GEMME

GEMME. - L'impiego di g., specialmente negli anelli, era molto in uso nel mondo romano e la moda fece sì che continuasse anche presso i cristiani; Tertulliano infatti metteva in ridicolo le donne che «portavano sacchi di oro in ciascuno dei diti» (De cultu feminarum, 9: PL 1, 1314).

Le g. potevano portare scene mitologiche, incise o rilievo. Clemente Alessandrino ammonisce «nei cristiani possiamo avere un anello per sigillare e chiudere con maggior sicurezza gli oggetti di valore; tutti gli altri anelli non ci sono permessi. Le immagini che vi si fanno incidere per usarle quali sigilli dovranno essere di preferenza una colomba, un pesce, una nave veloce a vele spiegate; vi si potrà anche rappresentare una lira come Policrate o un'ancora come Seleuco, infine un pescatore sulla riva del mare, la cui vista ci ricorderà a Pietro e Mosè. Ma si stia in guardia di non mettere al dito le immagini degli idoli, il cui solo pensiero è un crimine. Né spada, né arco, né freccia e coloro che desiderano la pace, e neppure vasi che ricordano le orge agli adepti della temperanza». E aggiunge: «se i fedeli adottavano il segno della croce o scene di altri misteri della fede cristiana, rischiavano di tradirsi di fronte ai pagani; se invece ponevano sui loro anelli soggetti profani e voluttuosi correvano pericolo di offendere Iddio» (Paedagog.: PG 8, 629 e 633).

Nei cimiteri cristiani, specie durante le spogliazioni complutevi durante i secc. XVII e XVIII, furono asportate moltissime g. trovate inserite nella calce di chiusura dei sepolcri. Il Boldetti parla di «diaspri, topazi, plasma e particolarmente intagli in agata zaffirina e cammei di varie sorti» rinvenuti al suo tempo (Osservazioni sopra i cimiteri dei SS. Martiri, Roma 1720, pp. 495-96); molti di essi andarono nella raccolta del card. Carpegna.

Nel 1861 dal cimitero di Callisto, al terzo miglio della Via Aurelia, detta poi di Calepodio, si estrasse un caraméo, in cui era rappresentato il trionfo di Bacco; il Boldetti dà come proveniente dal cimitero di Priscilla un caraméo con la testa di Augusto; un caraméo con Ganimede sarebbe stato rinvenuto nel cimitero « in catacumbas ». Il Boldetti riproduesse dieci anelli rinvenuti nei cimiteri sotterranei di Roma con simboli dell'ancora e della nave, con il monogramma è isolato o con l'A e l'El tra due palme (op. cit., pp. 502 e 506); altri ne riproduesse il Carrucci, con i simboli del Buon Pastore, dell'IXOTE del pescatore, del delfino atterrigliato all'ancora, con Giona, Daniele ecc. (Storia dell'arte cristiana, VI, Prato 1880, tavv. 477-78).

G. B. De Rossi nel 1851 rinvenne nel cimitero maggiore sulla Via Nomentana un frammento di sardonica orientale con la testa di Augusto, oggi nel Museo cristiano della Biblioteca Vaticana, e nello stesso cimitero vide infassa nella calce d'un loculo una falera di calcedonia, del tipo di quelle già viste dal Buonarroti e che il Borghesi dimostrò essere state portate cucite sul petto e sulle cinture, specialmente militari.

BIBL.: H. Lederca. Gemmes, in DACL, VI, 1, coll. 794-804; S. Bartoli, Museum Odescalcium sive thesaurus antiquarum gemmerum, Roma 1751-52; P. Ficoroni, Gemmae antiquae litteratae olimone rariores, ivi 1757; O. M. Dalton, Catalogue of the engraved gems of the post classical periods in the British Museum, Londra 1915. Enrico Josi
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“GEMME.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 1182. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/gemme.