Enciclopedia Cattolica vol. VI, 1951 Arte Artisti

GENTILE DA FABRIANO

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Noto anche come: Gentile di Niccolò, Gentile di Niccolò di Giovanni di Massio

GENTILE da FABRIANO. - Gentile di Niccolò di Giovanni di Massio, pittore, n. a Fabriano ca. il 1370, m. a Roma nel 1427. I dati biografici sono i seguenti: nel 1408, a Venezia, dipinge un'ancona per Francesco Amadi, e viene compensato il doppio del pittore Niccolò di Pietro. A Venezia eseguì pure un affresco, perduto, nella sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale, rappresentante la battaglia navale tra i Veneziani e Ottone III. Il 17 apr. 1414 G. da F. si trova a Brescia, impegnato a dipingere una cappella, distrutta, nell'antico Broletto. I documenti (Archivio comunale di Fano) indicano il procedere dei lavori fino al 18 sett. 1419. Viene invitato a Roma dal papa Martino V; forse ritorna invece a Fabriano (1420).

Comunque, il 21 nov. 1422 G. è a Firenze, iscritto nelle matricole all'Arte dei medici e speziali. Nel maggio 1423 è compiuta l'Adorazione dei Magi agli Uffizi. Al 1425 risalgono tre opere di G., che documentano anche un suo viaggio a Siena e uno ad Orvieto: il «politico Quaratesi» per la Chiesa di S. Niccolò Oltrarno a Firenze, la Madonna dei Notai, a Siena (perduta), l'affresco (Madonna col Figlio) nel duomo di Orvieto. Ritornato a Siena nell'ott. 1426, G. si trovava certamente a Roma nel genn. 1427. Il ciclo di affreschi da lui eseguiti in S. Giovanni in Laterano, poi proseguiti (1431) dal Pisanello, è andato perduto.

La tradizione (posteriore al Vasari) che scorge le origini artistiche di G. nella corrente pittorica marchigiana trecentesca del Nuzi e del Ghissi, appare ormai inaccettabile. In realtà la pala di G. da F., già nel Museo Federico di Berlino (un tempo in S. Niccolò di Fabriano), la prima opera oggi nota dell'artista (ca. 1390-95) dimostra un preciso riferimento alla miniatura e pittura lombarda (ricordi, cioè, del Tacuinum sanitatis, di Giovannino de' Grassi, di Michelino di Besozzo) e l'influsso del gotico «internazionale» (tramite, forse, la scuola di Colonia). Nel «politico di Valle Romita» (Milano, Brera; 1400-1405), si inseriscono motivi senesi (da Taddeo di Bartolo), unitamente all'ingenuo naturalismo lombardo. Poco dopo l'artista dovette eseguire la Madonna col Bambino, nella Pinacoteca di Perugia.

Del periodo veneziano resta soltanto la Madonna Kress, proveniente da Belluno (Washington, Museo); guasta, ma dal ritmo aperto, con il Bambino in atteggiamento frontale rispetto al movimento della Vergine; centro di politico che richiama quelli veneti. Invece la Vergine in Adorazione del Museo civico di Pisa, nella ripresa di goticismo sottile, miniaturistico; nello stesso suggerimento letterario (dovuto all'ambiente colto di una corte) della scritta a caratteri arabi ai margini del tessuto su cui giace il Bambino, fa pensare ad un'opera del soggiorno bresciano. Quivi G. poté conoscere miniature franco-fiamminghe, dei fratelli di Limbourg, il cui ricordo è evidente nella Adorazione dei Magi, eseguita in Firenze per Palla Strozzi. Dove è mirabile la capacità di G. a rivivere, in un linguaggio pittorico sereno, narrativo, e ad unificare le impressioni più diverse ed opposte. Si tratta ancora di impressioni lombarde, senesi, francesi, e dei primi contatti con l'ambiente fiorentino. Affinità con Masolino e con il Ghiberti, riferimenti all'antico, e persino un ingenuo masaccismo (scene sulla stola del s. Nicola) si sviluppano poi nel «politico Quaratesi», già in S. Niccolò Oltrarno, ed in altro politico per la medesima chiesa (Uffizi, depositi). Il «politico Quaratesi», smembrato, si compone della «Madonna col Bambino e angeli» (Londra, National Gallery); dei laterali con 4 santi (Firenze, Uffizi); della predella con storie di s. Nicola (Città del Vaticano, Pinacoteca; Washington, Museo).

Nel bellissimo affresco del duomo di Orvieto, prevalgono i richiami al delicato senso del colore senese (ricordi di Simone Martini) insieme alla monumentalità dovuta all'esperienza dell'arte fiorentina. Un effetto largo, compatto, tramite la riduzione degli elementi ornamentali, esprime la Madonna nel Capitolo del duomo di Velletri, unica opera sicuramente del momento romano (1426). L'impressione è quella di un pittore che interpreta il gotico con misura classica: non diversamente da un Andrea Pisano o un Jacopo della Quercia. Verosimile appare l'attribuzione a G. di un Crocifisso dipinto a fresco, nel refettorio del convento di S. Paolo fuori le mura (Lavagnino), equidistante tra Masolino e il maestro fabrianese. Al quale si attribuiscono giustamente: l'Incoronazione della Vergine (Parigi,

Collezione Heugel); la Madonna col Figlio e angeli, già Davis (Nuova York, Metropolitan Museum); la Madonna già Goldman (Washington, Museo); la Madonna - frammento nella Collezione Berenson (Settignano); il S. Francesco già Fornari (Milano, proprietà Carminati), ed altre opere.

Il cosmopolitismo pittorico di G. da F. rivela un fondamento individuale nel trasporre l'amore del frammento naturalistico sul piano della poesia, nell'incanto del colore e di un racconto fiabesco.

BIBLI.: G. Vasari, Le vite, G. da F. e il Pisanello, ed. critica, a cura di A. Venturi, Firenze 1899; A. Colavanti, G. da F., Bergamo 1909; L. Venturi, Un quadro di G. da F. a Velletri, in Bollettino d'arte, 7 (1913), p. 73; L. Venturi, Attraverso le Marche, ibid., 18 (1915), p. 1 sgg.; B. C. Kreplin, s. v. in Thieme-Becker, XIII, p. 403 sgg. (con bibl.); R. Van Marle, The development of the italian schools of painting, VIII, L'Aja 1927, p. 53 sgg.; D. E. Colnaghi, A dictionary of florentine painters, Londra 1928, p. 96; A. L. Mayer, Zum Problem des G. da F., in Pantheon, 11 (1933), p. 41; L. Serra, L'arte nelle Marche, II, Roma 1934, p. 224 sgg.; B. Molapoli, G. da F., 2ª ed., Fabriano 1934; R. Longhi, Fatti di Masolino e di Masaccio, in La critica d'arte, 5 (1940), p. 169, n. 29; W. Suida, Two unpublished paintings by G. da F., in The art quarterly, 3 (1940), p. 348 sgg.; E. Lavagnino, Un affresco di G. da F. a Roma, in Arti figurative, 1 (1945), p. 40 sgg.; F. Antal, Florentine painting and its social background, Londra 1947; L. Grassi, G. da F. e aspetti del gotico internazionale nella pittura italiana (dispense), Roma 1949-50.

GENTILE DA FABRIANO - Pellegrini e ammalati alla tomba di s. Nicola. Particolare della predella del politico Quaratesi (1425). Washington, National Gallery.
GENTILE DA FABRIANO - Pellegrini e ammalati alla tomba di s. Nicola. Particolare della predella del politico Quaratesi (1425). Washington, National Gallery.
(da R. Longhi, Fatti di Masolino e di Masaccio, in «La Critica d'arte», 5 [1916], fig. 11).

F. e aspetti del gotico internazionale nella pittura italiana (dispense), Roma 1949-50.

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Grassi, Luigi. “Gentile da Fabriano.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VI, coll. 30–32. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/gentile-da-fabriano.

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Grassi, Luigi. “Gentile da Fabriano.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 30–32. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/gentile-da-fabriano.

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