MANTEGAZZA, CRISTOFORO E ANTONIO

MANTEGAZZA, CRISTOFORO e ANTONIO. - Scultori, nativi di Milano. Figli di Galeazzo, lavorarono inizialmente come orefici, forse nella bottega del padre, alla quale, sembra, continuarono ad attendere due loro fratelli, Giorgio e Giovanni.

Nel 1464 Cristoforo figura con altri lapicidi fra le maestranze della cortosa di Pavia, con l'umile incarico di fornire pietre tagliate; ma fin dall'inizio dello stesso anno aveva presentato dei marmi lavorati alla direzione dell'opera e in seguito risulta stipendio mensilmente. Nel 1465 attende alla decorazione in cotto del chiostro grande, nel 1467 riceve 6 pezzi di marmo per farne sculture per il Castello Sforzesco. In seguito alla raccomandazione di Galeazzo Maria Sforza i due fratelli ottengono l'incarico di fornire i marmi della facciata della Cortosa, che si stava costruendo sotto la direzione di Guiniforte Solari. Tuttavia, nel 1474, metà del lavoro veniva loro tolto e affidato all'Amadeo. I documenti parlano di parecchie sculture eseguite dai fratelli, di cui l'uno, Cristoforo, m. il 7 febbr. 1482. Antonio si trasferì a Milano, dove m. non molto prima del 1° ott. 1495.

Cristoforo e Antonio sono in ordine di tempo i primi scultori del Rinascimento che siano nati ed abbiano operato in Lombardia, e le loro opere della cortosa di Pavia rivelano un'appassionata energia formale, una straordinaria vigoria plastica e ricerche di espressività, mediante piani e profili taglienti, mentre l'accentuazione metallica del rilievo deriva forse dalla pratica che ebbero dello sbalzo. Poiché è lecito pensare a Cristoforo come al più autorevole dei due fratelli, gli si attribuiscono i busti del lato settentrionale del chiostro piccolo della cortosa di Pavia (1464-66), sculture ornamentali del chiostro grande, i Dottori dei capitelli del Tiburio (ricordati da un documento del 1478); i tre rilievi con storie della Passione nel Museo della Cortosa, la Madonna della Collegio Foulc, tre Virtù del Louvre, 2 Angeli al Castello Sforzesco di Milano ecc. Il linguaggio figurativo di A. si presenta invece come uno sviluppo di quello del fratello, ed è rappresentato da un'opera sicuramente datata, il lavabo, con la Lavanda dei Piedi della Cortosa (1488) attorno a cui possono raggrupparsi la Pietà della porta del transetto verso il chiostro piccolo, 3 formelle con storie di Cristo, 2 Angeli inginocchiati del Castello Sforzesco, la Pietà del Victoria al Albert Museum, ed altre opere, probabilmente in collaborazione.

Alla luce delle ultime ricerche l'influenza esercitata dai due fratelli sembra assai vasta ed importante; e fu fondamentale per la costituzione del gusto che sarà dominante in Lombardia nel 1480-1500.

Bibl.: G. Boffo, Biblioteca barnabitica, II, Firenze 1938, pp. 396-397; R. Carmignani, La Birmania. Relazione inedita del 1484 del missionario barnabita G. M. M., Roma [1930], con ricca bibli. e un'accurate introduzione sulla storia delle missioni dei Barnabiti in Birmania. Saverio Paventi