GIACINTO (BRUGIOTTI) DA VETRALLA

GIACINTO (BRUGIOTTI) da VETRALLA. - Missionario cappuccino della provincia romana, n. a Vetralla il 23 genn. 1601, a 24 anni entrò nell’Ordine; predicatore, definitore provinciale, prefetto della missione nel Congo dal 1651 al 1657, m. a Roma il 29 ag. 1659.

Stese varie relazioni ricche di dati sulle regioni, i regni e la missione del Congo (cf. Analecta Ord. Min. Cappuccinorum, 13 [1897], pp. 89-96), che servirono di documentazione al confratello missionario G. A. CAVAZZONI (v.). Compilò prima di recarsi in missione una Doctrina christiana ad profectum missionis totius regni Congi in quattro lingues per correlativas columnas distincta (Roma 1650), con il testo congolese, portoghese, latino e italiano, e alcune regole di pronuncia. Dopo il rimpatrio pubblico: Regulae quaedam pro difficillimi Congensium idiomatis faciliori captu ad grammaticae normam redactae (ivi 1659), che furono tradotte in inglese da H. Grattan Guinness (Londra 1882).

GIACINTO DA VETRALLA - GIACOBBE

Gesenius, Handwörterbuch, 173 ed., p. 613: "pieno di tracce di sangue".

Il nome G. (nei manoscritti di 'Ajn Fešbah scoperti nel 1947, di cui è costante la grafia 'plena' 'fa'qābh) indica specialmente nella letteratura profetica e poetica, il popolo intero (Gen. 49, 7), in parallelimo con 'Israele' (cf. Num. 23, 10, 21; 24, 5; Is. 2, 5; 40, 27; Jer. 2, 4, ecc.). Presso i profeti, G. indica talvolta soltanto il regno del nord (Is. 9, 7; Mi. 1, 5), oppure Giuda soltanto (Mi. 3, 1.8).

G. nacque da Isacco e Rebecca (Gen. 25, 26; 29, 23 sgg.). Gen. 25, 19-50, 25 racconta la storia della gioventù e degli anni di migrazione di G.: la lotta con il fratello gemello, Esaù, per la primogenitura; la fuga; il sogno a Bethel; il servizio presso Laban e il matrimonio con le figlie di questi, Lia e Rachele; il ritorno e la lotta con l'angelo e Israele (v.); la riconciliazione con Esaù. Vari episodi della vita di G. sono contenuti GIUSEPPE I (v.): il trasferimento in Egitto e l'incontro con Giuseppe. In Egitto G. muore 17 anni dopo l'immigrazione, all'età di 137 anni, e viene sepolto più tardi nella grotta di Makhpé-lah, nella tomba della famiglia patriarcale.

A proposito delle cosiddette "astuzie" di G. bisogna tener presente che la benedizione ricca di conseguenze da parte di Isacco deve riversarsi sul futuro patriarca e non su Esaù, cacciatore ottuso e rozzo; il primogenito è l'esponente della promessa divina e ministro responsabile dell'eredità religiosa di Abramo. G., in qualità di patriarca del popolo eletto, deve vincere gli ostacoli in qualsiasi modo, per preparare l'avvenire del popolo, che poteva restare compromesso nel caso che Esaù avesse esercitato il diritto di primogenitura. Di fronte all'atteggiamento ingiusto di Laban, G., la parte più debole, cerca di difendersi con l'unico mezzo a sua disposizione, cioè l'astuzia; né va dimenticato il fatto che le narrazioni di astuzie usate nella lotta contro gli ingiusti e i malvagi di santi nella lotta contro il diavolo) insegnano che alla fine il cattivo deve soccombere e cedere il posto al giusto.

Bibl.: A. Jirku, "Altorientalischer Kommentar zum Alten Test., Lipsia 1923, p. 59; M. Noth, Die israelitischen Personennamen, Stoccarda 1928, p. 177; A. Lods, Israel, Parigi 1930, p. 176; E. Zolli, Israele, Udine 1935, pp. 63-67; E. Palis, Jacob, DB, III, coll. 1061-73; A. Reiner, Jakob, in Enc. Jud., VIII, coll. 784-788; H. Fuchs, Jakob, in Jud. Lex., III, pp. 131-135; P. Bauchet, in Sefarad, 9 (1949), p. 154. Cf. Genesi (v.).

ARCHIOLOGIA. - Il patriarca G. non figura negli affreschi cimiteriali; il Wilpert ha riconosciuto G. benedetto da Isacco in un sarcofago oggi a Parigi nel Museo del Louvre (Sarcofagi, tav. 116, 1), scena che ritiene ispirata da S. Paolo (Hebr. 10, 20) e ha identificato il sogno di G. in un altro sarcofago
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