GHIRLANDAIO, FAMIGLIA. - Famiglia di pittori fiorentini. Il maggiore fu Domenico, n. a Firenze nel 1449, m. ivi l'11 genn. 1494: il padre di lui Tommaso Bigordi, orafo, ebbe il nome di G., secondo il Vasari, per aver fatte ghirlande di rara e preziosa fattura ad «ornamento del capo delle fanciulle fiorentine».
Secondo la tradizione, maestro di Domenico fu Alessio Baldovinetti: dall'esame delle prime opere appare inoltre come determinante nella formazione artistica del pittore l'infusso di Domenico Veneziano e del Verrocchio (affreschi nella cappella Vespucci in Ognissanti, nella Chiesa di Cercina, in S. Andrea di Brozzi) ai quali si uniscono ricordi del Lippi, di Benozzo, del Castagno e degli altri maggiori toscani operanti intorno alla metà del secolo. Gli affreschi, con La visione e Le esequie di S. Fina nella Collegiata di S. Gimignano (1475) offrono già la misura dello stile luminoso di Domenico, che anima di vivi personaggi la scena sacra, collocata, attraverso l'apertura del fondo (cf. Esequie di S. Fina), nell'ambiente della tipica cittadina medievale. Tale interesse narrativo per gli ambienti ed i costumi del tempo caratterizzano anche i maggiori cicli affrescati da Domenico, nella cappella Sassetti in S. Trinita (consacrata nel 1485: Storie di Francesco) e nel coro di S. Maria Novella (Storie della Vergine e del Battista, compiute nel 1490), là dove egli descrive la piazza fiorentina ove sorge la chiesa (S. Francesco risuscita un fanciullo di casa Spini), o un lussuoso «interno» rinascimentale (Natività della Vergine), godendo allo stesso modo di un elegante partito ornamentale e del ricco effetto di un broccato. E ciò gli valse la qualifica di interprete fedele della più felice e splendida epoca della Firenze medicea.
GHIRLANDAIO, FAMIGLIA - Natività della Vergine, di Domenico G. Firenze, Chiesa di S. Maria Novella.
Il suo amore del particolare lo rese aperto all'influsso della pittura fiamminga, portata a Firenze da Hugo van der Goes con il trittico Portinari (cf. il S. Girolamo nella chiesa di Ognissanti, 1480; e le due tavole - ove si giovò di aiuti - con l'Adorazione dei Magi rispettivamente sull'altare della cappella Sassetti, 1485, e nell'Opera delle regole Innocenti, 1488), così come l'interesse per il mondo che lo circondava lo rese ritrattista. Vivaci ritratti sono quelli dei personaggi del tempo introdotti ad animare - più da protagonisti che da coro - la narrazione degli episodi sacri, e capolavoro dell'artista in tale campo si possono considerare le raccolte figure dei committenti inginocchiati nella cappella Sassetti. Ma tali immagini non nuocciano all'equilibrio, al vasto respiro compositivo, sempre presenti allorché l'artista opera senza lasciare troppa parte agli aiuti (Vaccazione di Pietro e Andrea nella Cappella Sistina, 1482; Funerali di S. Francesco nella cappella Sassetti; Incoronazione della Vergine nel coro di S. Maria Novella) e ai quali si deve la importanza di Domenico nei confronti degli sviluppi cinquecenteschi raggiunti da fra' Bartolomeo e dallo stesso Raffaello.
Carattere di serena armonia presenta l'Ultima Cena nel refettorio di Ognissanti (1480), ispirata a quella di Andrea del Castagno da cui differisce per la quieta luminosità del colore; fuso nella luce chiara che penetra dal fondo, aperto su un giardino fiorito in modo analogo alla pala con la Madonna in trono, s. Zanobi e s. Giusto (oggi agli Uffizi) che è una delle migliori espressioni dello stile del pittore. La sua vastissima produzione non sempre raggiunge la medesima qualità: ciò fu dovuto anche alla larga partecipazione degli aiuti, che operarono sotto la guida e su cartoni del maestro nei cicli di affreschi e nelle tavole. Tra essi sono da ricordare Bartolomeo di Giovanni, Fr. Granacci, J. del Tedesco, il cognato di Domenico, Bastiano Mainardi, e in modo particolare i fratelli David e Benedetto.
Con DAVID, n. a Firenze il 14 marzo 1452, m. ivi il 10 apr. 1525, Domenico assunse l'incarico della decorazione della Biblioteca di Sisto IV a Roma (1475), affidata poi quasi totalmente al fratello e di cui oggi restano trascurati avanzi; lavorò ad una Cena nel chiostro dei Camaldolesi, andata poi distrutta; a David e a Benedetto lasciò poi l'esecuzione degli affreschi nella sala dei gigli in Palazzo Vecchio (1482-84); ancora con David lavorò al museo dell'Annunciazione sopra la Porta della Mandorla (1490-91) e restaurò i musei dell'abbisci della Casteltrudale di Pistoia (1493-94). David fu infatti noto specie come musicista (un suo museo firmato e datato 1496 è nel Museo di Cluny), attività cui si dedicò dopo la morte del fratello. La sua collaborazione è riconoscibile inoltre nell'affresco della Sistina con il Passaggio del Mar Rosso, eseguito su disegno di Domenico insieme con il fratello Benedetto; negli affreschi della cappella Sassetti e nel ciclo del coro di S. Maria Novella, ove si distingue per un più intenso naturalismo nella rappresentazione dei personaggi e per una fattura più contrastata nelle luci e nelle ombre (Annuncio a Zaccaria, Visitazione). A lui si attribuisce la tavola con S. Lucia in S. Maria Novella (1494) e i SS. Sebastiano e Rocco nel Museo civico di Pisa.
Personalità minore fu BENEDETTO, n. a Firenze nel 1458, m. ivi il 17 luglio 1497, educatosi alla miniatura e poi aiuto del fratello Domenico in quasi tutte le opere di vasta mole: affinità tra la Salita al Calvario del Louvre e l'Incoronazione di Maria a Narni, fanno attribuire a lui tale opera, allegata a Domenico nel 1484. In Francia, ove soggiornò tra il 1485 e il 1493, lasciò alcune opere firmate (Adorazione di Aigueperse) ove i motivi ghirlandaieschi si fondono a quelli fiamminghi. Figlio di Domenico fu RIDOLFO (1483-1561), educato alla pittura da David e passato poi alla scuola di Lorenzo di Credi e di Piero di Cosimo; dal quale trasse quelle preoccupazioni luministiche che lo distinsero pur nell'eclettismo della sua produzione più matura. La sua prima opera nota è l'Incoronazione al Louvre (1504); nel Ritratto di ignoto di Pitti, una delle sue opere migliori, e nello Sposalizio di S. Caterina, nell'Istituto della Quiete a Firenze, si volge a Raffaello; nel noto Ritratto di orafo, a Pitti, a Leonardo, mentre ricordi di fra' Bartolomeo sono presenti nella Madonna della Cintola a Prato e nelle due tele di S. Zanobi agli Uffizi. A lui sono attribuiti anche il Ritratto di guerriero, nella National Gallery di Londra (con influssi di Pontormo) e quello di Dama con coniglio, nella collezione Yale di Nuova Haven, per i quali è stato fatto il nome di Piero di Cosimo.
[Buon ritrattista - e come tale si accostò al Salviati - fu anche MICHELE TOSINI (n. nel 1503, m. nel 1577).]
