GANDOLFI, FAMIGLIA. - Pittori bolognesi. Durante la seconda metà del Settecento ed oltre, i fratelli Ubaldo e Gaetano G. e quindi Mauro, figlio di Gaetano, svolsero in patria una singolare attività artistica, nella quale, sui residui della tradizione barocca locale, s'innestano piacevolmente motivi e accenti veneti, soprattutto tiepoleschi, e, di ultimo, suggestioni del neoclassicismo internazionale.
UBALDO, n. a S. Matteo della Decima, presso Bologna, il 28 apr. 1728, e m. a Ravenna, il 21 luglio 1781, ad una pratica di pittore fluido e di calde tonalità, soprattutto nelle opere di cavalletto, congiunse un'attività disegnativa molto varia e abbondante; modellò, inoltre, in gesso i due profeti Isaia e Geremia per la chiesa bolognese di S. Giuliano. Particolarmente apprezzabili la tela Diana ed Eudimione, nel Palazzo comunale di Bologna, e alcune teste muliebrì e infantili in collezioni private.
GAETANO, n. a S. Matteo della Decima il 31 ag. 1734, e m. a Bologna il 21 giugno 1802, fu iniziato all'arte dal fratello maggiore. La sua maniera si confonde talvolta con quella di Ubaldo, al quale risulta un po' inferiore nella qualità del tocco e del colorito, se non della vena narrativa. Ha lasciato, oltre numerosi affreschi e dipinti su tela, apprezzabili disegni e una ventina di stampe al bulino. Fra le sue pitture si ricordano, oltre sei affreschi nella cupola di S. Maria della Vita a Bologna, un Ritratto della moglie, nella Pinacoteca di Bologna, il Rotto di Delonira, nel palazzo bolognese Calzoni, e il quadro raffigurante La fondazione dell'Ospedale dei Trocatelli, nel Museo civico di Pisa.
MAURO, n. a Bologna il 18 sett. 1764 e ivi m. il 4 genn. 1833, si fa apprezzare come pittore nell'Autoritatto della Pinacoteca di Bologna, ma fu soprattutto incisore al bulino, adottando la tecnica francese au pointillé e conseguendo successo in Francia e negli Stati Uniti, oltre che nelle più importanti città italiane.