GEMEINDETHEORIE

GEMEINDETHEORIE. - Teoria della « col-
lettività creatrice » formulata dalla « scuola sociolo-
gica », fondata da E. Durkheim, erede del posi-
tivismo di A. Comte, che utilizzò i dati della « psico-
logia delle masse » di W. Wundt. La società, suprema
realtà fenomenica, è non solo una realtà sui generis
(H. Spencer, W. Wundt), ma un ente a sé, con una
anima, una forza propria, chiamata dal Durkheim
« coscienza collettiva ». Questa emo e dalle coscienze
individuali fuse tra loro ed assorto e nella collettiv-
ità; è al di fuori e al di sopra di esse; forza am-
bientale, crea e impone all'individuo le idee, le cre-
denze, la morale, i riti ecc., che sono tutti « fenomeni
o fatti sociali ». L'evoluzione di questi valori creati
e imposti dalla collettività: religione, diritto, morale,
categorie logiche, deve essere spiegata perciò social-
mente, come conseguenza di variazione di forma
della società. La religione, frutto e creazione del-
l'ambiente, varia con esso.

Il sistema fu applicato direttamente al Vecchio Te-
stamento da H. Hubert, M. Mauss, e da J. G. Fraser;
lo seguono A. Lods, A. Loisy, specialmente A. Causse.
Questi autori sostengono la seguente evoluzione: reli-
gione collettivistica del periodo di nomadismo, religione
mosaica (Jahwismo), religione sincretista in Canaan, reli-
gione del periodo monarchico, religione morale dei pro-
feri, religione post-esilica, prima individuale e quindi
universalistica. È anche il fondamento logico, indispen-
sabile, dell'opinione di K. L. Schmidt, R. Bultmann, G.
Bertram, M. Dibelius (fautori della Formengeschichte) e
di quanti (A. Loisy) ammettono con essi che la comunità
cristiana (particolarmente quella di Antiochia), in quanto
tale, fu creatrice delle idee e dei valori cristiani.

La G., basata su una metafisica insostenibile,
frutto di equivoci, ha contro di sé i dati certi della
storia e dell'emologia, che dimostrano il posto emi-
nente della persona individuale, l'elevato senso mo-
rale, l'idea dell'Essere Supremo, di responsabilità
personale, in vigore tra i popoli antichi e tra quelli
che oggi sono denominati « primitivi ».

BIBL.: 1) E. Durkheim, Les règles de la méthode sociologique, Parigi 1894; id., Les formes élémentaires de la vie religieuse, ivi 1912; 1er ed. ivi 1937; H. Hubert-M. Mauss, Mélanges d'histoire des religions, ivi 1909; C. Bouglé, Sociologie et philosophie d'E. Durkheim, ivi 1924; Bilan de la sociologie française contempo- raine, ivi 1938.

2) Confutazioni: S. Deploige, Le conflit de la morale et de la
sociologie, ivi 1912; 1er ed. ivi 1927; H. Pinard de la Boulaye,
L'étude comparée des religions, I, ivi 1925, pp. 431-50; L. De
Grandmaison, Jésus-Christ, I, ivi 1928, pp. 105-200; II, ivi
1928, pp. 474-79; E. Magnin, Religion, in DThC, XIII, coll. 2206-
2227; E. Florit, Il metodo della storia delle forme, Roma 1935,
p. 19 sg.; A. Causse, Du groupe ethnique à la communauté reli-
cienne, Le problème sociologique de la religion d'Israël, Parigi 1937;
R. Jolivet, Ethique personnaliste, in Archives de philosophie, 14
(1938), pp. 112-17; G. Gurvitch, Essais de sociologie, ivi 1938;
F. M. Braun, Formengeschichte, in DBs, III, coll. 312-17.

Francesco Spadafora

Cite this article

“GEMEINDETHEORIE.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 1177. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/gemeindetheorie.