GHIBERTI, LORENZO. - Scultore in bronzo e scrittore d'arte, n. a Firenze nel 1378, m. ivi nel 1455. È a Firenze il massimo rappresentante del gotico fiorito nella scultura, se pur sensibile, a suo modo, al dilagante gusto umanistico e alla nuova arte prospettica nella redazione donatelliana.
Nella formella del Sacrificio d'Isacco (Bargello), con la quale vinse nel 1401 il concorso per la seconda porta del Battistero (in competizione, fra gli altri, con il Brunelleschi e Jacopo della Quercia), dà un'opera di alta letteratura, più che di poesia, nell'impeccabile coerenza di un bassorilievo pittorico. Nei rilievi della porta stessa in bronzo dorato (1403-24) quelle stesse qualità si svolgono quasi ovunque più liberamente attraverso l'ispirato accordo fra la pittorica luminosità del rilievo e la musica sottilissima dei sinuosi svolgimenti della linea: toccando accenti di vera poesia.
In questo periodo il G. eseguì forse il S. Jacopo, certo il S. Giovanni Battista (1414), il S. Matteo (1419-22) e il S. Stefano (più tardi) nelle nicchie esterne di Orsanmichele, oltre a due formelle per il fonte battesimale di Siena (1424-27). Opere tutte alquanto manierate e nobilmente artigianese, salvo il S. Matteo, luminosa visione di serenità.
Nella terza porta del Battistero (1425-52) il G. applicò, con il sistema degli scomparti quadrati, sull'esempio di Donatello, le leggi della prospettiva pittorica al bassorilievo nell'intento certamente di produrre opera aggiornata al gusto ormai trionfante del primo Rinascimento. Ma la sua arte restò intimamente legata al gusto tardogotico, e fu sempre nell'ambito di una visione fiabesca, che egli raggiunge anche qui (come pure nell'Arca di s. Zanobi in Duomo, 1446) la purezza dell'arte. Il problema dibattuto dalla critica recente se il G. sia da considerare sempre artista (Schlosser) o sempre nobilissimo artigiano (Galassi), o artista nella seconda porta e artigiano nella terza (L. Venturi) va probabilmente risolto nel senso di riconoscere che egli fu sempre dotato di capacità tecnico-letterarie altissime, di una abilità sorprendente e capziosa, ma che, in tutti i momenti della sua attività, una profonda ispirazione poetica riuscì a tratti a rompere quell'involucro, che insieme la nutriva e la soffocava.
Scrisse da vecchio i Commentari, trattato di tecnica e di teoria artistica, con un riassunto di storia dell'arte interessantissimo come fonte e notevole per sicurezza di gusto nella parte che riguarda il Trecento e nell'autobiografia. - Vedi tav. XXVI.