LÉVY-BRUHL, Lucien. - Filosofo e sociologo, n. a Parigi il 10 apr. 1857, m. ivi il 13 marzo 1939. Professore alla Sorbona dove successe a E. Boutroux, membro dell'Istituto, studioso di sociologia secondo il sistema di A. Comte, si avvicinò poi a quello della scuola sociologica fondata da E. Durkheim, di cui apprezzò la vasta documentazione etnologica, ma respinse il rigoroso schematismo che sacrificava l'elemento individuale a esclusivo beneficio di quello sociale.
Delle sue opere filosofiche la più notevole è: La morale et la science des moeurs (Parigi 1903). Tutti gli altri volumi, in numero di sei, sono diretti a investigare la mentalità dei primitivi nel loro modo (che egli, con vocabolos da lui stesso poi ripudiato, chiama «prelogica» in quanto indipendente dai nostri schemi logici) di intuire la realtà, modo che egli dice caratterizzato da una particolare «partecipazione» che il primitivo sente tra lui e il mondo che lo circonda e che determina il suo pensiero e la sua azione. A questa idea di partecipazione (pure escludendo, in seguito, che abbia valore di legge) egli è rimasto sempre fedele. Altre opere: Les fonctions mentales dans les sociétés inférieures (Parigi 1910, 2a ed., 1923) in cui analizza detta mentalità ed illustra il concetto di «partecipazione»; La mentalité primitive (ivi 1924) dedicato in particolare al concetto di causalità presso i primitivi; L'âme primitive (ivi 1927) che il primitivo concepirebbe come una forza «mistica» presente in tutti gli esseri; Le surnaturel et la nature dans la mentalité primitive (ivi 1931) sulla maniera nella quale il primitivo si raffigura il mondo soprannaturale; La mythologie primitive (ivi 1935) sulla verità particolare propria del mito e sulla sua conseguente capacità di far rivivere la realtà se rievocato o ripensato; L'expérience mystique et les symboles chez les primitifs (ivi 1938) che è il coronamento di tutta l'operosità di L.-B. in questo campo, con particolare riguardo alla funzione del simbolo. M. Leenhardet, ha pubblicato postumi i Carnets de L. L.-B. (Parigi 1949), dove questo probo studioso è venuto ripensando e appuntando, con un fervore intellettuale sempre vigile, la materia della sua opera.
L'opera di L. L.-B. è notevole per la copia del materiale utilizzato, che, dentro lo schema dei sei volumi citati, esamina tutti gli aspetti della vita e del pensiero dei primitivi. Essa rappresenta una mitigazione dell'esclusivismo sociologico della scuola del Durkheim alla quale rimane estranea l'attività mentale dell'individuo. Tuttavia l'idea di partecipazione mistico-magica, in base alla quale egli ricostruisce la mentalità del primitivo, finisce per ridurre a nulla il concetto di causalità normale. Perciò gli sono state mosse obiezioni non solo da filosofi, ma anche dagli etnologi della scuola storico-culturale, i quali ultimi gli hanno pure rimproverato di utilizzare senza relativi gruppi etnici distanti e diversi fra loro, contro una dei canoni fondamentali di detta scuola.