BABILONESI.
- Popoli che, fin dagli albori della storia, abitarono il « paese fra i due fiumi » (Mesopotamia) Tigri ed Eufrate, che va dall'attuale Bagdad al Golfo Persico, detto Babilonide o Babilonia (v.) dalla città (Babel) che dal 1830 a. C. ne fu la capitale.
Al IV millennio a. C., troviamo Sumeri a sud ed Accadi a nord. È problematica la provenienza dei Sumeri, non semiti. Gli Accadi erano semiti; presero il nome da Accad, capitale del loro primo impero. Questi, rafforzati dall'arrivo continuo di tribù affini, a poco a poco ebbero il sopravvento, occupando tutto il paese. Ai tempi antichi la città quasi confinante con la
sponda del mare era Eridu, già vicina agli stagni del mare. La pianura mesopotamica superiore, con gli abbondanti canali artificiali, creativi dalla saggezza dei governanti, era una terra ricca e ferace, una piccola Egitto.
I. STORIA. 1. Sumeri-Accadi. - La storia dei B., che arriva fino all'avvento di Ciro (538 a. C.), abbraccia due grandi periodi: il sumero, dagli inizi al 1830, e l'accadico o babilonese.
Nel primo, i Sumeri, apportatori d'una elevata civiltà, di una cultura che influì, per secoli, sull'antico Oriente, della scrittura (la cuneiforme) che fu in uso fin quasi alla nostra era, ebbero il predominio. Erano tante piccole città-Stati, spesso in lotta tra loro, tra cui: Ur (v.), patria di Abramo (Gen. 15,17); Lagaš (Telloh); Kiš (el-Ohejmir); Umma (Gōbah); Adab (Bismajjah); Isin; Mari; Uruk (Warka); l'Erech di Gen. 10,10), Larsa (Senkereh), l'Ellasar di Gen. 10,10). Soltanto a periodi qualcuna domina su tutto il paese; così Lagaš con i re Entemena ed Urukagina (inizi III millennio); Umma, con Lugalzaggisi (seconda metà III millennio). Accad, fondata da Sargon (Šarru-kin) I,
il cui impero raggiunge il Mediterraneo, è la capitale del primo impero semita: l'accadico (2360-2180). La III dinastia di Ur (2067-1960), dopo l'occupazione dei Gutei, fu l'ultima manifestazione della potenza sumera.
2. La 1ª dinastia babilonese. - Il 2º periodo ha inizio con l'avvento (1830) della 1ª dinastia babilonese (l'Amorrita), che ha nome da Babel, scelta a capitale (1830-1531). I semiti accadici avevano preparato il terreno all'avvento di questi regnanti di razza semitica.

(fot. Mus. Vatican)
3. Dinastia dei Cassiti (ca. 1550-1150 a. C.) - L'invasione hittita, benché di breve durata, causò un grave indebolimento della Babilonia. Essa fu inoltre accompagnata da parecchie altre migrazioni di popoli, fra cui quella dei Cassiti che, stabilitisi in Babel quali dominatori, vi regnarono per oltre 4 secoli.
I Cassiti, che si suppone fossero ariani, imparentati ai Mitanni e Hittiti, abitano, al principio del III millennio, le rive del Mar Caspio (nome derivato da Kassu, essendo la p, nelle lingue caucasiche, terminazione del plurale). L'epoca cassita è povera di documenti. La civiltà degli invasori era inferiore a quella degli abitanti vinti; seppe adattarsi alla cultura ed agli usi del paese.
Dal punto di vista religioso, i nuovi arrivati fanno a gara con l'elemento locale per onorare la divinità del popolo soggetto. Sotto questi re cassiti sono specialmente interessanti i kudurru (pietre di confine), sui quali si trovano disegnati moltissimi emblemi della divinità (v. MAŞŞENHÂH).
Politicamente i nuovi dinasti, da Gandaš, il conquistatore di Babel, sino a Ellil-nâdin-ahhê (nome semitico), l'ultimo regnante, per quanto ci è noto, si accontentarono di mantenersi indipendenti nel loro piccolo Stato. Vincendo il re del vicino « Paese del Mare » presso il Golfo Persico, ebbero sotto la loro dominazione tutto il paese mesopotamico sino allo Zab inferiore.
4. Gli Assiri-B. (tra il 1149 e il 625 a. C.). - La politica delle due città (Babilonia ed Assur) si confonde, tanto che risulta necessario farne la storia contemporaneamente. In essa, periodi di mutua guerra si alternano a periodi di pace e di relazioni amichevoli.
Nel 1149 una nuova dinastia si impadronisce del potere a Babilonia e conta undici re per la durata di anni 131 e mezzo, dal 1170 al 1039 a. C. Il fondatore della dinastia può, da un frammento di kudurru della collezione Yale, essere identificato con Marduk-šâpik-zêri. Terzo re di questa dinastia è Nabuchodonosor (Nabû-kudur-uşur) I, il quale libera Babilonia dai danni dell'invasione elamita. In un kudurru di questo re, che è una carta di privilegi per Ritti-Marduk (il conduttore dei carri), si accenna ad una campagna di questo re in Elam « per vendicare » Accad, devastata dalle precedenti incursioni elamite. Le truppe babilonesi si raccolsero a Der, paese presso la frontiera elamita, in estate e soffrirono il caldo; ma Ritti-Marduk infuse coraggio alle truppe che giunsero all'Eulaeus, dove vinsero le truppe elamite confederate. Pare che il vincitore fosse clemente coi vinti poiché un altro kudurru ci informa che alcuni elamiti si rifugiarono a Babilonia portando seco la statua del loro dio Ria, sotto la protezione di Nabuchodonosor I, da essi richiesta. Questo monarca si dice conquistatore del paese dei Lulubi (a sud del lago Van) e di Amurru.
Assur (v.) la serie dei re è completa, sebbene i particolari che si possiedono si riferiscano solo ad Aššur-riš-iši I (1130-1113), contemporaneo di Nabuchodo-
nosor I. Questi è detto pure conquistatore di Ahlâmu, di Lulubu e dei Kuti. Forse si incontrò con l'armata babilonese in occasione della conquista dei Lulubi, arrecandole o subendone qualche affronto. Infatti Nabuchodonosor I di Babilonia reagisce alla provocazione mossagli dal re assiro che era penetrato in territorio babilonese, lo insegue ed assedia nella fortezza di Zanku; ma Aššur-riš-iši lo costringe a togliere l'assedio. Nabuchodonosor ritorna all'attacco, e subisce una nuova sconfitta, perdendo il campo trincerato di Kara-
stu ed il comandante in capo dell'armata che è fatto prigioniero e condotto in Assiria.
La politica di conquista e di guerra del re Aššur-riš-iši prende proporzioni considerevoli col suo figlio e successore Theglathphalasar I (Tiglatpileser) I (1112-1074 a. C.), che fu il più grande conquistatore dell'antico impero assiro. L'iscrizione su di un cilindro, chenarra le sue campagne e le sue vittorie, comprende otto colonne di oltre cento linee ciascuna. Vincitore feroce e crudele, percorse, seminando la distruzione e la morte, quasi tutto il paese tra il Tigri e il lago di Urmia e l'Armenia, indicato sotto il nome di Nairi, penetrando pure verso nord-ovest fino a Subartu e Commagene e nel paese dei
Muski. In una successiva campagna si avventurò nel territorio dei Hatti in Cappadocia sul confine del paese dei Moschei. Melitene e la regione circostante dovettero subire il giogo assiro; ad ovest furono devastate e soggiogate Carcamis e le tribù aramee. Tutte queste conquiste ebbero luogo nei primi cinque anni del suo regno. Le sue spedizioni contro gli Aramei nel nord della Siria ebbero luogo verso gli ultimi anni di regno, nei quali intraprese pure una spedizione contro l'Elam, da lui devastato.
Le relazioni tra Babilonia ed Assur, che nei primi anni di regno di Theglathphalasar dovettero essere pacifiche ed amichevoli, furono in seguito turbate. Forse una prima animosità fu causata dal re di Babilonia quando asportò dalla città di Ekallâte, in territorio assiro, le statue degli dèi Adad e Šala. E forse per vendicare questa ingiuria Theglathphalasar invase la Babilonia riuscendo ad impadronirsi della stessa città di Babel, unitamente ad altre, fra cui Dür-Kurigalzu, Sippar, Opis.


(fot. Musei Vaticani)
Dopo il regno di Aššur-bēl-kala, la storia dell'Assiria ci è quasi sconosciuta per un periodo di ca. 130 anni; solo da iscrizioni posteriori si sa che sotto il regno di Aššur-rābi II (1010-970) l'Assiria perdette le province aramee lungo il corso dell'Eufrate, già conquistate da Theglathphalasar, e che un re posteriore, Salmanassar III (858-824), avrebbe riavute. Un altro re, Aššur-riš-iši II, collocò la propria statua sulle montagne dell'Assiria settentrionale; nelle vicinanze del monte Amanus, il che dimostra ch'egli continuò le spedizioni mediterranee di Theglathphalasar I.
Verso il 950 Theglathphalasar II è sul trono dell'Assiria; gli succedettero Aššur-dān II suo figlio e Adad-nirāri II suo nipote. Durante questo periodo Babilonia è in decadenza: i nomadi del deserto, i Satū, fanno incursioni nelle città babilonesi, le depredano e le devastano. Sul trono di Babilonia si susseguono dinastie effimere, finché con l'avvento della VIII dinastia (dinastia H), verso il 1000, ha inizio un governo più stabile. Babilonia ed Assiria sono nuovamente in conflitto. Adad-nirāri II infligge una grave disfatta a Šamaš-mudammiq, quarto e quinto re della nuova dinastia, e riporta una seconda vittoria su Nabū-šum-ukān I, uccisore e successore di Šamaš-mudammiq, conquistando diverse città babilonesi. Poi fra i due paesi si stabilirono relazioni amichevoli ed ognuno dei due re sposa la figlia dell'altro.
Nel sec. IX si ha una rinascita del regno assiro con l'avvento di Tukulti-ninurta II (888-884 a. C.). Costui conquista fino al lago di Urmia, mentre al nord-ovest penetra fino a Commagene. Suo figlio Assurnasirpal III (885-860) completa questi successi militari, penetrando ancor più addentro nelle regioni dei laghi di Van e di Urmia, vincendo e assoggettando, momentaneamente, i Kirhi, i Kirruri, i Nummi, che occupano le regioni poste fra i due laghi ad ovest e a nord. Queste regioni, denominate «Paese di Nairi», montagnosi, di difficile accesso, rifugio sicuro alle continue ondate delle orde tendenti a penetrare nel mezzogiorno, il nuovo impero assiro non riuscì mai a sottometterle completamente.
Assurnasirpal con le sue campagne dovette opporsi ai moti dei predoni provenienti dal deserto verso il mezzogiorno e l'ovest dell'Eufrate. I beduini Sutū, nomadi aramei, provenienti dai deserti dell'Arabia, furono respinti e dispersi; parecchie piccole città poste lungo l'affluente Chabur furono costrette a riconoscere la supremazia di Assur, i cui eserciti rioccuparono al nord-ovest i paesi degli Hittiti e dei Moschei.
Ma Babilonia sopportò di mal animo questa espansione assira, specialmente per l'interruzione delle strade commerciali lungo l'Eufrate; il suo re Nabū-apal-iddin si unì al re di Suhi, staterello posto lungo l'Eufrate allo sbocco del Chabur. Ma sulle forze unite prevalse Assurnasirpal, che fece prigioniero il fratello del re babilonese col comandante del suo esercito. Dopo questa battaglia seguirono relazioni amichevoli tra i due paesi, che continuarono fino al regno di Salmanassar III.
L'enorme bottino, i gravi tributi imposti ai popoli vinti, mentre assicuravano la prosperità dei conquistatori, diminuivano la forza di resistenza dei paesi sottoposti all'egemonia assira. Il modo feroce di guerreggiare instaurato da Assurnasirpal fu imitato dai suoi successori; le città vinte sono depredate, distrutte ed incendiate; i popoli che resistono sono passati a fil di spada; sulle mura delle città vinte sono esposte le tronche teste o la pelle dei nemici scorticati vivi. Ma questa crudeltà e questo opprimente giogo assiro ad altro non riescono che ad alienare l'animo delle popolazioni momentaneamente asservite, e favoriscono ribellioni che i governatori assiri, posti dal re nelle regioni conquistate, sono incapaci di dominare.
Salmanassar III (858-824) diresse personalmente le sue campagne militari per un periodo ininterrotto di 26 anni; spinse le sue conquiste fino ad ovest del lago di Urmia e vinse pure Parsua e Namri. In Armenia (Urartu), al nord del lago di Van, dove era sorto un potente reame, guerreggiò contro i re Arimi e Sarduri I. In Cilicia estese le sue campagne fino a Tarso e nel nord fino al paese di Tabal ed a Musri (ad ovest di Melitene), riuscendo dappertutto vittorioso. In Babilonia, dove due fratelli si disputavano il potere, egli, chiamato in soccorso da uno dei due, ne vinse l'avversario; ma suo figlio, Aššur-dān-apla, cospirò contro di lui. Šamši-adad V (823-810) riuscì a disfarsi del fratello e si assicurò il diritto al trono. Spese i 12 anni del suo regno a consolidare le conquiste di suo padre. A tal uopo percorse quasi gli stessi paesi. Combatté pure e vinse il re di Babilonia Marduk-balātu-iqbi il quale aveva raccolte truppe mercenarie da Elam, da Urartu (Caldea) e da altri distretti. Il regno di Adad-nirāri III (809-782), figlio di Sammuramat (la Semiramide della leggenda greca), fu ancora più splendido. Egli sottomette una parte della Babilonia, riconquista il paese di Nairi:
in Media giunge fino al « gran mare del levar del sole » (il Mar Caspio) : percorre vittorioso i paesi di Hatti, Amurru, Tiro, Sidone; sottomette a tributo il « paese di Omri » (la Palestina) fino al « grande mare del coricar del sole » (Mediterraneo); Damasco è assediata e messa a sacco; un considerevole bottino di oro, argento, rame, ferro, stoffe, oggetti in avorio, è trasportato in Assiria. Tuttavia a nord ed a nord-ovest parecchie province gli vengono strappate da un regno ivi sorto di nuovo. Menuas, re di Urartu (Armenia), aveva tolto ai suoi vicini del sud le province di Melitene ed il paese di Dajaini.
Sotto il regno dei successori di Adad-nirāri la potenza di Urartu si consolida a spese dell'Assiria, giacché Argistis e Sarduris II (760-730) estendono il loro dominio a tutto il paese di Nairi, a nord del Tigri, dal lago di Urmia fino a Melitene. Per la trattazione della susseguente storia di Assiria, V. THEGLATHPHALASAR III (745-727), SALMANASSAR V (726-722) figlio di Theglathphalasar III ; SARGON (722-705), SENNACHERIB (704-681), ASSURBANIPAL (669-626).
5. Impero neobabilonese
In seguito alle vittorie ottenute, i Medi occuparono l'Assiria, e Nabopolassar (625-605) fu signore assoluto della Mesopotamia. Babilonia, libera finalmente dall'oppressione assira, risorge a nuova vita e a grande splendore.Per opporsi ai progressi dell'esercito egiziano, Nabopolassar inviò un esercito sotto il comando del figlio Nabuchodonosor. La battaglia decisiva fra l'Egitto e Babilonia fu combattuta a Carcamis (604) e segnò la sconfitta del faraone.
Dopo la morte del padre, Nabuchodonosor II (604-561) salì sul trono di Babilonia. Una delle sua prime spedizioni fu diretta contro Gerusalemme, che conquistò e distrusse nel 586. La popolazione fu deportata a Babilonia col re Sedecia, il quale fu accecato. Gerusalemme fu distrutta e tutti gli oggetti preziosi, anche i vasi sacri del tempio, furono, come bottino di guerra, portati a Babilonia. Nel 568 Nabuchodonosor iniziò un'altra guerra contro l'Egitto; ma non se ne conosce l'esito. Il lungo regno di questo re è giustamente celebre anche per le magnifiche costruzioni che arricchirono Babilonia di splendide mura, di palazzi, di templi e di giardini. Sotto di lui furono ristabiliti i canali di derivazione del fiume Tigri, fino a congiungere questo fiume con l'Eufrate. I suoi successori furono re piuttosto deboli; Amēl-Marduk (Evil-Merodach di II Reg. 25, 27 sgg.; Ier. 52, 31), Neriglissar (Nergalšar-ušur) e Labāši-Marduk regnarono pochi anni, dal 561 al 556. Nel 555 a. C. il partito sacerdotale riuscì a porre sul trono Nabonide, celebre quale ricostruttore di templi, ma senza attitudini militari.
CIPRO (v.), re dei Per-


La difesa della città e della regione fu affidata a Bēl-šar-ušur (il Balthassar della Volgata), figlio di Nabonide. Ma le truppe babilonesi vennero sconfitte in una battaglia presso Opis, e poco dopo cadde anche Babilonia, in cui Ciro fece il suo ingresso trionfale. Babilonia con tutto il suo territorio fu unita all'impero persiano, e Ciro si proclamò re di Babilonia. Così tutta l'Asia anteriore venne riunita sotto lo scettro di un solo monarca di origine ariana, e con l'apparizione della dinastia Achemenide (v.) finisce la storia degli antichi popoli assiro-babilonesi.
II. LETTERATURA BABILONESE-ASSIRA E BIBBIA
Una vasta letteratura recente sostiene che la Bibbia, specialmente il Pentateuco, deriva da fonti assiro-babilonesi.Le fonti anteriori babilonesi cui avrebbe attinto l'autore della Tōrāh sarebbero: 1) l'Enūma elīš (v.) cioè il poema della creazione (cf. H. Gressmann, A. O. Texte, II, pp. 108-38; 2) diluvio (v.), su cui cf. A. Deimel in Orientalia, 20 [1926], pp. 69-79; 3) I Cataloghi dei re leggendari babilonesi (cf. A. Deimel in Orientalia, 17 [1925], pp. 33-47); 4) La legislazione del codice sumero e HAMMURABI (HAMMURAPI) (v.) che ha molti articoli somiglianti a quelli dell'autore del Pentateuco (tradotto e pubblicato da P. Scheil, IV Délégation en Perse, Parigi 1904).
Chiunque confronti anche superficialmente le tre prime fonti babilonesi con i dati del Pentateuco osserva qualche lontana somiglianza di forma, unita a grande diversità di sostanza.
Rinviando a Enūma elīš (v.) e a Gilgameš (v.), ci si limita a rilevare il carattere leggendario dei dieci re primitivi babilonesi, che, secondo Beroso, regnarono 430.000 anni; secondo due documenti cuneiformi trovati in questo secolo (Wald-Blundell edit. da St. Langdon: Historical Inscriptions..., Oxford 1923) regnarono o 241.200 anni (1° doc.) o 456.000 anni (2° doc.). Ogni paragone tra questi Patriarchi (v.) di Gen. 5, manca quindi di base.
Nella letteratura non si può negare qualche somiglianza tra la babilonese e la biblica. Ed è naturale. L'assiro-babilonese e l'ebraico sono entrambi popoli semitici. Il vate, anche ispirato, se voleva avere

Se l'esteriore della composizione può ritenersi molto somigliante, il contenuto è di molto differente. Amzitutto negli inni e lamentazioni babilonesi è evidente il politeismo, e manca quell'elevatezza morale a cui giunge il Salterio ebraico.
La storia assiro-babilonese offre qualche sincronismo molto interessante per la storia dei re di Samaria e di Giudea; citandone i nomi e fissandone la data, viene ad avvalorare il racconto biblico (v. ASSIRI).
Si potrebbe supporre che i due rami semitici, babilonese-assiro ed ebraico, i quali ebbero una lingua madre comune, abbiano anche avuto, in tempi remoti, una comunanza di idee religiose e morali. Il ramo ebraico, guidato da Jahweh e dai Patriarchi, mantenne pura da corruzione la morale e la religione primitiva.
Il ramo babilonese-assiro, a contatto con altri popoli politeisti e non sorretto da richiami di guide spirituali e perciò avendo deviato in qualche punto sia religioso che morale, conservò tuttavia, grazie a quell'origine comune, una idea religiosa e morale non priva di una certa nobiltà.
v. J
C., I: Histoire, Parigi 1922, pp. 7-35; II: La littérature, ivi 1923, pp. 2-114, 205-315; III: Les idées religieuses et morales, ivi 1936, pp. 37-262, 333-402, 417-29; J. Plessis, Babylone, in DBs, I, coll. 713-849; G. Furlani, Babilonia, in Enc. Ital., V, pp. 734-73; B. Bonkamp, Die Bibel im Lichte der Keilschriftforschung, Recklinghausen 1939. - Storia e cultura: F. Thureau-Dangin, La chronologie des dynasties de Sumer et Arcad, Parigi 1918; B. Meissner (e E. Weidner), Babylonien und Assyrien, 2 voll., Heidelberg 1920-25; id., Könige Babylonien und Assyrien, Lipsia 1926; G. Contenau, La civilisation assyro-babylonienne, Parigi 1922; P. Dhorme, L'aurore de l'histoire babylonienne, in Rev. Biblique, 33 (1924), pp. 534-56; 35 (1926), pp. 62-82, 233-39, 534-47; E. Meyer, Die ältere ChronologieBabyloniens, Assyriens und Aegyptens, Stoccarda 1925; A. Deimel, Die bibl. Paradieserzählung und ihre babylon. Parallelen, in Orientalia, 19 (1925), pp. 90-100; id., Der bibl. Sintflutbericht und die Keilinschriften, ibid., 20 (1926), pp. 69-79; id., « Enāma eliš und Hexaëmeron, Roma 1934; F. Hommel, Historia de antiguo Oriente (trad. spagn.), Barcellona 1927-28; E. Ebeling, Geschichte des alten Morgenlandes (Sammlung Gischen), Berlino 1929; G. Castellino, Le lamentazioni individuali e gli inni in Babilonia e in Israele, Torino 1940; A. Bea, Die Texte von Mari und das A. T., in Biblica, 21 (1940), pp. 188-90; A. Heidel, The Babylonian Genesis, the Story of the Creation, Chicago 1942; A. Vincent, L'aube de la civilisation: Les Sumériens, in La Revue, Parigi 1948.
Giustino Boson
III. RELIGIONE
Gli dèi principali dei Sumeri, che si ritrovano nel pantheon babilonese, sono Anu, dio del cielo, re degli dèi; Enlil, patrono di Nippur, dio della terra; Enki patrono di Eridu, dio delle acque, dai Semiti chiamato Ea; Enzu, dio della luna, patrono di Urim, più tardi chiamata Uru dai B.; Udu o Babbar, dio del sole, patrono di Larsa; Ninni, dea del pianeta Venere, dai Semiti identificata con Ištar, signora di Uruk; Dumuzi-abzu « figlio dell'apsū » ossia dell'abisso cioè di Enki. Di Dumuzi i B. hanno fatto Tammūz.6. Gli dèi
Secondo i B. e gli Assiri le folte schiere di divinità da essi adorate formano un complesso di varie famiglie divine, delle quali sta a capo una coppia di marito e moglie, che hanno al loro servizio grande numero di ministri. Gli dèi sono la personificazione in forma umana o delle varie forze della natura, come l'acqua, il fuoco, o di esseri cosmici, come il cielo, la luna, le stelle, o di concetti morali, come la giustizia e il diritto. Già in origine le figure divine dei B. e Assiri avevano già nella maggior parte dei casi carattere astrale, ma con l'andar del tempo esse si astralizzarono sempre più, e nel periodo neo-babilonese o caldaico l'astralizzazione raggiunse il suo punto culminante. Allora tutti gli dèi più cospicui avevano o un astro o una stella o una costellazione quale loro manifestazione, ed accanto agli antichi dèi planetari si adoravano altresì divinità stellari con lo stesso carattere.I B. e Assiri distinguevano tra i loro dèi in primo luogo alcune triadi, la cui adorazione esercitò una certa azione sulle cerimonie religiose. La triade cosmica era composta di Anu, dio del cielo, di Enlil, dio della terra, e di Ea, dio dell'acqua; era dunque identica a quella dei Sumeri. Della triade astrale facevano parte Sin, il dio della luna, Šamaš, il dio del sole, ed Ištar; la divinità del pianeta Venere, la dea della guerra, segnatamente presso gli Assiri, e dell'amore e delle voluttà. Nelle cerimonie del bāri, che era il sacerdote divinatore, aveva grande parte un'altra triade, quella formata di Šamaš, Adad, dio della pioggia, del fulmine e della tempesta, e di Marduk. Tutte e tre queste divinità, e specialmente le prime due, facevano conoscere agli uomini il futuro mediante i fulmini e le piogge. La triade cultuale o sacrificale comprendeva Ea, Šamaš e Marduk.
Il dio della pioggia, della tempesta e del fulmine, Adad, era adorato più in Assiria che in Babilonia, identificato con Amurrū, dio nazionale dell'Occidente. Di Adad si diceva che proclamava la sua volontà nel fulmine e nel tuono. Nel tuono si sentiva il muggio del toro del dio. Adad porta l'uragano, il vento cattivo, la tempesta, il terremoto, la carestia. Ma egli è altresì il dio della pioggia benefica, colui che fa crescere le messi, provoca l'inondazione che porta il limo nella pianura.
Nābū, figlio di Marduk, era molto venerato in Babilonia, ma negli ultimi secoli dell'Assiria egli acquistò grande fama anche in questo paese. Il nome Nābū è di origine semitica e vuol dire l'annunziatore, il profeta. Era stato il dio locale della città di Borsippa a mezzogiorno della città di Babele. Egli era il dio delle arti e dei mestieri, della scrittura, della sapienza, il ministro degli dèi e il loro segretario e portava le tavole del destino degli dèi.
Il dio dell'inferno e della morte, della guerra e delle morie era Nērgal, marito di Ereškigal, signora degli inferi, dio malefico, ma nello stesso tempo aveva anche alcuni tratti di un dio buono. Si vedeva in lui un grande guerriero, un dio distruttore, che ha al seguito l'innumere schiera dei demoni nefandi e orribili, veri giustizieri che puniscono gli uomini peccatori e ribelli con malattie ed altre disgrazie ed infine con la morte. È Nērgal che riempie l'inferno di defunti. In Babilonia era adorato specialmente nella città di Kūtū. La sua stella era il pianeta Marte.
Il dio del sole si chiamava con nome semitico Šamaš, che vuol dire appunto sole. Il suo carattere non differiva punto da quello del corrispondente o meglio identico dio Udu o Babbar dei Sumeri. Era riguardato quale dio della giustizia e delle leggi, ed è proprio da lui quindi che il re babilonese Hammurapi ricevette le leggi del paese. Assieme ad Adad era un dio mantico.
Maggior importanza di lui aveva il dio della luna, Sin, identico col dio sumero Nanna. Il nome Sin è stato foggiato dai Semiti della Valle dei Due Fiumi con due parole sumere che hanno il significato di signore della sapienza.
Tamūz era l'antico dio agrario sumero Dumuzi, adorato tanto dai B. quanto dagli Assiri, affine all'Osiride egizio, all'Adone dei Semiti occidentali, all'Attis frigio e ancora ad altre figure divine simili. Era il dio del bestiame, dei parti degli animali, della vegetazione, dei pastori. Egli era anche un medico e un risanatore. Tamūz moriva ogni anno, quando al principio dell'inverno spariva la vegetazione, e risuscitava in primavera, col rinascere della natura, ricondotto sulla terra dall'arallā (v.) a opera di sua madre o di sua moglie o di sua sorella.
Un antico dio ctonio era Dagan, che era anche dio della vegetazione. Gli antichi Mesopotamici avevano alcune divinità del fuoco e della luce, Nusku, Gibil, Išum. Le sette Pleiadi erano chiamate semplicemente il Sette.
La dea per eccellenza della Babilonia e dell'Assiria era Ištar (v.). Ištar era quasi identica alla dea sumera Ninni o Innini, dea tanto della guerra quanto dell'amore. La sua posizione tra le dee fu così preminente in Assiria che il suo nome venne a significare dea in genere. I Mesopotamici avevano ancora un grande numero di altre divinità
femminili, quasi tutte dee della procreazione o della medicina, ma le loro figure si fusero quasi tutte con quella di Ištar.
Il numero delle divinità era veramente strabocchevole, ma le più adorate erano i grandi dèi, gli illāni rabūti, identici, si può dire, coi sette dèi planetari: la Luna, il Sole, Venere, Giove, Mercurio, Marte, Saturno. Si faceva distinzione tra gli dèi del cielo, gli Igigi, e quelli della terra, gli Anumaki.
Nella gerarchia degli esseri dell'universo sotto gli dèi stanno i demoni, per la maggior parte cattivi, nemici degli uomini, giustizieri degli dèi, che questi sguinzagliano quando vogliono punire qualche peccatore o ribelle. I demoni infliggono agli uomini dolori e disgrazie di tutte le specie, penetrano nei loro corpi, vi si annidano e sono quindi la causa delle molte malattie che li affliggono. Infine essi uccidono i mortali, se questi non riescono in qualche modo a rabbonirli o a distrarre la loro attenzione dall'uomo attaccato. Gli uomini cercano di difendersi dai demoni ancora mediante gli amuleti, che sono scongiuri scritti sopra tavolette. La demonologia babilonese e assira, di origine per la maggior parte sumera, era sviluppatisima. Dappertutto i Mesopotamici vedevano demoni e spiriti cattivi. La loro vita era quindi una lotta continua contro gli attacchi dei demoni. Se la religione era il servizio reso agli dèi, molto altro tempo essi impiegavano nella difesa dei demoni.
7. Mitologia
Intorno alle principali loro divinità i Mesopotamici avevano elaborato una ricca mitologia. I B. avevano un mito di Marduk, in buona parte attinto a miti anteriori dei Sumeri, al quale un poeta diede forma di epopea. Siccome l'Enūma eliš (v.) - questo è il titolo datogli dai B., titolo che significa « Quando in alto » - si propone di spiegare come Marduk sia divenuto il dio nazionale del paese, tale epopea dovrebbe esser da noi chiamata dell'« Esaltazione di Marduk ».Tra gli altri miti vanno rilevati segnatamente quello della discesa di Ištar agli inferi e quello che parla di Nērgal ed Ereškigal per spiegare come il dio della morte è divenuto il re dell'inferno. Altri poemetti mitici descrivono il mito di Etana e l'aquila, col volo dell'eroe al cielo e la sua caduta, la creazione dell'uomo da parte di varie divinità, Adapa (v.), figlio di Ea, e come non riuscì ad ottenere la vita eterna, nonché altri tratti della vita di vari dèi e dee della Mesopotamia. La stragrande maggioranza di tali miti risale ad originali sumeri, in parte pervenuti fino a noi.
Oltre all'Enūma eliš gli antichi Mesopotamici avevano un'epopea della quale la figura centrale era un re antichissimo della città di Uruk, Gilgameš (v.), accanto al quale campeggia la figura parimente eroica del suo intimo amico Enkidu. Quest'epopea mitica è un raffazzonamento dell'epopea sumera di Gilgameš ed Enkidu.
8. Magia
La vita religiosa babilonese e assira è caratterizzata dalla grande parte data alle pratiche scongiuratorie, magiche ed incantatorie, all'arte mantica, cioè alla predizione del futuro da un grandissimo numero di circostanze e mediante gli oracoli degli dèi, ed ai riti e alle cerimonie nei grandiosi e numerosi templi delle città, officiati da folte schiere di sacerdoti e inservienti.Gli scongiuri ed incantesimi avevano per loro patrono il dio dell'acqua, perché l'acqua era l'elemento incantatorio e magico per eccellenza. Il sacerdote scongiuratore āšīpu (v.) aveva quindi per protestare il dio Ea, del quale eseguiva i riti e le cerimonie servendosi dell'acqua (mū ellū), consacrata appunto da questo dio. Gli scongiuri più elaborati consistevano in una descrizione del demone o della malattia o dell'incantesimo dai quali era stato colpito l'ammalato o l'ammalato; in una dichiarazione che Marduk vede il demone o l'incantesimo, ma, non sapendo quale mezzo adottare per scacciarlo o scioglierlo, chiede a suo padre Ea consiglio ed aiuto; in un dialogo tra le due divinità; in un incarico da parte di Ea di adoperare
i mezzi scongiuratori indicati. Buona parte degli scongiuri è dedicata all'esorcizzazione del malato, insidiato dai demoni, per scacciare i quali si getta loro qualche offa di carne di maiale o di agnello. I testi babilonesi e assiri contenenti la descrizione di scongiuri e incantesimi sono in numero grandissimo ed appartengono a tutte le età. Affini agli scongiuri erano gli atti magici, mediante i quali si cercava di solito di far morire qualche persona. A questo scopo si fabbricavano, a titolo d'esempio, statuine di argilla o di altra materia che poi si distruggevano onde provocare con la loro distruzione la distruzione o morte della persona raffigurata. Oppure si recitava una formola magica mentre si sfogliava qualche pianta o si spezzava un bastone, sempre allo scopo di addurre la morte della persona simbolicamente rappresentata, basandosi sul concetto che il simbolo è in realtà l'oggetto simboleggiato.
9. Culto
La vita religiosa si manifestava segnatamente nelle numerose cerimonie religiose, eseguite per la maggior parte nei templi. I rituali, dei quali parecchi risalgono, nei testi conservati, all'ultimo periodo della Babilonia, descrivono molto particolareggiatamente tutti gli atti religiosi dei quali constano, gli spostamenti con le statue delle divinità, gli scongiuri che li interrompevano ogni tanto, gli inni con l'accompagnamento degli strumenti sacri, in primo luogo tamburi e timpani, le processioni con l'intervento di tutti gli dèi della città, e numerosi altri incidenti di carattere molto diverso. Ogni dio importante aveva annualmente una grande celebrazione che poteva durare anche due settimane: la più rinomata era quella di Marduk a Babele, che si teneva nella prima quindicina del primo mese dell'anno, e durante la quale gli dèi sotto la presidenza del dio nazionale fissavano i destini per l'anno che stava per cominciare.Il sacrificio era offerto agli dèi giornalmente, e con maggiore abbondanza nei giorni festivi. Veniva offerto di solito nelle celle del tempio e, quando si trattava di divinità astrale, sopra la terrazza dell'edificio. Assai marcato era il carattere alimentare del sacrificio offerto agli dèi.
La classe sacerdotale era numerosa e comprendeva molti gradi e specie di sacerdoti e di addetti ai templi. Il sacerdote divinatore, bārū, aveva la mansione di indovinare il futuro mediante la scienza mantica. Egli praticava in primo luogo l'epatoscopia ossia l'ispezione del fegato, segnatamente degli agnelli, per
stabilire dalle forme, dai colori, dalle peculiarità di questo ciò che accadrebbe. Il b. e l'assiro, prima di intraprendere qualsiasi cosa, interrogava il dio mediante le pratiche divinatorie. Queste pratiche dell'antica Mesopotamia si sono diffuse mediante scritti letterari presso tutte le altre nazioni del prossimo Oriente antico e sono penetrate anche in Occidente. Lo scongiuratore ed esorcizzatore portava il nome di maṣmaṣ o āšipu.
Un'altra specie di sacerdoti era quella dei kalū, il cui compito principale era quello di cantare con l'accompagnamento degli strumenti sacri gli scongiuri e gli inni agli dèi durante le cerimonie. Lo šangā aveva funzioni amministrative più che realmente religiose ed occupava il posto supremo nel sacerdozio.
Secondo il sentimento degli antichi Mesopotamici l'uomo non muore del tutto, ma entra in uno stato particolare, nel quale conserva il corpo e passa nel sottoterra, nell'arallā, dove mena però una vita molto grama e scialba. I B. e Assiri inumavano i corpi dei defunti. Essi ponevano accanto al morto quegli strumenti e quegli oggetti dei quali si era servito durante la sua vita, e recavano sulla tomba cibi e bevande, perché non corresse il rischio di soffrirvi la fame e la sete. Triste era quindi la condizione di chi non aveva parenti pronti a fornirgli i viveri per l'aldilà.

Il sacrificio era offerto agli dèi giornalmente, e con maggiore abbondanza nei giorni festivi. Veniva offerto di solito nelle celle del tempio e, quando si trattava di divinità astrale, sopra la terrazza dell'edificio. Assai marcato era il carattere alimentare del sacrificio offerto agli dèi.
La classe sacerdotale era numerosa e comprendeva molti gradi e specie di sacerdoti e di addetti ai templi. Il sacerdote divinatore, bārū, aveva la mansione di indovinare il futuro mediante la scienza mantica. Egli praticava in primo luogo l'epatoscopia ossia l'ispezione del fegato, segnatamente degli agnelli, per
vito durante la sua vita, e recavano sulla tomba cibi e bevande, perché non corresse il rischio di soffrirvi la fame e la sete. Triste era quindi la condizione di chi non aveva parenti pronti a fornirgli i viveri per l'aldilà.
a visitare Marduk; e il 10 Nisan (marzo-apr.) al passaggio di Marduk e degli altri dèi, uscenti dal grandioso tempio Esagila, cui era annessa la celebre torre Etemenanki, visibile a grandissima distanza, per la solenne processione che chiudeva la festa del nuovo anno. A questa « porta santa », sempre chiusa e murata, si è ispirato Ex. 44,3. Il nome dal quartiere fu esteso a tutta la città.
Sargon I (ca. 2340 a. C.) si presenta quale fondatore di Babel; ma questa è molto più antica; Sargon non fece che togliere dall'oblio questo villaggio o cittadina sumera, posta in una situazione geografica privilegiata, sulla via tra il Golfo Persico, la Siria e il Mediterraneo. B. fu per la prima volta capitale sotto Sar-kali-šarri (dinastia di Accad); l'importanza di questa città religiosa crebbe poco a poco sotto la III dinastia di Ur (ca. 2067-1960).
Dopo il primo impero accadico, con Sargon, Babel ritornò capitale con la prima dinastia amorrita (1830-1530 a. C.); Assiri (v.) la sottomisero, Sennacherib la distrusse (690 a. C.), i suoi successori la ricostruirono. Raggiunse il più grande splendore sotto Nabuchodonosor (605-562 a. C.), che ne fece la più grande e la più famosa capitale dall'antichità, tanto da essere elevata a simbolo di prosperità e di fasto.
Dal 538 in poi, inizio della dominazione persiana, incomincia la decadenza vaticinata dai profeti (Is. 13 e 21; Ier. 50 e 51), che fu ultimata dai Parti nel 126 a. C.
Per la cattività degli Ebrei in Babilonia V. ESILIO BABILONESE.
Dal 1899 in poi scavi sistematici furono condotti da R. Koldewey presso il villaggio odierno Hillah; le rovine della grande metropoli si estendono principalmente sulla riva sinistra dell'Eufrate, intorno all'attuale el-Merkez; più a nord il villaggio Babil ha conservato l'antico nome. - Vedi Tav. XXXIX.
20 (1936), p. 201; F. Wetzel e F. H. Weissbach, Das Hauptheiligtum des Marduk in Babylon, Esagila und Etemenanki, Lipsia 1938; M. Rutten, Babylone, Parigi 1948; dà il quadro della città, dei quartieri, degli edifici pubblici, dei templi e degli scavi.