SINAI - Mosè riceve le Tavole della Legge sul monte S. Particolare della «Porta del Paradiso» di L. Ghiberti (1425-52) - Firenze, Battistero.
SINAI (ebr. Sînaj, gr. Σινᾶ, arabo Ṭūr Sînā). - Regione montuosa, HEBAL (v.), dove gli Israeliti, tre mesi dopo la loro uscita dall'Egitto (Ex. 19,1), si accamparono per ca. un anno (Num. 1,10), ricevendovi da Mosè, loro condottiero, l'organizzazione religiosa e civile.
Oscura rimane l'etimologia del nome; è poco probabile che l'appellativo sia sorto dalla venerazione sulla montagna del babilonese dio lunare Sin, giacché per i Cananei e Semiti occidentali il dio Luna era Jerah; non è però da escludersi che derivi dal nome dell'attigua steppa chiamata Sin (Ex. 16,1; Num. 33,1) per l'abbondanza di cespugli spinosi (ebr. sênêh).
La montagna, durante da Qades Barne (= 'Ajn Qudejs) 11 giornate di cammino per la via del Monte Seir (Deut. 2,9), aveva ai suoi piedi una piana capace di contenere l'adunata israelita (Ex. 19, 16.18), donde si poteva scorgere la cima del monte. Con impressionante teofania (ibid. 19, 16-25) fu sul monte promulgato il Decalogo (ibid. 20, 1-18) seguito dal Codice d'Alleanza (ibid. 21-23) e da altre comunicazioni divine concernenti la costruzione e l'arredamento del tabernacolo (v.) destinato alla dimora e al culto di Dio (ibid. 24-30). Ivi fu suggellato il patto d'alleanza con Dio, per cui il popolo s'impegnava ad osservarne la Legge (ibid. 23, 25-31). Vari secoli dopo, il profeta Elia, per sfuggire alle minacce della regina Iezabel, si recò in 40 giorni «a Horeb, monte di Dio» (I Reg. 19, 8).
La tradizione sia giudaica sia cristiana ha costantemente indicato il sito del S. biblico nella penisola che da S. del Mediterraneo, a sud-ovest dal golfo di Suez, a sud-est da quello di el-'Aqabah, ambedue dipendenti dal Mar Rosso, è lunga dal Rās Mohammed, punta meridionale, sino al Mediterraneo ca. 400 km. e larga ca. 250; politicamente dipende dall'Egitto. Precisamente nella parte centro-meridionale si eleva una catena di montagne granitiche che culmina nel Çebel Kaṭerin (2602 m.) e nel Çebel Umm Sômer (2575 m.), che sono a sud e sud-ovest del Çebel Mûsâ (2244 m.), il quale ha a nord-ovest il Çebel Serbâl (2050 m.).

(da W. F. Albright, The early alphabetic inscriptions from Sinai and their decipherment, in Bulletin of the Am. Schools of Or. Research, 116 [1953], p. 55)
L'identificazione, oltre che soddisfare alle esigenze topografiche della narrazione biblica, è sostenuta da una ininterrotta tradizione cristiana. Egeria (v.), che nel 395 visitò la santa montagna e ne raccolse tutte le indicazioni a lei date dai monaci, dice che il nome di S. designa non solo tutto il sistema montuoso, ma in specie un monte con due picchi, contrassegnati entrambi da oratori, a ricordo dell'apparizione divina il primo, della roccia di Horeb il secondo. Dice che questo monte è a 35 miglia da Pharan; la distanza che esattamente corre da Pharan al Çebel Mûsâ.
Si scostò dalla tradizione comune nel sec. vi il monaco nestoriano Cosma (v.) Indicopleuste, sostenendo l'identificazione del S.-Horeb con il Çebel Serbâl nella regione di Pharan, perché, appoggiandosi all'opinione allora comune che Raphidim (v.), ne deduceva che il Horeb-S. fosse nelle vicinanze. Ma questa identificazione, preferita ancora da
scrittori recenti, male si adatta alla topografia della narrazione biblica: il monte è quasi inaccessibile e non ha sotto di sé una pianura vasta da contenere una massa di popolo. La maggior parte degli esegeti pongono Raphidim a Erfâjid, sull'itinerario del Çebel Mûsâ. Non sono riuscite ad affermarsi contro l'identificazione tradizionale le ipotesi recenti che pongono il sacro monte a nord della penisola sinaitica o nelle vicinanze, sia nell'oasi di Cades, sia nella regione di Petra, sia in quelle vulcaniche ad est del golfo di el-'Aqabah nell'Arabia settentrionale.
MONASTERO e VESCOVATO del S. - Il grande monastero di S. Caterina situato a pie' del Monte S. fu fondato dall'imperatore Giustiniano I; esso fu dedicato alla Madre di Dio, ma fin dal sec. xiv prese il nome di S. Caterina (v.) di cui vi si venerano le reliquie.
Fu ed è retto da un igumeno (abate) che fin dal sec. ix fu anche vescovo e che più tardi venne onorato con il titolo di arcivescovo. Un gruppo di stabilimenti monastici è sottomesso a questo grande monastero, cui si può attribuire un carattere internazionale, come dimostrano i pellegrinaggi dell'età patristica, del medioevo e dei secoli recenti, promossi dai ricordi biblici e dal culto di S. Caterina, le molte lettere dei papi, i doni dei principi, le oblazioni dei fedeli, l'estensione dei possessi monastici e finalmente i tesori culturali di codici, carte e immagini. I papi accordarono ai monaci sinatici molti favori già dai tempi di Gregorio Magno. Onorio III, Gregorio X, Giovanni XXII, Innocenzo VIII, Giulio II, Leone X, Paolo III, Pio IV, Gregorio XIII, Paolo V, Urbano VIII, Innocenzo XII, Clemente XI scrissero in favore del monastero del S. lettere, ancora conservate, di protezione, di indulgenze, o di beneficenza caritativa; due riguardano la concessione di cardinali protettori da parte di Innocenzo XII e Clemente XI.
L'igumeno del monastero centrale godette e gode di una certa autocelalia. Oggi, dall'abate-vescovo dipendono ca. 50 monaci, dispersi nei vari stabilimenti sinatici: S. Caterina, Faran, Tor, Suez, Cairo, Asmara, Tripoli in Siria, Kirinia, Papho, Rizo Karpasso nell'isola di Cipro, Candia (Herakleion), La Canea, Messara, Spileotissa nell'isola di Creta, Zante, Chios, Janina, Costantinopoli, Atene. Ancor oggi, nel S. si trovano molti manoscritti: 2280 greci, 580 arabici, 276 siriani (dei quali però 15 dispersi), 5 palestinesi, 98 georgiani (dei quali 8 dispersi), 41 slavi (dei quali 1 latino), 6 etiopici; ed inoltre più di 2000 diplomi, rotoli, firmani in lingua araba e turca; dei documenti latini si deve fare ancora ricerca. Oltre i codici sono conservate ancora iconi; e nella chiesa un celebre musaico. - Vedi tav. XLI.
Greg. Papamichael, 'Η μονή τοῦ ὄρους Σινά, Atene 1932; G. Hofmann, S. und Rom. in Orientalia christ., 9 (1927), 213-30; K. Amantos, Σιναίτικα μνημεία ἀνέκδοτα, Atene 1928; M. H. L. Rabino, Le monastère de la Ste Catherine du Mont S., Le Caire 1938; G. A. Soteriu, Icones byzantines du monastère du S., in Byzantion, 14 (1939), pp. 325-37; G. Garitte, Expédition paléograph. au S., in Le Muséon, 63 (1950), pp. 119-21; G. Hofmann, Lettere pont. edite ed inedite intorno ai monast. del Monte S., in Orient. christ. period., 17 (1951) 283-303. Giorgio Hofmann