LUPERCI E LUPERCALIA

LUPERCI e LUPERCALIA. - Festa del 15 febbr. nell'antica religione romana. L'esecuzione dei suoi riti era affidata ai lupperi (etimologie proposte: 1. da lupus come noverca da nova; 2. da lupus e hicrus; 3. da lupus e arceo) raggruppati in due soluzioni daliti sacerdotali: i lupperi Fabiani e Quintiliani o Quintiales (ai quali per una riforma di breve durata si aggiunsero, sotto Giulio Cesare, i lupperi Iulii).

Nel giorno della festa i lupperi si riunivano nella grotta detta Lupercal sul versante del Palatino, in cui, secondo la leggenda, la lupa avrebbe trovato e nutrito Romolo e Remo. Nel rituale della festa si possono distinguere tre momenti: 1. Il sacrificio, nella grotta, di una capra (o un caprone?) e di un cane, alla presenza, sembra, del flamme Diale, sacerdote di Giove, che tuttavia, in altre occasioni, non doveva vedere cani e capre. 2) A due giovani, presumibilmente lupperi, si toccava la fronte con il coltello insanguinato adoperato nel sacrificio. La traccia del sangue veniva poi asciugata con un panno di lana bagnato nel latte, al che i giovani dovevano dare in una risata. 3) I lupperi completamente nudi, a parte un grembiule di pelle di capra, intraprendevano poi una corsa tutt'intorno al Palatino. Con una cinghia di pelle di capra, detta amiculum Junonis, essi colpivano chiunque incontrassero, o, secondo altre versioni, le sole donne che con ciò assicuravano la propria fecondità. Come dio della festa, gli autori antichi menzionano - in apparente disaccordo - Fauno, Luperco e Inuo (ma i due ultimi probabilmente non sono che altri nomi del primo), mentre secondo una testimonianza isolata ma non trascurabile la festa sarebbe stata di Giunone. Per Fauno si possono addurre la festa di questo dio al 13 febbr., il suo culto specifico nella gens Fabia, i suoi rapporti con il lupo; per Giunone l'amiculum Junonis, il carattere sacrale del mese febbraio (cf. l'Ino Februata e le feste del 1 febbr. e del 1 marzo), la capra come suo animale sacro, e la leggenda che fa risalire il rito di fustigazione delle donne a un oracolo di Giunone Lucina. La festa potrebbe esser stata dedicata a queste due divinità contemporaneamente, il che troverebbe corrispondenza nel doppio sodalizio sacerdotale, nella doppia vittima sacrificale, nei due giovani del rito con il coltello, e nei due animali connessi con i lupperi, il lupo di cui portano il nome e la capra della cui pelle si vestono.

Gli antichi spiegavano la festa etiologicamente, come commemorazione di fatti della vita di Romolo e Remo. I moderni l'interpretano per lo più nei quadri di una teoria generale, accentuando o ritenendo come soli tratti originari del rito quelli che più corrispondono a questa; qualcuno (Mannhardt) vi troverà quindi riti di fecondità agraria, altri (Deubner, Rose) riti magici predestini, altri (in parte W. Fowler, Carcopino) invece fatti totemici. La festa è evidentemente complessa, come complesso è il sistema politeistico del calendario arcaico che la contiene. Il giro descritto dai lupperi intorno alla sede della più antica comunità romana, il complesso delle leggende culturali connesse con le origini di Roma, lo stretto parallelismo di elementi latini e sabini, ecc. sottolineano anche un aspetto «politico» della festa.

BIBL.: W. Mannhardt, Mythologische Forschungen, Strasburgo 1884, p. 72 segg.; W. Warde Fowler, Roman Festivals, Londra 1899, p. 310 segg.; L. Deubner, in Archivio di Religione ecclesiastica, 13 (1910), p. 481; J. Carcopino, La lune du Capitole, Parigi 1925, p. 67 segg.; H. J. Rose, in Mnemosyne, 60 (1933), p. 305 segg.; K. Kerényi, Niobe, Zurigo 1949, p. 136 segg.

Angelo Brelich