MENTALI, MALATTIE. - Stati morbosi detti anche frenopatie, psicopatie, psicosi, che si manifestano in forma acuta o cronica con disturbi delle attività psichiche, sia intellettuali (noopsiche), sia affettive, istintive, sentimentali (timosiche), allorché il cervello è alterato nella sua struttura o impedito nella sua funzione da cause morbose esogene (traumi, tumori, tossinfezioni, disturbi endocrini, emozioni, ecc.) o endogene (degenerative, ataviche, ereditarie); queste ultime, spesso, determinando una debilità congenita e una minor resistenza nei centri nervosi, predispongono l'individuo all'azione delle cause esogene, per cui non raramente le une e le altre si compenetrano e s'integrano nella genesi delle psicopatie.
Circa il valore causale delle emozioni, un accurato esame del malato e dei suoi precedenti consente sempre di rilevare la preesistenza di una costituzione psicopatica o della stessa malattia mentale già in atto da tempo, per cui il trauma psichico assume il valore di elemento rilevatore o quello di concausa nel determinismo di una psicosi reattiva germogliata su un terreno costituzionalmente predisposto. Le cause più intime e l'anatomia patologica delle m. m., a eccezione di poche, sono incerte e imprecise, per talune addirittura sconosciute; di tale incertezza risente la loro classificazione, assai varia secondo i concetti sostenuti dalle differenti scuole. In linea generale è ammessa una prima generica distinzione in forme organiche e forme funzionali, fondata sul concetto della esistenza, o meno, di una dimostrabile alterazione anatomica a sostegno della loro sintomatologia.
A titolo genericamente oricentativo, si riporta la classificazione a base clinico-etiologica adottata dall' Ufficio statistico di Roma per la denuncia delle m.m.; essa si appoggia a quella di Kraepelin a base clinico-etiologica. Molte altre ne esistono, dato che ogni autore, studiando le m. m. da propri punti di vista, giunge a differenti nomenclature e inquadramenti, dissimili, però, spesso più nella forma esterna che nella sostanza. *Frenastenia* (v.) o *oligofrania* (con o senza evidenti lesioni del cervello); *personalità psicopatiche* (pazza morale, paranoia e delirio querulante, psicosi carceraria, psicopatie sessuali, psico-nevrosi isterica, nevrastenica, fobia, ecc.); *psicosi epiletliche*; *psicosi affettive* (depressive, maniacali, maniacodepressive); *demenza precoce* (schizofrenia, nelle sue varie forme); *psicosi tossiche endogene* (legate a fattori interni: endocrini, costituzionali, del ricambio); *psicosi tossiche esogene* (da intossicazioni voluttuarie o medicamentose); *psicosi infettive* (in rapporto alla sifilide, tubercolosi, tifo, virus encefalitici, ecc.); *psicosi senili* (involutive, arteriosclerotiche, ecc.); *psicosi da encefalopatie organiche* (traumi, tumori, ecc.).
L'incertezza delle cause e la conseguente imprecisione nella classificazione si riflettono inevitabilmente sulla terapia delle psicosi, le quali, assai spesso, particolarmente per le più oscure, si limita su un piano puramente sintomatico. D'altra parte non si può disconoscere che, particolarmente in questi ultimi anni, nei riguardi delle cure sono stati raggiunti notevoli progressi e conseguiti non trascurabili risultati mediante i recenti metodi di *shock* (insulinico, elettrico, cardiovascolare, acetilcolinico, ecc.) principalmente nella schizofrenia e nelle distimie; con la malazione della insulina nella paralisia progressiva. Con tali metodi di cura si può giungere spesso, se non a vere guarigioni, a miglioramenti tali da permettere di restituire alla famiglia e alla società, fin anche a una attività lavorativa, molti psicopatici in passato fatalmente condannati alla cronicità. La prognosi rimane tuttora infausta per i casi a svolgimento grave, resistenti a qualsiasi intervento e nei quadri psicopatici degenerativi e involutivi. Nelle forme ritenute a base funzionale, particolarmente le psico-nevrotiche (isteria, psicostenia, forme ansioe, nevrastenia o sindrome d'allarme, ecc.) e la dove prevalgono i fattori psicologici emotivi, viene largamente usata, eventualmente in unione a cure medicamentose, la *psicoterapia* (v.) a indirizzo psicanalitico o pur no, la *narcoanalisi* (v.) e il sonno prolungato di recente introdotti in terapia. Recentissima, infine, è la cura chirurgica delle psicopatie, la quale con la *lobotomia*, la *lobectomia*, la *topectomia*, giunge a isolare dalle sue connessioni o addirittura a demolire regioni più o meno ampie di corteccia cerebrale; essa deriva, sviluppata e ampliata nelle sue applicazioni, dalla *leuctomia profontale* praticata per la prima volta dal Moniz nel 1936 e tuttora in uso. Tali operazioni sono attualmente eseguite di frequente, con vari risultati, nella cura della psicosi ossessiva, delle ciclotimie in genere, della schizofrenia, dell'epilessia, delle sindromi post-encefalitiche. Non meno importante della cura è la profilassi del m. m., specialmente nei riguardi delle psicosi alcoliche e della sifilide del sistema nervoso, svolta mediante opportuna propaganda, visita ambulatoria, controlli sanitari e biologici ripetuti, nell'intento di prevenire e di sorprendere le psicopatie, particolarmente le tossiche e le infettive, nella loro fase iniziale, allorché più utile ne è la cura e più agevole l'arresto di sviluppo, altrimenti irreparabile.
Per quanto riguarda lo stato d'intelligenza, le modalità del carattere, la responsabilità morale nelle m. m. V. alle rispettive voci, in particolare alle varie «psicosi».