MEDICINA PASTORALE

MEDICINA PASTORALE. - Particolare disciplina che, mediante lo studio dei rapporti intercorrenti tra la m. e la morale, vuol fornire al sacerdote quelle conoscenze di m., che a lui possono essere utili per la comprensione di particolari argomenti di teologia morale e di diritto canonico. E qui la parola m. è presa nella sua accezione più vasta, cioè come «la scienza che dallo studio dell'uomo fisico e psichico, sano e malato, e dalle circostanze ambientali che lo circondano, vuol conoscere le condizioni dell'equilibrio biologico, per conservarlo nello stato di sanità o ripararlo negli squilibri morbosi».

La legittimità dei rapporti tra morale e m. si fonda sull'identità del soggetto materiale, l'uomo, sia pur differente dal lato formale, d'ordine spirituale per quanto riguarda la prima, d'ordine materiale-immateriale (fisico-psichico) per la seconda. Ora, di quanto è intima, nel rapporto di forma e sostanza, l'unione della parte spirituale con la materiale in noi, di tanto sono stretti e profondi i rapporti tra la m. e la morale e segnata la legittimità della m. p. come scienza a sé, con un proprio oggetto di studio.

Dal punto di vista giuridico l'opera del sacerdote si svolge in una particolare forma, apparentemente più solenne, se non più comune, quando egli fa da giudice nei tribunali diocesani o in quelli apostolici della Segnatura e della Rota o decide in via amministrativa alcune questioni di spettanza delle SS. Congregazioni (Sacramenti, Riti, S. Ufficio, ecc.) per risolvere problemi, di cui quelli connessi con argomenti d'indole medica saranno da lui penetrati a pieno, giungendo a darne un esatto giudizio, solo se sarà in possesso della parte medica dell'argomento (p. es., nelle cause della Rota per le dichiarazioni di nullità di matrimonio; della Congregazione dei Sacramenti in tema di dispensa «super rato»; della Congregazione dei Riti per determinare il carattere di miracolosità di una guarigione nei processi di canonizzazione). Il giudice, in

tali casi, si vale dell'opera di periti tecnici nei corrispondenti oggetti; ma una conoscenza specifica, sia pure d'ordine generale, gli è pure sempre necessaria per pesare il valore degli argomenti, accettarli o respingerli.

A parte tale attività giuridica, il sacerdote, più comunemente, è giudice quando nel tribunale della Penitenza pesa la colpa apprezzandone la gravità nel grado di responsabilità o, anche in foro esterno, deve risolvere casi di coscienza che vertano su materie d'indole medica, o tracciare una norma a nuove attività sociali connesse agli sviluppi della scienza biologica (p. es., circa le applicazioni pratiche dell'eugenica, la fecondazione artificiale, la cura delle malattie mentali per mezzo della psicanalisi, della narcanalisi, delle operazioni demolitive sugli emisferi cerebrali); questioni che il sacerdote moralista, prima di sentenziare, deve studiare e ben conoscere dal lato medico.

Dal punto di vista educativo, il sacerdote è in particolare colui che addita la via e i mezzi della virtù. Non va dimenticato che essenzialmente la sua opera si svolge in un piano soprannaturale e che nel guidare le anime sulle vie della perfezione e i mezzi dei quali egli dispone sono poggiati sull'azione della Grazia v (A. Gemelli, La direzione spirituale e le anomalie mentali, in Rio del clero, 31 [1950], p. 278); ma non si possono tuttavia trascurare i contributi naturali che la pedagogia e la m. scienze umane, possono fornire. Né può, in pratica, tracciare un confine netto tra normale e anormale e nell'infinita varietà dei tipi individuali, cui il sacerdote educatore rivolge la sua opera, non è raro imbattersi nella anormalità larvata, che richiede anche il contributo della m. Si può osservare che sacerdote e medico richiedono entrambi e su diverse strade una preparazione faticosa e lunga, tale da non permettere d'essere posseduta a fondo dallo stesso uomo se non eccezionalmente; non si vuol dire, però, qui che il direttore spirituale debba fare diagnosi, e ogni medico sa bene come ciò sia arduo, di anomalia o infermità mentale; ma sospettare che nel caso singolo l'individuo, in esame e in guida, è sui limiti o già fuor dei limiti della normalità e dirigerlo al medico psichiatra e con questo procedere associati in concorde azione; e questo potrà il sacerdote soltanto se della sua cultura generale farà parte la m. p.

Necessarie ancora al sacerdote educatore sono le cognizioni circa le questioni riguardanti la funzione procreatrice, sia dal lato dell'attività del singolo, che di quella mutua nel rapporto matrimoniale, cioè i problemi della educazione della castità e dell'esercizio fisico del matrimonio cristiano. Ora il sacerdote prudentemente, ma sufficientemente erudito su tali argomenti, più prontamente e chiaramente potrà in confessione o fuori penetrare il senso di quanto a lui si dice o si richiede, con maggiore esattezza e delicatezza saprà interrogare, con più efficacia redarguire o consigliare.

Può dirsi che da principio la m. p. ha origini comuni con la m. legale, con cui essa qua e là ha un percorso parallelo. La m. legale, infatti, si pone come oggetto la collaborazione alla ricerca della verità ai fini della giustizia; in alcuni campi biologici cerca di risolvere i problemi di capacità e di responsabilità giuridica; si occupa di problemi più particolarmente sociali di previdenza e assistenza (prevenzione e assicurazione degli infortuni sul lavoro, delle malattie professionali, forme di assistenza per gli invalidi e i vecchi, i tubercolosi e i malati in genere). A parte questo settore della m. legale, d'ordine più squisitamente sociale, si vede bene quanta sia la somiglianza dell'oggetto tra la m. legale e la m. p.: l'atto umano in funzione di giustizia per la prima, in funzione di morale per la seconda; capacità e responsabilità giuridica per l'una, capacità e responsabilità morale per l'altra; miraggio di una perfetta giustizia individuale e sociale per la m. legale, di una sempre maggiore perfezione morale, individuale e collettiva, per la m. p. E infatti tale parallelismo di oggetti è dimostrato dal sovrapporsi di alcuni campi dei loro studi: conoscenza dell'individuo nelle sue caratteristiche somato-psichiche nelle differenti età della vita; circostanze e stati di menomazione fisica e particolarmente mentale, capaci questi ultimi di modifi-

care la facoltà d'intendere e di volere e corrispondentemente la responsabilità giuridica e morale, o capaci di determinare l'atto in direzione viziosa.

Non meraviglia, quindi, lo svolgimento storico comune prima, contemporaneo poi e collaterale delle due scienze. Infatti, mentre nei primi secoli dopo il Mille si vedono stabilirsi i primi rapporti formali fra la m. e il diritto e confusamente fra la m. e la morale, successivamente si assiste all'affermarsi ben chiaro di una collaborazione medico-canonico-morale. Nelle Decretali di Gregorio IX (1234) sotto il titolo De probationibus si parla di accertamenti medici in fatto di nullità matrimoniale e Giovanni XXII (1316-24), riordinando definitivamente quel tribunale che prese il nome di S. Rota, nella decretale Ratio iuris exigit (1331) parla di perizie mediche, che affianchino l'opera del tribunale.

Ma uno studioso di m. pastorale si ha solo nella prima metà del Seicento, allorché il romano P. Zacchia (v.) svolge nelle Quaestiones medico-legales (3 voll., Lione 1701) un ordinato corpo di dottrine, non soltanto medico-legali e igieniche, ma anche medico-pastorali. L'opera dello Zacchia fece testo fino ai primi dell'Ottocento e per il suo indiscusso valore e perché la m. rimaneva tuttora ancorata a vecchie posizioni di dogmatismo scientifico. A parte ciò, anche in questo intervallo di tempo largamente si afferma il connubio tra la m. e la morale. P. es., nella Teologia morale di s. Alfonso Maria de Liguori (1748) tutta la trattazione morale «de sexto» e quella sul matrimonio si appoggia su conoscenze mediche e su conoscenze di m. p. Così pure, tra le altre, nelle monografie di P. Florentinus (De hominibus dubiis baptizandis, Lione 1658) e di F. E. Cangiamila (Sacra embryologia, Palermo 1758) sulle questioni dell'animazione fetale e il Battesimo endouterino del feto. Nell'ultima parte dell'Ottocento compaiono opere organiche e a impostazione più moderna, che si valgono del sempre maggiore progresso della m. p. es., la Pastoral-medicine del Von Olivers (Friburgo 1892) e la Medicina pastoralis di C. Capellmann (Parigi 1893). Nel corso di questi ultimi anni non sono poche le opere pubblicate sull'argomento (v. BIBLICA), in gran parte di valore, che tengono conto dei più recenti progressi della m. e si sono arricchite delle più recenti questioni medico-morali. Di queste ormai si tratta pubblicamente in riviste specializzate o generiche, in conferenze, in congressi, ecc.

BIBL.: C. Capellmann, M. pastoralis, Parigi 1893; vers. spagn., M. pastoral, rifatta dal dr. Bergmann e rivista da P. Lehmkuhl, 3ª ed., Barcellona 1913; F. da Barbena, Introductio pathologica ad studium theologiae moralis, ivi 1917; J. Antonelli, M. pastoralis, 4 voll., 5ª ed., Roma 1932; L. A. Muhoyerro, Déontologie médicale, Madrid 1934; G. Payen, Déontologie médicale d'après le droit naturel, Sciangai 1935; E. Bon, M. e religione, Torino 1940; V. PALMIRA, M. legale canonistica, Città di Castello-Bari 1946; J. Pujula, De m. pastorali, Torino 1948; L. Scremin, Dizionario di morale professionale per i medici, 4ª ed., Roma 1949; G. Gerin, La m. legale nei suoi momenti storici e nel suo sistema, ivi 1949; A. Niedermeyer, Handbuch der speziellen Pastoralmedizin, finora 4 voll., Vienna 1949-51; G. de Ninno, Questioni medico-morali, 4ª ed., Roma 1951; E. Boganelli, Corpo e spirito, ivi 1951.
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“MEDICINA PASTORALE.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 359. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/medicina-pastorale.