LIBER, LIBERALIA. - Secondo la tradizione, quando nel 495 a. C., in seguito ad una carestia, dai Libri Sibillini fu ordinata l'introduzione in Roma di divinità greche, venne accolta la triade Cerere, Liber e Libera, già dagli antichi ritenuta traduzione di quella greca: Demetra, Dioniso (v.) e Persefone (Dionisio d'Alcarnasso, 6, 17). Nello stesso anno ai nuovi dèi, da artisti greci fu costruito un tempio (aedes Cereris, Liberi Liberaeque), alla base dell'Aventino presso il Circo Massimo) il cui dies natalis ricorreva il 19 apr., festa dei Cerialia.
Ma, contrariamente alla tradizione, non si può dubitare dell'indigenato italico di Liber, per le seguenti ragioni. Infatti in primo luogo la sua festa (i Liberalia) era già ricordata nell'antico calendario "numano" (17 marzo), segno, questo, di alta antichità; poi il frequente appellativo di "pater" dato a Liber, così come era attribuito alle altre due divinità indigenee ed arcaiche: Iuppiter e Mars; infine, il fatto che Liber appare come epiteto di Iuppiter tra numerose popolazioni quali: Vestini, Frentani, Sabini, a Capua ed a Roma stessa (in un frammento di calendario arvalico, al 10 sett.: cf. CIL, I, 11, p. 214), la qual cosa potrebbe far pensare ad una sovrapposizione di Iuppiter ad un preesistente dio locale Liber, o Loebasius (secondo una delle forme più antiche del nome: cf. Varone, De lingua lat., VI, 2; Servio, ad Georg., I, 7; Paolo Festo, 108). D'altra parte, la sua autonomia, per l'età più antica, nei confronti di Dioniso, Liber può rivendicarla dimostrando il nessun legame ch'egli ha con la vite, cadendo la sua festa in epoca assai lontana (marzo) dalla vendemmia. Egli invece appare in più chiari legami con la fertilità dei campi e degli animali: così le processioni ittialiche eseguite in varie località dell'Italia, specie a Lavinio, dove un mese intero era dedicato a Liber "pro eventibus se minum" e "ab agris fascinatio repellenda", cerimonie in cui si faceva largo uso di "verba flagitiosissima" (Agostino, De civ. Dei, 7, 21; cf. Ateneo, 622 c), elementi tutti di indubbia arcaicità; ed infine la più nota relazione di Liber con Cerere (anche tra i Sabini, cf. Servio, loc. cit.), la dea del frumento.
In età più tarda, quando il culto di Dioniso cominciò a penetrare in Roma, il dio greco a poco a poco fu interpretato con Liber per qualche somiglianza cultuale, come: le feste falliche, l'uso di appendere gli oscilla in onore del dio, ecc., per cui Liber finì con il diventare anch'egli dio della vite, della vendemmia e simili.
Nel giorno dei Liberalia (17 marzo) si vedevano per la città delle vecchie (chiamate "sacerdotes Liberi") incoronate di edera, le quali vendevano focacce di farina, miele ed olio (libum), di cui gettavano una piccola parte sulla minuscola ara (foculus) posta dinanzi ad esse, in onore del dio ed a beneficio del compratore. In questo stesso giorno i giovani prendevano la toga virile.