LIBERI PENSATORI

LIBERI PENSATORI. - Con tale nome vengono indicati tutti coloro che, rifiutando qualsiasi rivelazione o definizione dogmatica di verità religiose o morali, rivendicano alle capacità razionali e umane un’assoluta emancipazione. Di qui l’atteggiamento anticlericale e antiecclesiastico dei 1. p.

Le origini storiche del movimento vanno ricercate nell’Inghilterra del Seicento che subì l’influsso della Rinascenza italiana, particolarmente di G. C. Vanini, P. Pomponazzi, Leone l’Ebreo, G. Bruno e T. Campanella (cf. L. Einstein, The italian Renaissance in England, Nuova York 1902). A queste fonti si collega H. di Cherbury (1582-1648), che può essere considerato il padre del deismo inglese, la cui religione puramente naturale e razionale può essere accettata da qualsiasi popolo (cf. De Veritate, Londra 1633, p. 212). La scuola di Cambridge diede a siffatta religione un orientamento etico, mentre J. Toland, J. Collins, M. Tindal, T. Woolston, ecc. accentuano la naturalità della religione come quella che esclude ogni dogma, respinge l’autorità delle Scritture, la divinità di Cristo e i miracoli. I. p. inglesi, che costituivano da tempo una seta, curarono dal 1778 a Londra la pubblicazione del periodico The freethinking. Ma già prima aveva dato una grande spinta al loro movimento A. Collins con il suo Discourse of freethinking (Londra 1713), dove proclamava che il porre dei limiti alla ragione era andar contro alla ragione stessa.

Alla formazione del libero pensiero in Francia contribuì l’attività degli scrittori libertini e la conoscenza delle opere dei deisti inglesi. A quest’indirizzo aderirono gli enciclopedisti e Voltaire, il quale accentuò maggiormente lo spirito antidogmatico screditando la Chiesa e la Rivelazione con ironia e sarcasmo.

In Germania, dopo l’incoronazione di Federico II, circolarono molte traduzioni dei 1. p. inglesi, trovando terreno fertile nel razionalismo wolfiano e informando l’illuminismo tedesco. I risultati del libero pensiero tedesco furono più concreti di quelli ottenuti in Francia, specialmente nel campo della critica scritturale e a proposito della vita di Gesù (H. S. Reimarus, D. F. Strauss, ecc.; cf. G. Ricciotti, La vita di Gesù Cristo, 12a ed., Roma 1949, p. 210 sgg.). Accanto allo sviluppo di queste

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scuole, l’influsso esercitato dalle scienze positive accreditò maggiormente l’autonomia della ragione e il movimento dei l. p. si organizzò in associazioni cittadine. Da allora libero pensiero fu sinonimo di ateismo e distintivo degli avversari della religione e della Chiesa.

A Milano si fondò nel 1865 una Associazione dei l. p. (negli anni immediatamente precedenti si erano fondate a Parma, Siena e Firenze associazioni identiche), che pubblicò dal 1866 al 1875 il periodico Il libero pensiero a cura di L. Stefanoni, che dal 1867 diresse anche la Biblioteca del razionalista (Milano). Nello statuto dell’Associazione milanese si legge: «il l. p. non ammettono altri veri che quelli dimostrati dalla ragione; altra legge morale che quella sancita dalla coscienza... considerano le religioni dogmatiche, dette rivelate, negazioni della coscienza e della libertà umana» (cf. Il libero pensiero, Milano 1866, pp. 56-57). Affermazioni pratiche furono l’astensione dei l. p. dal matrimonio religioso, dal battesimo dei figli, la cremazione dei cadaveri, al cui proposito si tennero nel 1869 a Firenze e nel 1874 a Milano due congressi medici. Nel 1880 a Bruxelles fu fondata la Federazione internazionale de la libera pensione, cui aderirono le associazioni locali già esistenti. In Germania a Francforte si fondò nel 1881 il Deutsche Freidenkerbund (organo: Menschenfutun, poi Der Freidenker) per opera di L. Büchner, affinché «le forze sparse del l. p. tedesco si uniscano e, attraverso l’organizzazione di associazioni promuovano un’azione nella vita pubblica» (cf. L. Büchner, Am Sterbelager des Jahrhunderts, Giessen 1898). Un notevole sviluppo del movimento si ebbe nel 1896 con la riunione a Zurigo delle varie società di azione e cultura morale austriaca, svizzera, francese, italiana, inglese, americana, che formarono un Internationale Ethische Bund.

Nel 1906 Haeckel fonda il Monistenbund, che nel 1911 con tutte le associazioni monistiche si organizzò con sede ad Amburgo in un Internationale Komitee für Monismus.

Mentre in Francia il movimento dei l. p. si avvantaggiò con l’avvento della sinistra al potere, dopo il caso Dreyfus (1899-1905), nel 1913 a Berlino si formò il Bund der Konfessionen (organo: Der Weg) che riunì le masse uscite dalla Chiesa. Nel 1915 il movimento generale dei l. p. si distinse in radicali e in moderati, quelli formando la International proletarischer Freidenker a Vienna (organo: Der proletarische Atheist); questi stabilendosi a Lipsia e organizzandovi il Volksbund für Geistesfreiheit (organo: Die Geistesfreiheit). La Arbeiter Freidenkerbewegung, scioltasi dal movimento generale nel 1905, si trasferì in Russia, dove costituì la Lega dei senza Dio.

Nel 1904 la Federazione internazionale de la libera pensione di Bruxelles tenne un congresso internazionale a Roma, in cui si proclamò che il l. p. hanno il diritto e il dovere di togliere allo spirito clericale retrogrado «la direzione ufficiale degli Stati e soprattutto la direzione obbligatoria delle coscienze, dell’educazione popolare e delle opere di solidarietà popolare» (cf. Atti del Congresso della Federazione internazionale dei l. p. di Roma, Milano 1904, pp. 14-15). Circa l’atteggiamento anticlericale del movimento dei l. p. valgono le parole di M. Rapisardi: «Non poter lanciare personalmente in faccia al Vaticano la mia ultima voce è per me un gran dolore» (op. cit., p. 16).

Dai passi riferiti è facile notare il contenuto e l’atteggiamento costantemente antidogmatico e anticattolico dei l. p., fondato su un errato intendimento dei valori umani e dei valori religiosi: quelli come aventi in sé la possibilità di realizzare naturalmente la felicità umana; questi come limitanti la natura umana e vincolanti schiavisticamente l’individuo. Il loro movimento, nato con l’intento di conciliare il fatto razionale con il fatto religioso, annulla il problema escludendo i valori soprannaturali e riducendo ogni contenuto religioso al dominio della scienza positiva e sperimentale. Le teorie dei l. p. sono abbracciate e diffuse dal bolscevismo, dal comunismo, dai «senza Dio».

BIBL.: L. Carrau, La philosophie religieuse en Angleterre depuis Locke jusqu’à nos jours, ivi 1888; M. Berthelot, Scienze et libre pensée, ivi 1905; J. M. Robertson, Short history of free-thought, 3ª ed., Londra 1906; F. Buisson-Wagner, Libre pensée et proé- stantisme libéral, Parigi 1908; J. B. Bury, A history of freedom of thought, Londra 1913; G. Dentice d’Accadia, Le radici storiche del libero pensiero, in Annali della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Cagliari, 1928; K. Algarimissen, Freidenker, in Arbeitschafft u. Seelsorge, 4ª ed., Friburgo in Br. 1930; H. W. Schnei- der, Natural religion, in Divinity school bulletin, 1939, p. 26 sgg.; L. Brunschwig, Sur la philosophie religieuse au XVIIe siècle, in L’homme à M. Blondel, Parigi 1945, p. 185 sgg.; F. Schnabel, Storia religiosa della Germania nell’Ottocento, vers. II. Brescia 1946, pp. 183 sgg.; 475-509; K. Algarimissen, Freidenker, in L’ThK, IV, coll. 156-63 (con ampia bibl.). Enzo Maccagnolo