GENESI

GENESI. - Nome del libro con cui si apre la serie del Vecchio Testamento. È derivato dal grecizedo e passato attraverso la versione dei Setanta nell'uso cristiano. Gli Ebrei lo chiamano con la parola con cui comincia il libro in ebraico: Bērēšīth = "in principio". I Te- deschi spesso lo denominano l'libro di Mosè, in relazione agli altri libri del Pentateuco.

Le questioni che presenta il libro del Gen. sono difficilissime e gravissime.

SOMMARIO: I. Contenuto. - II. L'autore e la questione letteraria. - III. Problemi particolari. - IV. L'insegnamento teologico.

I. IL CONTENUTO

L'idea generale del libro è bene espressa dal suo stesso nome Gen. Si tratta in esso dell'origine dell'universo e in specie del genere umano sia secondo la natura sia secondo l'economia soprannaturale. L'origine naturale dell'uomo è descritta nei capp. x 2 men- tre il piano soprannaturale ha uno sviluppo complessivo. Si ha l'elevazione all'ordine soprannaturale, come si comprende alla luce del Nuovo Testamento, subito nella descrizione dei primi eventi, poi il crollo di tutto con il peccato. A questo punto preciso si manifesta il disegno divino della restaurazione. Ai cap. 3, 15 si ha la primitiva promessa, quindi l'attuarsi di questo piano da quel momento in cui Dio eleggendo Abramo, facendo a lui le promesse messianiche, ripetendole ai suoi discendenti Isacco e Giacobbe, dà origine al popolo eletto da cui nascerà il Messia. Sotto questo punto di vista il libro si può dividere in due grandi parti: la storia del genere umano dalle origini fino ad Abramo (capp. 1-12), la storia delle origini del popolo eletto nelle vicende di Abramo, Isacco, Giacobbe e dei figli di questo (specialmente Giuseppe) fino alla discesa in Egitto di Giacobbe e figli (capp. 12-30).

La narrazione secondo la forma esteriore si sviluppa in tottadhat. Questa parola significa "generazioni": poi l'effetto della generazione = "gli uomini generati", quindi "generazioni di Adamo" equivale a storia dei discendenti di Adamo.

II. L'AUTORE E LA QUESTIONE LETTERARIA

La soluzione di questo importante problema va trattata a

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Le questioni che presenta il libro del Gen. sono difficilissime e gravissime.

fondo insicme agli altri libri attribuiti a Mosè (v. PENTATEUCO).

Qui si può riassumere brevemente la questione:

1) Argomenti interni, ma soprattutto la tradizione antichissima, sia della Sinagoga sia della Chiesa, dicono che l'autore è Mosè stesso, il grande legislatore.

2) Iniziata la critica letteraria assai minuta del sacro testo, presupposti alcuni postulati della filosofia hegeliana circa la evoluzione del senso religioso, si giunge alla teoria del protestante J. WELLHAUSEN, JULIUS (v.). Essa sostiene che l'opera attribuita a Mosè dalla tradizione è effettivamente il risultato di diversi fonti - documenti, sorti in epoche distanti tra loro, rielaborati ed uniti in un solo corpo - l'attuale nostro testo - da uno o più redattori. Si nega così la sostanziale appartenenza a Mosè di questo libro.

3) A prescindere dai presupposti filosofici errati, va detto che la critica letteraria ha aperto gravissimi problemi, che il cattolico non deve ignorare. È ormai certo che la storia del testo del Gen., insieme agli altri libri del Pentateuco, è assai oscura e fortuna. Particolari indizi mostrano che la possibilità di un rimaneggiamento notevole del testo originale va attentamente studiata.

Alcuni di questi indizi sono i seguenti:

a) Diverso uso del nome di Dio: brani in cui appare solo Jahweh, altri solo 'Elohim, altri Jahweh-'Elohim.

b) Diversità di lingua e di stile: p. es., è netta la distinzione stilistica del primo capo dai seguenti: l'apparire di un lingua l'uso di un mezzo a fresche narrazioni popolari.

c) I cosiddetti duplicati (= fatti, a quanto si afferma), narrati e due e fino tre volte in forma poco diversa). P. es., due narrazioni della creazione: due pericoli dell'onestà di Sara (Gen. 12 e 20): due fughe di Agar (Gen. 16 e 21), ecc.

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**GENESI - Incipit del G. Pagina minata dalla Bibbia di Borso d'Este, vol. I. f. 5° (1455-67).**

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1) Il sacro autore ha per scopo di condurci attraverso genealogie da Adamo, che ha ricevuto la prima promessa messianica, fino ad Abramo, Isacco e Giacobbe che dovevano dare origine al popolo eletto. Quindi:

a) Il periodo da Adamo ad Abramo (e anche dopo Abramo, cfr. la storia di Esau e Giacobbe) ha il peculiare carattere eliminatorio, cioè l'autore procedendo nella sua narrazione a poco a poco esclude dal racconto i membri ed i popoli che non hanno infuso nella storia della restaurazione.

b) La narrazione perciò lasciando in disparte le vicende dei rami laterali si fissa su Set e sui suoi discendenti Noé, Sem, Arphaxad, Thare, Abramo.

c) Non sarebbe da condannare sotto questo punto di vista l'opinione che ritiene che la narrazione del diluvio possa essere ristretta solo alla stirpe tra cui viveva Noé.

2) La cronologia resta sempre un problema. È evidente che si hanno qui solo alcuni anelli della catena. Altrimenti bisognerebbe porre la creazione dell'uomo solo alcuni millenni prima di Cristo: i) che è assolutamente falso. L'omissione di membri intermedi, e l'attribuzione del termine figlio o simili è nipotenti e pronipotenti è secondo la concezione semitica (cf. Mt. 1, 8).

3) Le cifre indicanti la straordinaria longevità dei patriarchi antichi vanno probabilmente viste alla luce di un genere letterario che ci è testificato da documenti numerici. Cioè: in Mesopotamia un re poteva avere una duplice cronologia, una reale (a tale età - p. cs., 30 anni - generò x... dopo tanti anni - p. es., 50 - morì...), un'altra ufficiale, nella quale sono sommati gli anni di regno o di vita dei re da lui soggiogati. Questa enorme somma di anni viene attribuita al re vincitore come se riassumesse in sé le glorie dei re vinti. Tale sistema di computare gli anni può fare intravedere in qualche modo la strada da battere nella soluzione di questo problema biblico.

IV. L'INSEGNAMENTO TEOLOGICO

Per l'insegna-mento teologico contenuto nel 1° capo V. ESAMERONE. Per il resto bastino le osservazioni seguenti:

1) La fondamentale dottrina dell'elevazione del-l'uomo all'ordine soprannaturale, del peccato origi-nale e della promessa della redenzione è contenuta sia nell'espressione sia nell'ispirazione del racconto di Gen. 2-3. Questi capi rappresentano il perno su cui gravitano i seguenti racconti genesiaci.

2) La caratteristica dell'eliminazione ricorda il paolino «non volentis, neque currentis, sed mise-rentis est Dei» (Rom. 9, 16). Certi doni di Dio - qui l'essere depositari delle promesse messianiche - sono completamente gratuiti. L'eliminazione ne è una prova. Non importa per sé colpa da parte del-l'uomo. In questa luce va visto il testo riportato ancora da s. Paolo: «Dio ha amato Giacobbe, ma odiato (» non ha eletto) Esau» (ibid. 9, 13).

3) Il Gen. insegna come erano concepite nel Vecchio Testamento le relazioni tra la Divinità e l'uomo: cioè sotto l'idea di patto o alleanza. Il patto sacro è in genere una liberale concessione con cui Dio stringe a sé l'uomo per mezzo di leggi e di promesse.

Nel Gen. si hanno probabilmente tre, certo due di questi patti sacri:

a) con Adamo (nel testo ci sono gli elementi, non il nome di patto) - concessione del Paradiso terrestre - promessa della restaurazione;

b) con Noé: espressamente due volte: promessa della preservazione dal diluvio (6, 18); promessa di non mandare più il diluvio (9, 9).

4) Il più celebre con Abramo. Questo patto è il culmine e l'ultima ratio della 2a parte del Gen. Abramo, soprattutto nel cap. 15, riceve la promessa della posterità in funzione delle benedizioni mes-sianiche fatte a lui e a tutti i popoli «in semine tuo» (cf. pure cap. 12, 1-4).

Questo patto è quello che ha più eco nel Nuovo Testamento, specie in s. Paolo (cf. Gal. 3, 6-18) in quanto, a differenza del patto sinaitico e diavidico, conteneva espressamente la promessa delle benedizioni messianiche (» redenzione) a tutti i discendenti di Abramo. S. Paolo poi spiega «questa discendenza non va intesa per via carnale, ma per via di fede» (cf. ibid. 3, 6).

Per le singole questioni, V. ADAMO; ASSIRI; BABI-LONESI; DILUVIO; ESAMERONE; PATRIARCHI; PENTATEUCO; PROTOVANGELO.

BIBL.: P. Heimsch, Commentario in Gen. (in tedesco, nella Bibbia di Bonn), Bonn 1930 e Teologia biblica del Vecchio Testa-mento (trad. it., nella Bibbia di S. Garofalo), Torino 1950; A. Bea, De Pentateuco, Roma 1933; id., Praehistorica et Exegesis libri Genesis, in Verbum Domini, 17 (1937), pp. 344-47, 360-366; 18 (1938), pp. 14-20; U. Cassuto, La questione della Gen., Firenze 1934; Horst-Müller-Metzinger, Introduzione speciale in V. TESTAMENTO, Roma 1946; J. De Fraibe, De regibus sumerici et patriarchis biblicis, in Verbum Domini, 25 (1947), pp. 42-53; G. Castellino, Generi letterari in Gen., 1-13, in Questioni bibliche alla luce dell'evol. «Divino affluente Spiritu», Roma 1949, parte 1ª, pp. 31-61; A. Vaccari, Il soprannaturale in Gen., 2-3, ibid., Pietro Boccaccio.

ARTE. - Circa i testi più antichi ed importanti, dal punto di vista dell'arte, ove sono narrati i fatti della Gen. V. BIBBIA.

Qui basterà ricordare come fra i monumenti più insigni ed antichi del genere vadano posti i resti della Gen. di Corton oggi conservati nel British Museum di Londra, la Gen. di Vienna che è un manoscritto pur esso frammentario, che risale verosimilmente al V. sec., e il Pentateuco di Ashburnham e di s. Galliano di Tours che appartiene al VII sec.

BIBL.: H. Leclercq, Genèse, in DACL, VI, 1, coll. 90-39. Emilio Lavagnino

GENESI (PICCOLA), APOCRIFO: V. GIUBILEO, LIBRO dei.