UR

UR. - Antichissima città mesopotamica (sumerico URIM⁴⁰, più tardi URI⁴¹, accadico URG⁴²), nominata nella Bibbia in Gen. 11, 28-31; 15, 7; Neh. 9, 7 (ebr. 'Ur Kaidim, « Ur dei Caldei »). Oggi è il Tell al-Muqajjar (« del bitume », secondo la tecnica di Ur-Nammu, che nelle sue costruzioni usava come cemento dei mattoni cotti il bitume), commovente rovina in un gran deserto a 16 km. a ovest dell'Eufrate. U. presenta singolare interesse per la storia culturale e religiosa dell'umanità.

Quando la preistoria fa luce su di essa, nel periodo di 'Ob jd (v. SUMER). U. è già una bergata ricca, delimitata da una parte dall'Eufrate e dall'altra da un canale, in una contrada fertilissima, tutta sistemata a canali; il fiume costituiva anche un pericolo: infatti in una piena straordinariamente alta sembra che U. sia stata sepolta sotto 2,50 m. di depositi fluviali: e in questo alcuni vollero vedere, a torto, una prova del diluvio. Con la prima dinastia di U. comincia il periodo storico di Sumer. Ci sono tramandati i nomi di Mesannepadda, re di U., della consorte Ninturnin, del figlio e successore Aannepadda. Lo splendore culturale di tale epoca risalta dalle « tombe reali » di U., che sono inoltre una prova della credenza nella vita dopo la morte; così la tomba del principe Meskalamdug, e quella, più splendida ancora, della « signora » Sub-ad. Quei personaggi (si discute se re o sacerdoti) passavano nella tomba in apparato festivo di gran gala, e così anche tutta la loro corte, che in abiti festivi e con strumenti musicali, moriva assieme, ciascuno in piena quiete d'animo e al suo posto, come anche le bestie dei carri, per accompagnare il padrone ad un'esistenza più felice nell'altra vita. Tale ricchezza d'oro e di lapislazzuli, perle e pietre preziose, non è spiegabile senza vastissime relazioni commerciali. U. era allora già una città considerevole, con industrie metallurgiche e tessili (privilegio che mantenne fino ai tempi di Abramo e forse oltre). Più tardi però soggiacque all'egemonia di Lagaš sotto Eanatum e Entemena, a quella di Uruk, a Sargon d'Accad (ca. 2300 a. C.) e più tardi ai Gutei.

U. raggiunse l'apogeo quando il UR-NAMMU, CODICE DI (v.) fondò la III dinastia di U. (ca. 2050-1950 a. C.), sottomettendo integralmente Sumer e Accad. Allora furono ricostruiti i magnifici templi, specialmente Ekišnugaj, con la « torre » (ziqqurati) alta 30 m., a tre terrazze con magnifiche scale. Anesti, autore di riforme sociali, promulgò un codice di leggi. Al tempo della III dinastia risalgono le grandi opere della letteratura sumerica. Alla fine, U. fu distrutta dagli Elamiti e dagli Amoriti loro alleati; ma anche allora l'attrattiva del santuario insigne di Nanna o Sin (« Luna ») indusse e riadificarla e per tutto il tempo dei re di Isin e di Larsa rimase una notevole città di provincia, favorita specialmente dagli ultimi; finché nelle guerre HAMMURABI (HAMMURAPI) (v.) fu un'altra volta distrutta. C. L. Woolley ha ben descritto l'aspetto della città di allora: città soprattutto di commercianti e d'industria tessile (esercitata da schiavi), scaduta dagli antichi splendori, ma ancora centro di

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UR - Veduta aerea degli scavi (nel 1930).
(da Ur Excavations, II, Londra-Filadelfia 1931, tav. 2)
attrattiva per le orde degli Aramei, Sütü, e forse già dei Caldei (?), spesso costretti ad emigrare, Abramo (v.), il quale di là, obbedendo alla parola di Dio, Haran (v.) e poi in Palestina. Dopo questo tempo sembra ci siano state rifioriture piuttosto effimere, favorite da re zelanti per il santuario di Sin; così sotto Kurigalzu, re cassita di Babilonia (ca. il 1340), Assurbanipal (v.), NABUCHODONOSOR II (v.), estremamente devoto ai grandi dèi, NARBONA (v.), che con il culto di Sin voleva riformare la religione dell'Impero neobabilonese, e diede una figlia in sposa al dio Sin nel santuario da lui per l'ultima volta ricostruito con magnificenza maggiore in U., la città più famosa di quella divinità. Le ultime iscrizioni cuneiformi, riguardanti restauri modesti, si trovano sotto Ciro; più tardi sottentra un completo silenzio.

È da supporre che in una nuova piena l'Eufrate si sia fatto l'alveo attuale, ostruendo tutto il sistema di canali, e che allora la regione fertilissima sia andata perduta. Pare che sacerdoti, in case modestissime, volessero ancora salvare il culto del grande dio Luna, ma dovessero anche essi desistere. Però il nome ellenistico della regione Camerina sembra continuare il ricordo del dio Luna che, come vero re di U., aveva guidato il suo popolo (arabo qamar « luna »). - Vedi tav. LXXXV.

BIBL.: E. Unger, s. V. in Lex. der Vorgesch., XIV (1929), col. 31 sg. (con la bibl. anteriore). Fondamentale è la serie U. excavations (Londra-Philadelphia 1927 sgg.), con la sottoserie U. excavation texts. Per il grande pubblico: C. J. Gadd, History and monuments of U., Londra 1928; C. L. Woolley, U. of the Chaldees. A record of seven years of excavation, ivi 1929; F. Stummer, s. V. in LThK, X (1938), col. 428 sg.; S. A. Pallis, The chronology of the Shub-Ad-culture, Copenhagen 1941; A. Parrot, Archéol. mésopotam., Parigi 1946, pp. 90-92 (ricerche di Taylor, 1845), 282-309 (scavi del British Museum e della Pennsylvania Univer.); G. Contenau, Manuel d'archéol. orient., IV, Parigi 1947, pp. 2001-2007 (risultati ottenuti negli anni 1930-39). Manca un'opera aggiornata su U.; tutte le opere citate usano una cronologia troppo alta, trascrizioni errate, non tengono conto delle ricerche più recenti. Pietro Nober
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“UR.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 561. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/ur.