SABATINO, PRIVILEGIO. - Si fonda sull'apparizione e la promessa della S.ma Vergine di liberare dal Purgatorio le anime dei confratelli del Carmine il sabato dopo la loro morte. Condizioni del privilegio sono: per i religiosi perseverare nell'Ordine; per i confratelli ad esso aggregati indossare il «segno del santo abito» (preso alla lettera: la cappa, ma praticamente lo scapolare), osservare la castità conforme al proprio stato, recitare l'Ufficio piccolo della Madonna o, non potendo, astenersi dalle carni il mercoledì e il sabato; quest'ultima condizione può essere commutata dai sacerdoti aventi facoltà con la recita di sette Pater, Ave. Gloria.
L'apparizione e privilegio sono esposti nella cosiddetta «bolla sabatina» di Giovanni XXII, Sacratissimo uti culmine (1322), nota attraverso un transunto nella bolla confirmatoria di Alessandro V (1409) autenticato nel 1421, poi inserito nella bolla di Clemente VII Ex clementi (1530).
Il decreto del S. Ufficio dell'11 febbr. 1613 chiarì: «Si permette ai Padri carmelitani si predicare che il popolo cristiano può piamente credere... che la S.ma Vergine aiuterà le anime dei frati e dei confratelli dopo il loro transito... con le sue continue intercessioni, suffragi, meriti e particolare protezione, specialmente nel giorno di sabato, che la Chiesa consacra alla medesima Vergine...». Anche gli ultimi payi hanno ripetutamente ricordato il p. s., ultimo Pio XII nella lettera commemorativa del VII centenario della visione di S. Simone Stock (11 febbr. 1950).
Però l'autenticità materiale della bolla di Giovanni XXII è stata fortemente contrastata, sia perché non contenuta nel Registro ufficiale, sia per il tenore poco curiale e alquanto strano del testo. Allo stato attuale della documentazione la divizione si trova pienamente sviluppata nella seconda metà del sec. XV.