AFRODITE

AFRODITE. - Dea greca dell'amore. Vari studiosi ne derivano il nome dalle lingue indogermaniche e vedono in A. una dea tessala diffusasi poi in Beozia, in Arcadia e a Cipro, ma le etimologie proposte non convincono. Attualmente è opinione comune, ma non accettata da tutti, che A. sia una divinità orientale e che il nome derivi da quello di Astoret, dea semita della fecondità. Secondo Erodoto e alcuni moderni A. sarebbe venuta da Ascalona a Cipro, poi a Citera e in Grecia, mentre per altri sarebbe già stata accolta in età micenea. La più antica raffigurazione di A. si è voluta vedere in una laminetta d'oro di Micene con figura femminile muda, sesso fortemente accentuato e colombe. Ma, anche se rappresenta una divinità, non ne segue che i Micenei la venerassero, perché la raffigurazione è isolata e la lamina ha scopo unicamente decorativo. Si tratta di uno schema artistico dell'Asia Minore che non implica l'accettazione del culto.

In Omero A. è divinità greca, figlia di Zeus e di Diona. Per Esiodo fu generata dalla schiuma del mare, fecondata da Urano: egli interpreta, cioè, l'epiteto di Urania frequente per A., epiteto in cui alcuni hanno voluto vedere la prova di una divinità del cielo, altri, più giustamente, di una divinità straniera. È difficile decidere quale delle due genealogie sia la più antica; alcuni propendono per quella esiodea, più rozza e meno consona alle idee greche. Il mito pone la nascita di A. a Cipro.

Le caratteristiche di A. che troviamo in Omero le rimangono nel mondo greco. Però dobbiamo distinguere fra A. nel culto e A. nell'arte. Nel culto ebbe importanza minore di altre grandi divinità olimpiche: nessuna città, all'infuori delle cipriote, l'ebbe protettrice. Cipro in questo, come in altri caratteri del culto, mostra l'influsso semitico. Nell'arte invece A. ebbe diffusione grandissima fino a divenire la divinità preferita e più raffigurata. Gli artisti ammirano in lei la bellezza, la grazia e la perfezione femminile. Le scene del bagno e dell'abbigliamento sono soggetto frequente nella pittura vascolare e sugli specchi, ma non hanno ripercussione nel culto, come non l'hanno le numerose statue ellenistiche in cui A. non è più la dea, ma una donna bellissima e spesso un po' volgare, che eccita la fantasia e i sensi.

Nel culto A. è la dea dell'amore e a questo suo aspetto ha contribuito senza dubbio la « Gran Madre » orientale; sotto l'influsso di questa diviene amante essa stessa, ma i suoi favoriti non sono greci e non emergono nel mito greco. Di influenza orientale è anche la prostituzione sacra, rara in Grecia, ma frequente in Oriente. In Grecia era praticata a Corinto, dove il santuario di Afrodite Urania aveva fino a 2000 ierodule, i cui guadagni entravano nelle casse del tempio, ed a Pafo, dove però il culto ha caratteristiche semite.

A Roma A. fu identificata con Venere, in Etruria con Turan. Si è preteso vedere sopravvivenze del culto di A. nella leggenda di s. Pelagia, ma le prove addotte sono tutt'altro che esatte e convincenti.

BIBL.: U. V. Wilamowitz, Der Glaube der Hellenen, II, Berlino 1932, pp. 150-56; M. Nilsson, Geschichte der griechischen Religion, I, Monaco 1941, pp. 480-93. - Per A. Erica: E. Ciaceri, Culti e miti dell'antica Sicilia, Catania 1911, pp. 76-90. - Per s. Pelagia: H. Delehaye, Le leggende agiografiche, trad. it., Firenze 1906, pp. 161-62, 279-92. Luisa Banti
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“AFRODITE.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 269. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/afrodite.