratico. Così esplode il conflitto che è la crisi tra il vecchio pensiero e quello moderno. Un ritorno ad antichi concetti si ha nell'astrologismo di F. Mesmer (1734-1815) mescolato a intuizioni di magnetismo, mentre S. Hahnemann (1755-1843) crea l'omoeopatia (v.) in netto contrapposto alla m. ufficiale. Per merito di G. B. Morgagni l'anatomia patologica si pone a fianco della clinica.
L'indirizzo ippocratico è seguito da E. Boerhaave (1668-1738) e da van Swieten (1700-1720), mentre in Italia si distinguono D. Cotugno e G. B. Borsieri (1725-87). Nella semeiocita va ricordato che per opera di L. Auenbrugger si ebbe l'introduzione della percussione (1781). La chirurgia progredì per merito di A. Scarpa (1752-1832), di G. A. Brambilla (1728-1800) che fu chirurgo militare, di J. e W. Hunter, P. Pott, L. Heister, ecc. L'ostetricia si sviluppa specialmente in Francia per merito di N. Puzos (1686-1753), A. Levret (1703-80), G. Palfyn (1650-1730). In Italia sono da ricordare P. Assalini (1759-1840) e F. Asdrubali (1756-1832); in Inghilterra W. Hunter e W. Smellie. L'oculistica si perfeziona specialmente nella operazione della cataratta (G. David e A. Maitre Jean). Il trattamento degli alicanti diventa umanitario per merito di V. Chiarugi (1759-1820) mentre F. Pinel (1745-1826) studia più teoricamente la pazzia e G. Gall (1758-1828) frenologia (v.). L'organizzazione dell'igiene pubblica trova un tenace assertore in P. Frank (1745-1821) autore di un trattato di m. politica. Si diffonde e si afferma la idroterapia, mentre la elettroterapia fa i primi passi. La m. preventiva acquista un'arma preziosa contro la epidemia di vaiolo, nella vaccinazione scoperta da E. Jenner (1749-1823) nel 1796. In tal modo la m. si avviava verso la definitiva sistemazione che doveva verificarsi nel sec. XIX.
Lo sviluppo dell'anatomia patologica sempre più intimamente collegato con la clinica, la instaurazione della scienza microbiologica modernamente intesa, i progressi della semeiocita, l'applicazione cosciente dell'antisepsi e la scoperta dell'asepsi, l'attuazione della narcosi chirurgica, il raffinarsi della tecnica, il moltiplicarsi dello strumentario, lo sviluppo delle scienze collaterali e molte altre ragioni ancora fecero si che la m. finalmente, nel sec. XIX, riuscisse a emanciparsi da un passato cui era ancora, a sua stessa insaputa, tanto vincolata.
A parte gli sviluppi della biologia, della fisiologia, della anatomia che moltissimo contribuirono a quello della m., due principalmente furono gli artefici della sua nuova vita: l'anatomia patologica e la microbiologia. La clinica, per suo conto, ebbe a trarre vantaggi preziosi dalla ascoltazione, introdotta da G. Laënnec (1781-1826) con lo stetoscopio e con i vari esami di laboratorio che, iniziati con il Cotugno nel secolo precedente, ebbero nascita ufficiale con il Bright e con il Fehling. Nel 1895 G.
Roentgen (1845-1923) scopre i raggi X, aprendo un nuovo campo alle indagini. La batteriologia viene elevata a scienza da L. Pasteur (1822-95) su le precedenti scoperte di microbi, di cui A. Bassi (1773-1856) ebbe la priorità. A. R. Koch (1843-1910) si dovette il perfezionamento della tecnica e la scoperta di numerosi agenti patogeni, tra cui quello della tubercolosi. L'anatomia patologica ebbe asserito come il Laënnec, R. Virchow (1821-1902), instauratore della patologia cellulare, il Cruveilhier, lo Charcot, ecc.
Da E. Metchnikoff (1845-1916), H. Buchner, E. Behring (1854-1917) hanno inizio gli studi sull'immunità che, per merito di quest'ultimo, conducono alla scoperta della sieroterapia. Intanto la clinica medica vanta i nomi gloriosi: G. Laënnec, G. Skoda, G. N. Corvisart, F. Broussais, R. Bright, M. Bufalini, S. Tommasi, G. Baccelli, A. Cardarelli, A. De Giovanni, A. Murri, C. Forlanini, al cui nome è legata la cura del pneumotorace (1882); la neuropsichiatria moderna riconosce in M. Charcot (1825-93) il principale instauratore, mentre C. Lombroso, (1836-1909) fonda la moderna criminologia; la dermatologia nasce nelle scuole di F. Hebra (1815-80) e di P. Unna (1850-1929), mentre F. Ricord (1799-1889) pone la classica differenza tra blenorragia e sifilide. La chirurgia si avvantaggia della scoperta dell'antisepsi, attuata da E. Bottini (1837-1905) e G. Lister (1827-1912), ma già precorsa in ostetricia da J. F. Semmelweis (1818-65), e dalla narcosi attraverso i tentativi di O. Wells (gas esilarante), Jackson e Morton (etere), Simpson (cloroformio). Conseguenza degli studi di Pasteur, l'antisepsi cede il posto all'asepsi, mentre la farmacologia entra in un campo nettamente sperimentale; viene ideata la siringa per iniezioni da Pravaz nel 1851 e G. Baccelli nel 1890 riprende l'uso delle iniezioni endovenose. Gli studi di P. Ehrlich sugli arsenobenzoli aprono la via al nuovo campo della chemioterapia di cui i sulfamidici sono la più recente conquista. L'endocrinologia, assunta a tanta importanza attualmente, ebbe origine nel 1889 con le esperienze di Brown-Séquard di ringiovanimento delle cavie mediante iniezione di estratti testicolari. Lo sviluppo dell'idroterapia si ricollega al nome di V. Priessnitz (1799-1851); nel 1898 i coniugi Curie scoprono il radium, mentre l'elettro-roentgen-terapia assume maggiore e migliore sviluppo. La m. preventiva si sviluppò nel campo della profilassi antimalarica con la scoperta di G. B. Grassi dell'agente trasmettitore, la zanzara anofele, e con la descrizione del ciclo vitale del parassita malarico degli uccelli (R. Ross) e dell'uomo (Grassi).
La m. attuale segna un ritorno alla tendenza ippocratica, tanto da esser detta neo-ippocratica. D'altra parte, l'alto perfezionamento della tecnica e delle scienze collaterali alla m. forniscono tali ausili alla clinica da renderne assai facilitato e più ridotto il compito. Le basi fondamentali della m. del sec. XX sono ancora quelle della fine del secolo precedente, con l'aggiunta di una più ampia conoscenza dei fenomeni fisio-patologici; una minuziosa investigazione dei reperti anatomopatologici, una sottile sperimentazione nel campo della patologia generale e della clinica permettono una più esatta interpretazione della patogenesi dei fenomeni morbosi; intanto i progressi della batteriologia e gli studi ancora in atto sugli ultravirus aprono nuovi orizzonti alle conoscenze biologiche generali, ampie probabilità di modificare taluni concetti classici etiologici e patogenetici, efficaci mezzi di cura con sieri e vaccini. Intanto la parassitologia illumina sempre meglio punti oscuri sulla trasmissione di alcuni morbi e sulla conoscenza dell'agente causale e dell'ospite intermedio, rendendo più facile ed efficace la lotta contro la parassitosi.
Su tali basi, un balzo innanzi hanno fatto le conoscenze patologiche e i mezzi curativi delle malattie del sangue, dei suoi elementi morfologici, degli or
gani emopoietici (midollo osseo, milza, glandole lattiche), prima assai limitate. Similmente le malattie dell'apparato renale divengono assai meglio note per merito delle progredite conoscenze chimicobiologiche e del perfezionato esame funzionale. Inquadrate nel moderno concetto di «allergia», l'asma bronchiate, la pollinosi, le intolleranze alimentari, l'urticaria, le crisi anafilattiche e le malattie da siero, le idiosincrasie mostrano una base patogenetica comune; le malattie degli organi a secrezione interna (v. ENDOCRINE, GLANDOLE, GLANDOLE) hanno aperto un nuovo orizzonte allo studio della patologia e della costituzione. Collateralmente, sempre più vasta importanza assumono le cosiddette malattie da carenza, vitamine (v.) la cui conoscenza, giorno per giorno, si estende, scoprendo insospettati orizzonti.
La chirurgia, per l'elevata perfezione raggiunta dallo strumentario d'indagine e di lavoro e dalla raffinatezza tecnica, si slancia ai più arditi interventi nel campo neurologico, polmonare, circolatorio.
La profilassi e l'igiene, ricche degli aiuti della microbiologia, della parassitologia, della climatologia, dell'epidemiologia, riescono ad evitare il diffondersi delle malattie infettive; mentre la terapia, agguerrita di mezzi sempre più efficaci, fino agli antibiotici (penicillina, streptomicina, cloromicetina, ecc.) in continuo perfezionamento riesce vittoriosa su un largo raggio di malattie infettive.
MEDICINA PASTORALE. - Particolare disciplina che, mediante lo studio dei rapporti intercorrenti tra la m. e la morale, vuol fornire al sacerdoite quelle conoscenze di m., che a lui possono essere utili per la comprensione di particolari argomenti di teologia morale e di diritto canonico. E qui la parola m. è presa nella sua accezione più vasta, cioè come «la scienza che dallo studio dell'uomo fisico e psichico, sano e malato, e dalle circostanze ambientali che lo circondano, vuol conoscere le condizioni dell'equilibrio biologico, per conservarlo nello stato di sanità o ripararlo negli squilibri morbosi».
La legittimità dei rapporti tra morale e m. si fonda sull'identità del soggetto materiale, l'uomo, sia pur differente dal lato formale, d'ordine spirituale per quanto riguarda la prima, d'ordine materiale-immateriale (fisico-psichico) per la seconda. Ora, di quanto è intima, nel rapporto di forma e sostanza, l'unione della parte spirituale con la materiale in noi, di tanto sono stretti e profondi i rapporti tra la m. e la morale e segnata la legittimità della m. p. come scienza a sé, con un proprio oggetto di studio.
Dal punto di vista giuridico l'opera del sacerdote si svolge in una particolare forma, apparentemente più solenne, se non più comune, quando egli fa da giudice nei tribunali diocesani o in quelli apostolici della Segnatura e della Rota o decide in via amministrativa alcune questioni di spettanza delle SS. Congregazioni (Sacramenti, Riti, S. Uffizio, ecc.) per risolvere problemi, di cui quelli connessi con argomenti d'indole medica saranno da lui penetrati a pieno, giungendo a darne un esatto giudizio, solo se sarà in possesso della parte medica dell'argomento (p.es., nelle cause della Rota per le dichiarazioni di nullità di matrimonio; della Congregazione dei Sacramenti in tema di dispensa «super rato»; della Congregazione dei Riti per determinare il carattere di miracolosità di una guarigione nei processi di canonizzazione). Il giudice, in
tali casi, si vale dell'opera di periti tecnici nei corrispondenti oggetti; ma una conoscenza specifica, sia pure d'ordine generale, gli è pure sempre necessaria per pesare il valore degli argomenti, accettarli o respingerli.
A parte tale attività giuridica, il sacerdote, più comunemente, è giudice quando nel tribunale della Penitenza pesa la colpa apprezzandone la gravità nel grado di responsabilità o, anche in foro esterno, deve risolvere casi di coscienza che vertano su materie d'indole medica, o tracciare una norma a nuove attività sociali connesse agli sviluppi della scienza biologica (p. es., circa le applicazioni pratiche dell'eugenica, la fecondazione artificiale, la cura delle malattie mentali per mezzo della psicanalisi, della narcanalisi, delle operazioni demolitive sugli emisferi cerebrali); questioni che il sacerdote moralista, prima di sentenziare, deve studiare e ben conoscere dal lato medico.
Dal punto di vista educativo, il sacerdote è in particolare colui che addita la via e i mezzi della virtù. Non vi dimenticato che essenzialmente la sua opera si svolge in un piano soprannaturale e che nel giudice le anime sulle vie della perfezione «i mezzi dei quali gli dispone sono poggiati sull'azione della Grazia» (A. G. G. Melli, La direzione spirituale e le anomalie mentali, in Reden, 31 [1950], p. 278); ma non si possono tuttavia trascurare i contributi naturali che la pedagogia e la medicina, possono fornire. Né può, in pratica, trascinarsi un confine netto tra normale e anormale e nell'infinita varietà dei tipi individuali, cui il sacerdote educatore rivolge la sua opera, non è raro imbattersi nella anormalità larvata, che richiede anche il contributo della m. Si può osservare che sacerdote e medico richiedono entrambi e si diverte strade una preparazione faticosa e lunga, tale da non permettere d'essere posseduta a fondo dallo stesso uomo se non eccezionalmente; non si vuol dire, però, qui che il direttore spirituale debba fare diagnosi, e ogni medico sa bene come ciò sia arduo, di anomalia o infermità mentale; ma sospettare che nel caso singolo l'individuo, in esame e in guida, è sui limiti di già fuori dei limiti della normalità e dirigerlo al medico psichiatra e con questo procedere associati in condizione, e questo potrà il sacerdote soltanto se della sua cultura generale farà parte la m. p.
Necessarie ancora al sacerdote educatore sono le cognizioni circa le questioni riguardanti la funzione procreatrice, sia dal lato dell'attività del singolo, che di quella mutua nel rapporto matrimoniale, cioè i problemi della educazione della castità e dell'esercizio fisico del matrimonio cristiano. Ora il sacerdote prudentemente, ma sufficientemente erudito su tali argomenti, più prontamente e chiaramente potrà in confessione o fuori penetrare il senso di quanto a lui si dice o si richiede, con maggiore esattezza e delicatezza saprà interrogare, con più efficacia redarguire o consigliare.
Non meraviglia, quindi, lo svolgimento storico comune prima, contemporaneo poi e collaterale delle due scienze. Infatti, mentre nei primi secoli dopo il Mille si vedono stabilirsi i primi rapporti formali fra la m. e il diritto e confinamento fra la m. e la morale, successivamente si assiste all'affermarsi ben chiaro di una collaborazione medico-canonico-morale. Nelle Decretali di Gregorio IX (1234) sotto il titolo De probationibus si parla di accertamenti medici in fatto di nullità matrimoniale e Giovanni XXII (1316-34), riordinando definitivamente quel tribunale che prese il nome di S. Rota, nella decretale Ratio iuris exigit (1331) parla di perizie mediche, che affianchino l'opera del tribunale.
Ma uno studioso di m. pastorale si ha solo nella prima metà del Seicento, allorché il romano P. Zacchia (v. svolge nelle Quaestiones medico-legales (3 voll., Lione 1701) un ordinato corpo di dottrine, non soltanto medico-legali e igieniche, ma anche medico-pastorali. L'opera dello Zacchia fece testo fino ai primi dell'Ottocento e per il suo indiscusso valore e perché la m. rimaneva tuttora ancorata a vecchie posizioni di dogmatismo scientifico. A parte ciò, anche in questo intervallo di tempo largamente si afferma il connubio tra la m. e la morale. P. es., nella Teologia morale di S. Alfonso Maria de Liguori (1748) tutta la trattazione morale «de sexto» e quella sul matrimonio si appoggia su conoscenze mediche e su conoscenze di m. p. Così pure, tra le altre, nelle monografie di P. Florentinus (De hominibus dubiis baptizandis, Lione 1658) e di F. E. Cangiamila (Sacra embryologia, Palermo 1758) sulle questioni dell'animazione fetale e il Battesimo endotterino del feto. Nell'ultima parte dell'Ottocento compaiono opere organiche e a impostazione più moderna, che si valgono del sempre maggiore progresso della m.; p.es., la Pastoral-medicine del Von Olivers (Friburgo 1802) e la Medicina pastoralis di C. Capellmann (Parigi 1893). Nel corso di questi ultimi anni non sono poche le opere pubblicate sull'argomento (v. BIBLICA), in gran parte di valore, che tengono conto dei più recenti progressi della m. e si sono arricchite delle più recenti questioni medico-morali. Di queste ormai si tratta pubblicamente in riviste specializzate o generiche, in conferenze, in congressi, ecc.
anteriore acuta, dei postumi di encefalite letargica, ecc.
Nel campo delle malattie di oscura etiologia i tumori maligni occupano un posto preminente e la m. s. interessa la pubblica opinione e gli organi responsabili all'apertura di istituti specializzati per la diagnosi precoce e la cura della malattia e fomenta le ricerche che mirano a chiarirne l'etiologia.