MATERIALISMO

MATERIALISMO. - Sistema filosofico (scientifico, storico), che deduce la forma delle cose e degli eventi dalla loro materia, considerando questa come fondamentale e primitiva, e quella come fenomenica e conseguente. LIBERALISMO (v.), in quanto questo deduce la materia dalla forma; spiritualismo (v.), in quanto questo afferma l'assoluta superiorità del mondo dello spirito sulla materia.

Può trovarsi però anche svolto in forma particolare o metodica per un solo problema o aspetto della filosofia: ad es., il m. etico (edonismo, utilitarismo [v.]) pone come principio della morale il piacere o l'utile (come materia della coscienza), ma non prescrive un'interpretazione materialistica del mondo; il m. biologico sostiene che i fenomeni vitali negli esseri corporei sono generati da meccanismi e chimismi della materia inorganica, ma non esclude la presenza della vita spirituale. Un sistema materialistico complessivo si trova nell'impossibilità di raggiungere piena coerenza, sia perché non può a meno di attribuire a sé come sistema intellettuale una qualche differenza dai processi materiali, e sia perché la definizione del concetto di materia è essa stessa formale e quindi non deducibile dalla materia. I sistemi materialistici sono in realtà formole corrispondenti a epoche di stanchezza o di decadenza spirituale, o dovute al prevalere di cognizioni e progressi empirici. Il loro errore costante è che mentre propongono il principio della materia come contrario alla metafisica della forma, esso è tuttavia un principio metafisico che va oltre l'esperienza sensibile e non è da questa mai interamente giustificato. Si ha anzi un m. metafisico nella descrizione con immagini materiali del mondo spirituale e della genesi della vita, quale è proprio delle cosmogonie, primitive greche e orientali, e delle successive teosofie che le arieggiano o riproducono.

Il m. antico è ancora assai vicino a queste forme di metafisica ingenua, sebbene ispirato da interessi scientifici e giuridici. Esso si distingue in atomistico e pneumatologico. Il m. atomistico è rappresentato dalla scuola di Abdera (Leucippo, Democrito [v.], secc. v-iv a. C.) e dalla scuola di Epicuro ([v.], sec. III a. C. - sec. II d. C.). Esse convengono nell'identificare la materia con i corpi, e questi con gli atomi o corpuscoli indivisibili, agitati da perenne movimento nello spazio vuoto. Il peso degli atomi determina il loro moto deferente, e questo è la stessa necessità (ἀνάγαν) che regola tutti gli eventi (v. ATOMISMO). Si attribuisce all'atomismo antico la formulazione del principio della conservazione della materia, e dei canoni di ricerca scientifica con metodo empirico, sebbene essi si trovino svolti o accettati anche da altre scuole. Caratteristico il suo atteggiamento in materia religiosa e sociale: le divinità esistono solo come enti corporei, il meccanismo universale della necessità esclude la provvidenza; la religione come rapporto fra l'uomo e Dio è inutile e dannosa e superstiziosa; l'anima secondo Epicuro muore con il corpo né quindi vi è un al-di-là né un oltretomba (secondo Democrito, l'anima aveva deboli sopravvivenze soggette alle leggi dei corpi); la civiltà si forma per aggregazioni di interessi materiali e utilitari e a questi si devono l'ordine sociale e il progresso delle arti. In ciò si trovano confusamente adottate e rifatte molte vedute evoluzionistiche degli antichi (adattamento delle specie; origini del linguaggio e del contratto sociale): ma soprattutto emerge dalle incoerenze della dottrina e dall'aridità della ragione una malinconia poetica, un velato pessimismo per le sorti della fantasia e della vita umana, che ispira l'opera di Lucrezio e dei suoi imitatori.

Il m. pneumatologico è rappresentato dalla scuola stoica (sec. III a. C. - sec. II d. C.; V. STOICISMO). Esso si appella, per revisione razionale dell'ilozoismo (v.), all'idea di una materia primitiva e unica (il πνεῦμα igno), identica al principio divino, la quale genera e permea le cose tutte, e ne mantiene la vita e l'animazione, particolarizzando la propria legge ed energia universale in leggi e principi produttivi delle singole esistenze, riconoscendosi nella ragione umana, e riassorbendo tutto nella consumazione e rinnovazione periodica del mondo (ἀποκατάστασις). Gli stoici vennero così a proporre l'identità di materia e

di forma, e quindi della necessità e della libertà, del fato e della provvidenza, dell'esperienza e della ragione: ma per motivi polemici (idealizzamento della saggezza, formalismo della legge morale, senso religioso dell'ordine cosmico) non riuscirono a eliminare dalla loro dottrina il dualismo, anzi lo giustificarono logicamente nel contrasto tra attività e passività, λόγος e πάθος. Il loro m. non prese quindi la via della scienza, panteismo (v.) e del ritorno alla metafisica.

Affini alle scuole elleniche e in gran parte da esse derivate sono le scuole materialistiche orientali. Nella filosofia indiana: i sistemi del Nyāya e del Vaiçeshika (sec. III a. C., esposizioni scolastiche del sec. III d. C.) riordinano le teorie atomistiche entro schemi categorici; le tendenze eterodosse, non meno antiche, dei Lokāyatas e dei Cārvākas, propongono rispettivamente il sensismo e l'edonismo. Nel mondo persiano, il manicheismo (sec. III d. C.) dà origine al dualismo astratto e rigoroso fra spirito e materia, che permise la sopravvivenza sistematica del m. fisico ed etico, come dottrina parallela a quella della vita spirituale, nelle eresie del medioevo (v. CATARI).

Con il trionfo del cristianesimo, cessò il pericolo che il m. potesse mai diventare un sistema definitivo, pericolo ancora immanente nelle scuole postaristoteliche. Vi sono però anche eresie cristiane d'indole materialistica, p. es., quella di Montano (v. m. nel 175) Tertulliano (v.) nella sua ultima fase; la quale attribuiva anche all'anima una sostanza materiale. Nel medioevo cristiano (sec. XII) si ha il m. panteistico di Amalrico di Bena (identità del creatore e delle creature, unità dell'essenza di tutti gli esseri) e Davide di Dinant (e qui stultissime posuit Deum esse materiam primam: Sum. Theol., 1ª, q. 3, a. 8, c); e il m. logico, o teoria dell'indifferenza dei concetti generalissimi e sostanziali verso le differenze dei concetti di individuo, specie e genere (Adelardo di Bath, Gualtiero di Mortagne), non senza qualche riferimento scientifico all'atomismo democrito, conosciuto attraverso gli Arabi e Costantino Africano (sec. XI). Con il primo rinascere della cultura in Occidente ritorna in voga per motivi giuridici e letterari l'epicureismo (Federico II di Svevia, Guido Cavalcanti) e questa voga continuò nell'umaesismo (Lorenzo Valla): ma il nuovo epicureismo tendeva ad accordarsi con il finalismo o il teismo, tanto che già Alberto Magno considerava come epicureo anche Anassagora. Nelle tendenze materialistiche del Rinascimento prevalgono invece l'ilozoismo e il panteismo (Pomponazzi, Telesio, Libertinismo).

Il m. moderno ha inizio con il sec. XVII, e con la teoria molecolare della materia in cui vennero rinnovate la teoria corpuscolare e l'ipotesi atomica degli antichi. Essa si trova svolta in connessione con la dottrina meccanica della natura nei sistemi dualistici (Galilei, Descartes, Newton), ma anche sostenuta, a prescindere dai problemi religiosi, come principio sistematico della filosofia naturale, da notevoli pensatori, quali Pierre Gassendi (1592-1655), Thomas Hobbes (1588-1679), Robert Boyle (1627-91), la cui tendenza potrebbe designarsi come m. fisico. Il Gassendi, in nome di Epicuro, ristabilì contro Descartes e la sintesi da lui tentata delle teorie atomiche con la nuova meccanica razionale, la teoria corpuscolare classica, cercando di spiegare il libero arbitrio degli atomi come derivante da loro singole proprietà. Hobbes sostenne che la sola teoria corpuscolare è sufficiente con il suo meccanismo a spiegare anche l'origine degli esseri viventi e della coscienza sensibile. Il Boyle congiunse l'ipotesi atomica con le proprietà magnetiche e chimiche degli atomi da lui scoperte. Egli per primo diede (De ipsa natura, 1682) una definizione non metafisica della «materia» su basi puramente scientifiche. La corrente filosofica così formata ricevette infine il nome di «m.» da Pierre Boyle nel suo Dictionnaire historique et critique (1695-97; 2ª ed. 1702); e il Berkeley si propose di distruggerla negando l'esistenza della materia. Ma essa continuò a svolgersi in quella forma per tutto il sec. XVIII in associazione con il deismo, a partire da John Toland (Letters to Serena, 1704: Motion essential to matter). Ebbe quindi in quel secolo singolari espressioni: il Car-

teggio sull'essenza dell'anima (1713) di J. G. Westphal e J. D. Hochseisel; l'Histoire naturelle de l'âme (1745) e L'homme machine di Julien Offray De La Mettrie; l'Essai de cosmologie (1750) di Pierre Moreau de Maupertuis (1698-1759), il quale si domandò se gli atomi stessi possano essere sensibilità, e la sensibilità non sia un «epifenomeno» del cervello; le Pensées sur l'interprétation de la nature (1754) del Diderot, e il trattato De la nature di J. B. Robinet (1735-1820).

Nella seconda metà del '700 domina invece la tendenza a unificare m. e ateismo, rappresentata dal Système de la nature del D'Holbach (1774) e dall'Encyclopédie des Sans-Dieu di Pierre Maréchal (1800). Essa è contrastata dal m. fisiologico e ideologico, ispirato dal sensismo del Condillac (Traité des systèmes, 1749), con la dottrina dei fenomeni psichici come reazioni organiche ai fenomeni fisici (Charles Bonnet, 1720-93; Claude Adrien Helvétius, 1715-73; Pierre Cabanis [v.], 1757-1808). Esso permette di considerare una genesi della vita come superiore alla materia, e una formazione della coscienza, partendo da fenomeni elementari come quello dell'irritabilità dei tessuti e quello della sensazione come reazione interna alle impressioni. Un indirizzo parallelo è rappresentato dal m. associazionista inglese, il quale considerò (David Hartley, 1705-57) le sensazioni e le idee come «moti» dell'anima, del tutto simili e paralleli alle vibrazioni del sistema nervoso e soggetti allo stesso tipo di necessità meccanica; e propose (Joseph Priestley [1733-1804], Free discussion of the doctrines of materialism, 1778) di studiare i fenomeni psichici nei fenomeni fisici ad essi corrispondenti e secondo la stessa legge fisica di attrazione e repulsione. Esso venne poi recato a perfezione logica, e a conclusioni materialistiche, da James Mill (1773-1856: Analysis of the phenomena of human mind, 1829). Anche lo spinozismo fu interpretato in quell'epoca in senso materialistico-panteistico (H. de Boulainvilliers, H. Heydenreich).

Agli inizi del sec. XIX, con il prevalere dell'idealismo, gli ideologi (v. IDEOLOGIA) passarono ad accettare, sia pure velatamente e con varia opposizione, il criticismo kantiano, il quale considera la «materia» fisica e i principi scientifici ad essa attinenti come postulati derivanti da categorie intellettuali, mentre la materia sensibile è soltanto il contenuto inscindibile della forma intuitiva, e la sua esistenza in sé è inconoscibile. Non si può negare però Kant (v.) attribuisca alla materia della conoscenza, sia intuitiva che intellettuale, una funzione limitativa del sapere, a superare la quale dovette provarsi il successivo idealismo trascendentale e assoluto: il quale non riuscì quindi a sostituire interamente con la sua dottrina lo spiritualismo tradizionale, di ispirazione cartesiana e a sfondo dualistico.

Il m. DIALETTICA (v.) sorse invece verso la metà del sec. XIX, per negazione dell'idealismo assoluto di Hegel e diede origine al m. storico. Il m. economico ad esso conseguente, e per opera degli stessi autori, identificò quindi il «valore» con il lavoro produttivo, e definì i valori artistici e intellettuali come «plusvalore» (v. VALORE). M. dialettico, storico, economico, dopo varia fortuna nel sec. XIX, si trovano ancora congiunti nel socialismo e nel comunismo del sec. XX, come ai loro inizi. Si è tentato più volte di ricondurli alla critica kantiana, unificando la materia e la forma sensibile della prassi in uno stesso atto, ma non si riesce dai marxisti a superare il sofisma iniziale del «rovesciamento» dell'idea nel suo contenuto o materia, poiché questo in tanto e soltanto è comprensibile in quanto è nell'idea stessa.

Il m. psico-fisico (A. Weber, L. Fechner, H. Helmholtz, H. Hertz) sorse invece nella prima metà del sec. XIX per estensione del metodo sperimentale e dei progressi delle scienze fisiche ella psicologia associazionistica e allo spinozismo materialista: il Fechner lo legò con una visione panteistica dell'universo. Esso tende prevalentemente a dimostrare che vi sono relazioni costanti e quantitative fra i fenomeni fisici e i fenomeni psichici in conformità della legge di conservazione dell'energia (L. Meyer, 1840). Per lo sviluppo delle nuove teorie atomiche (C. Avogadro, P. Gay-Lussac), della cosmogonia evoluzionistica (P. R.

Laplace, H. L. Helmholtz) e della zoogonia (K. Vogt, R. Virchow) risorgeva anche, sulla metà del secolo, il m. meccanico-biologico (K. Vogt, Köhlerglaube u. Wissenschaft, 1854; K. Moleschott [v.], Kreislauf des Lebens, 1852; L. Büchner [v.], Kraft u. Stoff, 1855), in cui la materia atomica costituisce il sostrato delle forme materiali organizzate e organiche, le forze che occorrono per produrle sono ragguagliate a fenomeni della materia o a un suo sdoppiamento iniziale, e viene negata ogni autonomia della vita psichica in rapporto alle funzioni del cervello. Questo nuovo dogmatismo materialista non poteva a meno di concludere con un certo scetticismo sui limiti del sapere scientifico (P. Du Bois Reymond) e sulla possibilità di escluderne la teleologia (F. Überweg). Vi corrispondono, nelle scienze sociali, l'atomismo etico di Max Stirner (Der Einzige, 1845) e il determinismo.

Nella seconda metà del sec. XIX, in relazione con il predominio del metodo evoluzionista nelle scienze naturali (C. Darwin, H. Spencer) e delle teorie elettromagnetiche della materia (W. I. Rankine, J. Maxwell, W. Ostwald), si ebbe il sopravvento del m. monistico (energistico, evoluzionistico). Esso sostituisce al concetto classico di materia atomica quello di una materia indeterminata come energia primitiva o fondamentale e diffusa, da cui deriverebbe la formazione di nuclei atomici e molecolari, e che continuerebbe a produrre i successivi fenomeni evolversi. Questa ipotesi, che inverte anche il rapporto tradizionale tra forza e materia, venne adottata anche in psicologia con la teoria della Mind-Stuff (materia psichica; V. TAIN). Essa sarebbe teoricamente conciliabile con i sistemi spiritualistici, poiché l'energia è piuttosto forma che materia; ma finora ha ispirato sistemi monistici affini al panteismo e decisamente materialistici. Così quello della cosmogonia evoluzionistica di Ernesto Haeckel ed Enrico Morselli sulla fine del secolo scorso, e quello a noi contemporaneo della fisica quantica di Max Planck che ritorna a unire l'energia a quantità primitiva di valore nucleare.

L'errore iniziale del m. era appunto quello di attribuire all'atomo un'esistenza primitiva e increata, ed esso si ripete anche nelle forme attivistiche ed energetiche moderne. Né l'atomo né l'attimo, né gli elementi della materia estesa né quelli delle forze o energie fisiche sono l'atto della vita. Ancor più palese è la loro radicale insufficienza a dar ragione delle forme della vita spirituale (verità, libertà, dovere) essenzialmente irriducibili, per il loro valore ideale di universalità e necessità, al puro divenire empirico nello spazio e nel tempo in cui si risolve e si conclude ogni m. (v. ATEISMO; ATOMISMO; DUALISMO; MONISMO; LIBERI PENSATORI).

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“MATERIALISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 239. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/materialismo.