ADAPA. - Nella mitologia assiro-babilonese A. è figlio del dio Ea ed è «il seme dell'umanità», cioè il primo uomo. Da suo padre egli ottenne la sapienza, ma non l'immortalità. Divinità inferiore, egli fungeva da sacerdote nel santuario di Ea in Eridu. Preparava per la tavola del dio il pane, le bevande, la caccia-gione ed i pesci. Un giorno, mentre stava pescando nel mare, si levò il vento del sud, capovolse l'imbarcazione e l'eroe cadde nell'acqua. Per vendicarsi, ruppe le ali del vento. Anu, il dio supremo, venne a conoscenza del misfatto e citò A. a comparire davanti al suo tribunale. I consigli di suo padre Ea predispongono i custodi del cielo, Temmuz e Ningizida, a difendere A. davanti al tribunale di Anu, il quale non solo grazia A. ma vuol colmarlo di benefici ed accordargli l'immortalità. Questa è subordinata alla condizione di mangiare e di bere ciò che gli si presenta. A. però, consigliato antecedentemente da suo padre Ea, non mangia e non beve, e così perde il dono della immortalità.
I frammenti che contengono questa leggenda sono stati in gran parte trovati in Egitto, dove tale testo serviva agli studenti egiziani come libro di lettura babilonese nel 1400-1300 a. C. Una piccola parte proviene dalla biblioteca di Assurbanipal. Non è accettabile il confronto etimologico di A. con l'Adamo della Bibbia.