GEMITO, VINCENZO. - Scultore, n. a Napoli il 16 luglio 1852, m. ivi il 1º marzo 1929, è da porre fra i maggiori artisti italiani dell'età moderna. Educato dapprima, quando era appena un ragazzo, da Emanuele Gagliano e quindi da Stanislao Lista, cercò e riconobbe fra gli antichi bronzi provenienti da Ercolano e da Pompei esposti nel Museo nazionale di Napoli i propri modelli.
Dotato di temperamento eccezionale, di intelligenza prensile, di gusto istintivo spesso squisito, ma anche scarsissimamente colto, G. riuscì molto spesso a superare i convenzionalismi dell'accademia per dare libera espressione ad un realismo plastico, filtrato attraverso la sua esperienza della scultura ellenistica e perseguito attraverso i calcolati effetti di un pittoricismo di gusto schiettamente campano.
Il ritratto di Giuseppe Verdi (1872), quello di Mariano Fortuny (1880), il Piccolo pescatore (1876), il Pescatore (1878), il Venditore d'acqua (1881) sono i capolavori della sua giovinezza. Dopo il grande successo ottenuto dalle sue sculture la sua mente a poco a poco cominciò a vacillare, fin quando dal 1887 al 1909, per oltre venti anni, non rimase chiuso come un selvaggio in una stanzetta modellando in creta e disegnando. Rimangono di quel periodo alcuni disegni bellissimi e, nell'arte del maestro, allora che riprese il suo lavoro, il segno di una tecnica più raffinata.
Allora l'estrema squisita destrezza del suo mestiere divenuto sempre più prezioso, lo condussero, quasi istintivamente, specie negli ultimi anni, a modellare solo sculture in oro ed argento; così le numerose varianti del tondo con il profilo di Alessandro e alcuni rifacimenti delle migliori opere giovanili.