HUXLEY, THOMAS HENRY

HUXLEY, THOMAS HENRY. — Naturalista e filosofo, n. il 4 maggio 1825 a Ealing, m. il 29 giugno 1885 a Eastbourne. Non ebbe un'istruzione regolare ma lesse molto per tempo la logica di Hamilton e le opere di Carlyle; studiò medicina. Come naturale stata segui dapprima Owen e Oken; in seguito, dopo che Darwin ebbe pubblicato On the origin of species (1859), aderì, con riserve, al suo sistema e non accettò la dottrina dell'evoluzione di Spencer, che nonbbbe personalmente. Ritenne fondamenti dell'evoluzione organica l'embriologia e la paleontologia, ma sostenne la necessità di attenersi strettamente all'esperienza.

H. aderisce al positivismo e all'agnosticismo: anzi, pare che il vocabolo agnosticismo sia stato introdotto da lui. La conoscenza è limitata ai fatti della nostra esperienza; la coscienza è solo un epifenomeno (v.) dei fatti fisiologici, «automatic consent». Ma se tutto è da interpretarsi con la materia e con la forza, queste sono date solo come contenuti obbiettivi di coscienza. H. non risolve la contraddizione di una coscienza soltanto effetto e di una materia soltanto simbolo. Nello stesso modo, mentre vorrebbe una fede viva nell'ordine della natura, proclama l'agnosismo tra l'ordine cosmico e l'ordine morale.

Opere principali: Man's place in nature (1864); Hume (1879); Science and culture (1882); Evolution and ethics (1893).

Bibl.: Opere: Collected Essays, 9 voll., Londra 1893-94. Studi: Life and letters of Th. H. by his son, Leonard H., 2 voll., 1900; W. H. Thompson, H. and religion, ivi 1905. Altre indicazioni in W. Ziegenfuss, Philosophen-Lexikon, I. Berlino 1949, pp. 576-77. Andrea Ferro