LIBERISMO

LIBERISMO. - Il 1. è un liberalismo economico e designa ad un tempo una dottrina e una politica economica: la dottrina economica che opina che l’ordine economico benefico e pacifico sia immanente nella realtà e la politica economica pressoché negativa che ne deriva. Ambedue sorgono verso la metà del sec. XVIII e durano, con qualche sporadica re-viviscenza, fin verso la fine del secolo seguente.

Il 1. interrompe in modo apparentemente brusco una costante e più che millenaria tradizione che aveva fatto fino allora diffidare dell’ordine istintivo nell’economia e aveva portato a favorire e a praticare una politica positiva di razionalizzazione dell’economia. In realtà esso fu lentamente preparato da caratteristici avvenimenti ed idee nel doppio ordine dei fatti e delle dottrine.

Nell’ordine dei fatti furono soprattutto influenti la reazione delle classi agricole e di colonie di popolamento contro la politica di irrazionale sfruttamento praticata nei loro confronti dal mercantilismo della ultima maniera, tutto proteso verso il rafforzamento del commercio e dell’industria nazionale, nonché la reazione creata dagli eccessi del volontarismo creditizio, che portarono talvolta a disastri - fu il caso della banca Law - di carattere nazionale. Nel corso del sec. XVIII perfino l’alta classe mercantilistica - finanziaria e industriale, che pure il mercantilismo aveva allevato con i suoi favori, sentendosi ormai sufficientemente forte e ricca e in grado quindi di stare in piedi da sola, non ha più considerazione per i privilegi di cui questo sistema l’ha munita, mentre è molto critica per gli oneri che continuamente le impone per l’ottenimento dello Stato.

Nell’ordine delle idee - per tacere di quelle propriamente filosofiche, come la concezione cartesiana di un universo retto da leggi matematiche, eterne ed immutabili, o come le concezioni individualistiche e rivalutrici dell’egoismo del sensismo inglese - furono molto importanti le osservazioni particolari che a misura del progresso dell’analisi concreta si accumulavano nel seno stesso del mercantilismo sul meccanismo naturale di azioni e reazioni spontanee e spontaneamente razionalizzanti, apparentemente insiste in diversi aspetti particolari dell’attività economica, che rende superfluo ogni azione riflessa.

Il 1. incomincia sostanzialmente con la fisiocrazia. I fisiocratici tuttavia rimasero sospesi fra il 1. e il volontarismo. Son già liberisti perché ritengono che l’ordine benefico e pacifico è già fatto ed anzi fatto ab aeterno, non debba esser quindi creato, ma soltanto riconosciuto. Sono ancora volontaristi perché opinano che l’ordine benefico e pacifico non si attui spontaneamente, ma debba essere prima riconosciuto, quindi realizzato, levando di mezzo tutte le pastoie accumulate dall’ignoranza degli uomini e infine costantemente difeso contro questa ignoranza.

A tagliare gli ormeggi che trattenevano ancora il nascente 1. alla sponda volontaristica fu proprio Adamo Smith (1723-90) autore del famoso libro The wealth of nations (1776) che acclimato il 1. in tutta l’Europa. Lo Smith raccolse e ordinò tutte le critiche che contro la politica mercantistica erano state mosse dagli stessi mercantilisti e dai fisiocratici, dando loro una sistematicità veramente scientifica. Dai fisiocratici segnatamente dedusse l’idea di un ordine naturale, ordine che anche per lui si contraddistingue per la capacità di massimizzare

il prodotto della società, ma lo vide attuarsi spontaneamente e corresse inoltre il loro errore originale di aver limitato la produttività alla terra.

Il tratto caratteristico del pensiero di A. Smith consiste nell'affermazione della spontaneità e bontà dell'ordine economico che egli fa risaltare dai fatti, piuttosto che da ragionamenti dogmatici. Dogmatica è però la spiegazione che ne dà ed anche molto misteriosa: gli uomini, agendo ognuno per il loro proprio interesse, sono addotti da una mano invisibile a promuovere insieme, nello stesso tempo, il maggior bene della società.

L'azione economica dello Stato dovrebbe limitarsi essenzialmente ad amministrare la giustizia, a difendere il paese, a costruire e mantenere certi lavori pubblici e istituzioni che non sarebbero mai provviste di individui e associazioni private, pur essendovi casi, in cui l'intervento pubblico è desiderabile. Ci vuole anche il libero scambio internazionale il quale ammette pure diverse eccezioni e segnatamente quelle che hanno di mira la preservazione della sicurezza del paese.

Le dottrine di Smith divennero rapidamente popolari in Inghilterra e anche sul continente, soprattutto per intermediazione del francese Jean Baptiste Say (1767-1832) il quale nel suo Traité d'économie politique (1830) diede una sistemazione organica alle idee di Smith, perfezionandole in molti punti e presentando per la prima volta la scienza economica come una scienza naturale. Laddove Smith aveva parlato di ordine spontaneo, egli parla di leggi naturali.

La scuola smithiana anche in Inghilterra prende un indirizzo nettamente dogmatico e naturalista. Due nomi meritano particolare menzione: quello di Robert Malthus (1766-1836), autore della famosa teoria della popolazione e quello di David Ricardo (1772-1823), autore della teoria della rendita, del commercio estero e della moneta. Quest'ultimo, soprattutto, ebbe una grande influenza sulla legislazione inglese e continente in senso liberistico.

Con John Stuart Mill (1803-73) si è già fuori della corrente propriamente liberale in quanto egli pone chiaramente la distinzione fra scienza e politica economica, ed ammette larghi interventi nel settore distributivo. Ma proprio quando il pensiero del Mill è all'apogeo, il ha una nuova primavera alquanto effimera ad opera della scuola francese, e di Federico Bastiat in primo luogo (1801-50), e dei manchesteriani in Inghilterra. Costoro si affannano a dissipare le ombre che le teorie di Malthus e Ricardo avevano gettato sull'ordine naturale e rintuzzano senza nulla ammettere le critiche dei socialisti, critici e teorici dell'economia nazionale, cercando di dimostrare che tutti i lamentati malanni provengono dal fatto che ci si è discostati dalla libertà e scomparirebbero tornando ad essa. Essi fanno della libertà economica un requisito essenziale della libertà politica.

Con questi autori il 1. ha compiuto il massimo sforzo anche nella pratica politica (si deve a loro l'instaurazione del libero scambio in Inghilterra e altrove). Dopo di esso avrà una lenta decadenza nei fatti e nelle dottrine.

Nella sua carriera quasi secolare il 1. ha avuto una grandissima influenza nel mondo dei fatti e delle dottrine. Esso ha innanzitutto accreditato il naturalismo economico, finendo di persuadere gli uomini che l'agire economico va razionalizzato con puri criteri economici e giustificando così l'individualismo e anormalismo economico. Secondariamente accelerò il ritmo del progresso materiale dell'umanità, benché a prezzo di grandi sofferenze per le classi più umili e quindi con accumulazioni di gravi problemi per il futuro. E, infine, ha aumentato l'interesse per le cose economiche e stimolato quindi straordinariamente l'osservazione economica, con conseguente arricchimento in materia della umanità.

BIBL.: E. Salin, Geschichte der Volkswirtschaftslehre, Berlin 1929; R. Gennard, Histoire des doctrines économiques, Paris 1930, passim; S. Majerotto, Dalle origini dell'économie, Torino 1930, passim; H. M.
BIBL.: L. Oltra, Storia delle dottrine economiche, Milano 1947.