IDEOLOGIA. - Etimologicamente (da ἰδέα ἐ λόγος) è la scienza delle idee.
Il termine fu usato la prima volta da Destutt de Tracy: «L'idéologie est la science des idées (Éléments d'idéologie, I, Parigi 1801, p. 5). Il Windelband nota tuttavia: «Non è escluso che il de Tracy abbia tolto questo nome dalla Wissenschaftslehre del Fichte» (Storia della filosofia, trad. II. di C. Dentice D'Accadia, II, Palermo 1938, p. 133, nota). L'i. era intesa da Destutt de Tracy come lo studio dei fatti mentali rappresentativi, nella loro origine e natura psicologica e nella loro espressione per mezzo del linguaggio. Dato il prevalere, verso la fine del sec. XVIII, particolarmente in Francia, dell'indirizzo psicologico-descrittivo (in continuazione dell'opera del Condillac), ideologi furono detti allora i filosofi in genere, e in particolare, con senso peggiorativo per l'astrattezza cui si ispirava il loro sistema, il gruppo Diderot, Cabanis, Volney, Helvetius, D'Alembert, ecc.
In Italia il termine fu usato da M. Gioia, B. D'Aquisto, F. Soave, P. Galluppi, A. Rosmini ed altri. Per il Galluppi «l'i. è la scienza dell'origine e della generazione delle i.» (Elementi di filosofia, II, Livorno 1852, cap. 1, § 1), e particolarmente delle idee essenziali all'umano intelletto, cioè di quelle idee senza le quali il sapere umano sarebbe impossibile, quali, ad es., sostanza, qualità, spazio, numero, causa, effetto, corpo, io. Per il Rosmini «l'i. tratta dell'ori-
gine e della natura delle idee e però dell'essere come pura ed assoluta idea, nella quale tutte le altre si contengono » (Teosofia, I, ed. nazionale, Roma 1938, p. 33). Essa è pertanto studio dell'essere ideale, ossia della forma originaria del pensiero: « L'i. è la scienza del lume intellettivo col quale l'uomo rende intelligibile a se stesso i sensibili, da cui trae l'universo sapere..., l'i. non crea né inventa questo lume..., ma essa dall'ordine dell'intuizione lo trasporta in quello della riflessione scientifica e così ne forma una scienza » (Logica, I, ed. cit., ivi 1942, p. 1, num. 1).
Nella filosofia neoscolastica, il termine fu usato talora, non senza analogia con il significato rosminiano, ad indicare il trattato psicologico-gnoseologico sull'origine e valore delle idee o concetti generali (cf. A. Farges-D. Barbedette, Philosophia neoscolastica, I, 63ª ed., Parigi 1936, p. 369). Ma l'uso è oggi pressoché scomparso. Nel linguaggio corrente, con tendenza, sovente, verso il senso peggiorativo, i. equivale a sistema filosofico o insieme di principi e concezioni che caratterizzano un'epoca, un'età, una cultura, un popolo, un gruppo: p. es., l'i. spiritualista, materialista, liberale. V. ILLUMINISMO; POSITIVISMO; SENSISMO.