GIACOBBE

GIACOBBE - Il pozzo di G., profondo attualmente m. 32. Si trova in una cripta.

BIBL.: Rocco da Cesinale, Storia delle missioni dei Cappuccini, III, Roma 1873, pp. 583-84, 597, 625, 672; G. Simonetti, P. G. B. da V. Congo, Roma 1907 (cf. V. Sugiani in L'Italia frane., 4 (1949), pp. 531-39); Ed. de Jonche-Th. Simar, Archives congolaises, in Revue congolaise, 3 (1912-13), pp. 1-28; Clemente da Terzorio, Le missioni dei Alimori Cappuccini, X, Roma 1938, pp. 400-42, 492-93. Ilarino da Milano

GIACOBBE (ebr. Ja'āqābh). - PATRIARCHI (v.), Israele (v.), da cui si formò il popolo ebraico, mediante i suoi 12 figli, capostipiti delle 12 tribù. Negli scarabei egiziani del periodo degli Hyksos (1680-1580 a. C.) ricorre il nome: j'āqābh, che probabilmente corrisponde a Ja'āqābh-'el, che taluni vogliono considerare nome geografico.

Il nome sarebbe stato in origine teoforo; come tale ricorre nella lista delle città palestinesi conquistate dal faraone Thutmosis III (1501-1447). E. Meyer considera tale nome come di tribù e spiega « Dio segue ». Altri, come P. Jensen, negano che vi possa essere un nesso tra il presunto nome teoforo e il patriarca G. Altri ancora spiegano tale nome con: « Iddio compensa »; M. Noth: « Dio ha protetto ». G. Jacob, preceduto da Lagarde e Horowitz, pensa al nome arabo di un uccello: ja'āqāb, il maschio del ḥaḡal, nome che i beduini delle alture sinaitiche danno al gallo delle montagne (Ammoperdix Heyi); il nome significa « egli segue »; trattandosi di un animale grazioso, gli Arabi avrebbero dato tale nome anche ai bambini.

La Bibbia spiega il nome G. come derivato da 'āqābh « tallone », e il significato con: supplantator. A suffragare tale spiegazione sta il racconto biblico secondo cui i bimbo (il futuro G.) afferra « il tallone » del fratello gemello (Gen. 25, 26); e l'altro concernente gli « inganni » escogitati da G. per ottenere la primogenitura (Gen. 27, 36; cf. Os. 12, 4; Jer. 9, 3). B. Jacob (Genesis, Berlino 1934, p. 544) richiamandosi al Thesaurus del Gesenius: « imitatur formas adiectivorum, quae colores similesque species designant », a Os. 6, 8, e al fatto che nei racconti del Genesi G. si trova tra Edom (rosso) e Laban (bianco) e che in seguito fonde i vari colori nei bastoni che mette nelle fonti dove vanno ad abbeverarsi le pecore, pensa che il nome G. possa significare all'incirca « macchiato »; secondo Horst « contenente tracce »; V. W.

Gesenius, Handwörterbuch, 17ª ed., p. 613: « pieno di tracce di sangue ».

Il nome G. (nei manoscritti di 'Ajn Feshah scoperti nel 1947, di cui è costante la grafia « plena » Ja'āqābh) indica specialmente nella letteratura profetica e poetica, il popolo intero (Gen. 49, 7), in parallelismo con « Israele » (cf. Num. 23, 10, 21; 24, 5; Is. 2, 5; 40, 27; Jer. 2, 4, ecc.). Presso i profeti, G. indica talvolta soltanto il regno del nord (Is. 9, 7; Mi. 1, 5), oppure Giuda soltanto (Mi. 3, 1, 8).

G. nacque da Isacco e Rebecca (Gen. 25, 26; 29, 23 sgg.). Gen. 25, 19-50, 25 racconta la storia della gioventù e degli anni di migrazione di G.: la lotta con il fratello gemello, Esaù, per la primogenitura; la fuga; il sogno a Bethel; il servizio presso Laban e il matrimonio con le figlie di questi, Lia e Rachele; il ritorno e la lotta con l'angelo e Israele (v.); la riconciliazione con Esaù. Vari episodi della vita di G. sono contenuti GIUSEPPE I (v.): il trasferimento in Egitto e l'incontro con Giuseppe. In Egitto G. muore 17 anni dopo l'immigrazione, all'età di 137 anni, e viene sepolto più tardi nella grotta di Makhpēlāh, nella tomba della famiglia patriarcale.

A proposito delle cosiddette « astuzie » di G. bisogna tener presente che la benedizione ricca di conseguenze da parte di Isacco deve riversarsi sul futuro patriarca e non su Esaù, cacciatore ottuso e rozzo; il primogenito è l'esponente della promessa divina e ministro responsabile dell'eredità religiosa di Abramo. G., in qualità di patriarca del popolo eletto, deve vincere gli ostacoli in qualsiasi modo, per preparare l'avvenire del popolo, che poteva restar compromesso nel caso che Esaù avesse esercitato il diritto di primogenitura. Di fronte all'atteggiamento ingiusto di Laban, G., la parte più debole, cerca di difendersi con l'unico mezzo a sua disposizione, cioè l'astuzia; né va dimenticato il fatto che le narrazioni di astuzie usate nella lotta contro gli ingiusti e i malvagi (i santi nella lotta contro il diavolo) insegnano che alla fine il cattivo deve soccombere e cedere il posto al giusto.

BIBL.: A. Jirku, Alterientistischer Kommentar zum Alten Text., Lipsia 1923, p. 59; M. Noth, Die israelitischen Personennamen, Stoccarda 1928, p. 177; A. Lods, Israël, Parigi 1930, p. 179; E. Zolli, Israele, Udine 1935, pp. 63-67; E. Palis, Jacob, in DB, III, coll. 1061-73; A. Reiner, Jakob, in Eur. Jud., VIII, coll. 784-788; H. Fuchs, Jakob, in Jüd. Lex., III, pp. 131-35; P. Bauchet, in Sefarad, 9 (1949), p. 154. Cf. Genesi (v.). Eugenio Zolli

ARCHEOLOGIA. - Il patriarca G. non figura negli affreschi cimiteriali; il Wilpert ha riconosciuto G. benedetto da Isacco in un sarcofago oggi a Parigi nel Museo del Louvre (Sarcofagi, tav. 116, 1), scena che ritiene ispirata da S. Paolo (Hebr. 10, 20) e ha identificato il sogno di G. in un altro sarcofago

Article illustration
GIACOBBE - Dio comanda a G. di partire (Gen. 31, 13). Musaico nella navata di S. Maria Maggiore (sec. V) - Roma.
(fot. Alimari)
(Wilpert, Sarcofagi, tav. 186,1) in cui il patriarca è barbato e in abiti sacri; finalmente lo stesso autore ha veduto la scena dell'incontro di G. con Rachele al pozzo in un terzo sarcofago (id., ibid., tav. 194,3).

La scena di G. benedetto da Isacco era rappresentata in S. Ambrogio a Milano, come si sa dal distico che l'illustrava, e nella basilica di S. Felice a Nola (Paolino da Nola, Carmen, 27, 62); un intero ciclo era nella basilica di S. Maria Maggiore in Roma (Wilpert, Mosaiken, tav. 11 sgg.). G. e l'angelo erano rappresentati nella Genesi di Vienna (W. von Hartel - F. Wickhoff, Die Wiener Genesis, Vienna 1895, tave. 23-24). Il vescovo Arculfo, che visitò la Palestina ca. il 670, descrive un oratorio sorto a Sichem al pozzo di G. Così il sogno di G. è in un affresco del sec. IX nell'antica basilica di S. Clemente in Roma (Wilpert, Mosaiken, p. 526); benedetto da Isacco nel ciclo biblico di S. Paolo fuori le Mura. Scene della vita di G. si ritrovano in seguito nei cicli biblici di S. Giovanni ante portam Latinam, nell'abbazia di S. Pietro in Valle presso Ferentillo, nella basilica di Monreale, ecc.

BIBL.: H. Leclercq, Jacob, in DACL. VII, II, coll. 2087-2089. Enrico Josi

ICONOGRAFIA. - Sebbene la pittura delle catacombe non conosca rappresentazioni, già nella Genesi di Vienna (sec. V), accanto ad altre storie di fatti del Vecchio Testamento, si trova un completo ciclo illustrativo degli avvenimenti più importanti della vita di G., derivati dal racconto biblico, e precisamente: Esaù vende la primogenitura a G., il padre di G. va da Abimelech, G. e Rachele, fuga di G. e lotta con l'angelo, distruzione degli idoli, nascita di Beniamin, seppellimento di Rachele e morte di Isacco. Il ciclo così costituito incontra notevole fortuna nell'arte cristiana; basti ricordare i riquadri di S. Maria Maggiore (sec. V), probabilmente derivati da modelli ellenistici, ed i complessi musivi di Monreale della Cappella Palatina di Palermo e del battistero di Firenze (secc. XII e XIII). Lo si trova ancora ripetuto nella decorazione delle Logge di Raffaello in Vaticano.

Ma due scene della vita di G., il sogno e la lotta con l'angelo e l'incontro con Rachele, possono essere considerate indipendenti dai cicli figurativi della vita del patriarca. Nella lipsanoteca di Brescia (sec. IV) G. combatte con un uomo, rappresentato come Jahweh. Negli affreschi di S. Maria Antiqua l'avversario invece è già precisato come l'angelo. La scena compare anche nella scultura romanica del sec. XI, come nei capitelli della collegiata di S. Orso ad Aosta. Alla scena della lotta si accompagna per lo più quella del sogno. G. è rappresentato giacente, e davanti a lui s'innalza una grande scala sulla quale salgono o scendono uno o due angeli per gradino, e talvolta è sorretta da Jahweh raffigurato come Cristo. Talvolta, come in una strana minatura della Bibbia di Carlo V (1571), G. è rappresentato vecchio e disteso al centro, con due scale che salgono in diagonale. Anche la pittura del Rinascimento ha caro questo tema, che trasmette alla pittura barocca, come si vede in un quadro del Ribera ora a Madrid, al Prado, e in un affresco del Tiepolo, nel Palazzo arcivescovile di Udine.

L'incontro di G. con Rachele, proprio per il suo carattere bucolico, è amato particolarmente dalla pittura

gotica cortese, come si vede, p. es., nella Bible moraliste della Oxford Library, del sec. XIII, ove i due giovani si danno la mano, ed in alcuni quattrocentisti toscani, come Benozzo Gozzoli e Filippo Lippi.

BIBL.: T. Errenstein, Das Alte Testament im Bilde, Vienna 1923, pp. 215-60; K. Künste, Ikonographie der christlichen Kunst, I, Friburgo 1928, p. 285 sg. Eugenio Battisti
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“GIACOBBE.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 209. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/giacobbe.