AGNI. - Il dio del fuoco, Agni (pron. agnni), divide con Indra il primato fra gli dèi dell'India antica. Il Rgveda gli dedica ca. 200 inni, e col suo nome incomincia e finisce. La sua figura è scarsamente antropomorfa perché la continua presenza del dio in aspetto di fuoco, escludeva rappresentazioni fantastiche. Misteriosa e complessa è invece la sua natura. Egli è l'unico A. acceso in molti luoghi; immortale ed al tempo stesso generato dagli uomini a ogni nuova accensione, ottenuta confricando due pezzi di legno. Dice il Rgveda, III, 29, 13: «I mortali han generato l'immortale. Le dieci sorelle (cioè le dita) l'hanno suscitato». E poiché i legni vanno strofinati con forza, A. è anche detto «figlio della forza». Triplice è la sede del dio: nel cielo come sole; nelle acque dove scende con la pioggia dalle nubi cariche di lampi, e nelle piante in cui penetra con le acque e resta latente finché, sprigionandosi dal legno, non ritorna al cielo in fumo e fiamma. Un tardo inno del Rgveda, X, 51-53, ci rap-
presenta gli dèi che vanno in cerca di A. nascosto nelle acque e nelle piante per sottrarsi al grave compito di messaggero fra la terra e il cielo. La sua luminosità lo tradisce, e scoperto da Yama, vien persuaso da Vāruna, il portavoce degli dèi, a continuare l'opera dei fratelli che lo hanno preceduto, in compenso della immortalità e della partecipazione al godimento delle offerte sacrificali. Non sempre A. è rappresentato come il portatore dell'offerta; a volte è egli stesso «la bocca e la lingua degli dèi» per conto dei quali divora i cibi sacrificali. A. è in ogni caso l'elemento essenziale del sacrificio, e però viene equiparato al primo dei sacerdoti officianti e chiamato il Hotar divino. Fu merito dell'Oldenberg aver messo in rilievo un aspetto di A., che, poco prominente nel Rgveda, acquista poi nei Grhyasūtra o regole del culto domestico, piena evidenza: quello di dio del focolare e quindi patrono della famiglia e della casa. Con questa sua qualità si associa la missione di distruttore degli spiriti maligni. Nella mitologia del Mahābhārata (v.) A. compare nel doppio aspetto di fuoco sacrificale e di fuoco cosmico. Figlio di Brahmā, ha per consorte Svāhā e per figlio Skanda, il dio della guerra; latente in tutti gli esseri, nulla gli è sconosciuto di ciò che contiene il trimundio. La sua più grande impresa consiste nella distruzione della selva Khāṇḍava, ch'egli divorò per saziare la sua implacabile fame. A. è anche uno dei Lokapāla o «custodi del mondo», e protegge la regione sud-orientale.