MELOTERAPIA. - Terapia per mezzo della musica. Il principio che ha fatto sorgere questo soccorso terapeutico è stato quello generale, impropriamente ritenuto magico, del «similia similibus», e cioè che, come la musica è indice di perfetta armonia, così lo stato morboso ne è quello di rottura; perciò applicare la terapia musicale a chi è ammalato vale a ricondurre in lui quell'armonica proporzione che egli aveva perduto, e quindi ricondurlo in stato di sanità.
L'idea meloterapica si fa risalire a Pitagora, ma esempi se ne trovano sparsi ovunque (ricordare il benefico influsso calmante che aveva il suono della cetra di David sulle crisi violente di Saul). Per il suo effetto era eccitante, ora calmante, si dice che molti si siano giovati della musica per eccitare analoghi stati in individui isolati o su intere comunità. Asclepiade di Bitinia (secc. I-II a. C.) la consigliava nella psicopatie. Nel Rinascimento era così diffusa che Rabelais, satirggiando, immagina una
importanza per lo sviluppo della sua arte furono, quindi, sempre a Roma, l'affresco celebrante Sisto IV e il Platina (1475-77) conservato nella Pinacoteca Vaticana, e la decorazione absidale della chiesa dei SS. Apostoli (1478-1480), distaccata nel sec. XVIII e divisa fra lo scalone del Quirinale (Cristo benedicente) e la Pinacoteca Vaticana (due frammenti di cherubini fra le nubi, sette angeli musicanti e quattro teste di Apostoli). Qualche anno dopo, il maestro forlivese esegui, probabilmente a Urbino, il piccolo ritratto a tempera di Guidobaldo da Montefeltro giovinetto, ora nella romana Galleria Colonna, e nel 1484 c.a. poneva mano alla decorazione in affresco della sagrestia del Tesoro vecchio, nella Basilica della S. Casa a Loreto, con figure di cherubini, angeli e profeti. Al 1490 c.a. risalgono i disegni da lui forniti, a Roma, per i musicisti del sacello di S. Elena, a S. Croce in Gerusalemme; nel 1493, M. attende a lavori ornamentali, ora perduti, nel Palazzo degli Anziani, ad Ancona, e nell'anno successivo esegue l'ultima sua opera conoscuta, con l'aiuto degli allievi, cioè la decorazione della volta nella Cappella Feo, a S. Biagio di Forlì. Il grande maestro romagnolo non solo ha costituito una florida scuola nella sua terra, con a capo Marco Palmazzano, ma rimane un rappresentante coltivato, e al tempo stesso ar-dimentoso, dell'umanesimo figurativo nel periodo di tra-passo dalle ricerche prospettiche quattrocentesche alle idealità classiche del secolo aureo, con tutti gli apporti intrinseci di una salubre energia e schiettezza rurale, nelle figure in moto, e gli accesi e saturi colori dei volti, delle ali e delle architetture esornative. Nei rispetti sti-listici e filologici M. riallaccia, con le sue costanti incli-nazioni allo scorcio dinamico nella libera atmosfera, le conquiste di Piero e del Mantegna a quelle del Correggio e del quadraturismo, su basi rigorosamente lineari e geo-metriche. Ma la fama dell'artista è affidata prin-cipalmente, ancor più che alla scena raffigurante Sisto IV e il Platina, dove appaiono anticipate alcune prerogative di Raffaello ritrattista, alla teoria rigogliosa e cromatica-mente vivida degli angeli musicisti, già nell'abside della chiesa dei SS. Apostoli, ricchi d'ogni gioiosa venustà, e

madonna Armonia che guarisce ogni genere di male. Il '600 e il '700, nonché il secolo scorso, si valsero della m. e se ne raccontarono mirabilia. Mesmer nelle sue « sedute » faceva suonare della musica; Lichtenthal, nel sec. XIX, scrisse il Medico musicale. Una speciale menzione va fatta per quella particolare musica con la quale si curavano nel '600 (e oltre) coloro che erano stati morsi dalla tarantola (onde il nome di « tarantella » alla musica stessa). A parte il lato psicologico del suscitare per simpatia stati d'animo nell'individuo, analoghi a quelli espressi dal « pezzo », sembra che la musica abbia un'azione anche su gli animali (maggiore secrezione latente nelle mucche) e su processi nei quali la suggestione non ha valore (cicatrizzazione delle ferite, ecc.).