I. Vita
Babilonia, sotto la prima dinastia, di origine amorrita, rappresentava l'avamposto dell'invasione amorrita, venuta dall'Occidente e con una serie di marche stabilentisi su tutti i paesi lungo l'Eufrate. Con H. essa divenne l'erede di tutta la civiltà sumeroaccadica, antica di oltre mille anni, erede a sua volta delle grandi civiltà preistoriche (Gemdest Nasr, Uruk, Obed, e più anticamente ancora Halaf a nord, Eridu a sud). Gli Amorriti ricevettero questa eredità del passato, direttamente o indirettamente, la rimodellarono e vi lasciarono la loro impronta in modo così potente e duraturo che Babilonia divenne la grande metropoli spirituale, la cui irradiazione s'impose agli stessi nemici ed attraversò i secoli.L'opera di H. in politica estera fu di stabilire la potenza di Babilonia e di farne il centro di un impero.
Altri tentativi di egemonia erano stati fatti prima di lui ed avevano avuto risultati più o meno brillanti ed effimeri. Ma all'inizio del secondo millennio i tempi erano maturi; secoli di vita comune avevano fatto compenetrare le popolazioni tra di loro, armonizzare le tradizioni, e l'introduzione del nuovo elemento amorrita, già assimilato dai primi re della dinastia, senza aver perduto il suo mordente, permetteva un rinnovamento. Occorreva ormai l'azione di un abile uomo politico per organizzare la conquista, di un guerriero per completarla, d'un uomo di Stato e d'un legislatore per renderla stabile. H. fu tutto ciò. La corrispondenza dello stesso H. e quelle dei successivi re di Mari e d'Assiria per quest'epoca, fanno assistere ad un gioco di competizioni, di alleanze, di reticenze e di ardimenti, fatto con suprema scaltrezza; con esso H. eliminò, uno dopo l'altro, i suoi principali avversari, alcuni dei quali, come Rim-Sin, re di Larsa, Zimrilim, re di Mari, ed il sovrano d'Es-nunna, erano alla sua altezza. Il dominio di Babilonia si estese così su tutto il territorio di Sumer e d'Akkad e sul medio Eufrate (Mari e dipendenze); la sua influenza si estese ancora più lontano verso il nord e l'ovest, e l'irradiazione culturale oltrepassò i limiti dell'influsso politico.
Il conquistatore s

seppe amministrare, concaliare, far regnare la giustizia. Tutta la sua corrispondenza, specialmente quella con il governatore di provincia Sin-idinnam, con Samaš-hasir, gerente di demanio, e con altr
eppe amministrare, conciliare, far regnare la giustizia. Tutta la sua corrispondenza, specialmente quella con il governatore di provincia Sin-idinam, con Samas-basir, gerente di demanio, e con altri lati funzionari come Balmunambe, è molto suggestiva. Personalmente o per mezzo di Lú (Awil)-Ninurta, che funge da primo ministro, H. segue tutti gli affari importanti. Questa corrispondenza, che adesso è completata da quelle della corte di Mari (periodo assiro e periodo nazionale) e d'Assiria (Samsi-Addu e Isme-Dagan) permette di comprendere la vita degli Stati mesopotamici in una delle più brillanti epoche della loro storia. Si sono fatte numerose ipotesi sull'epoca esatta di H., e le estreme conclusioni vanno dal sec. XXII al XVIII a. C. Le recenti scoperte di Mari hanno costretto a rivedere alcuni sincronismi che parevano acquisiti. I nuovi scavi e i nuovi testi scoperti, le conquiste dell'orientalismo in questi ultimi anni in tutto il Medio Oriente, costringono a riesaminare il problema cronologico nel suo insieme, così come le cronologie particolari, assolute e relative. Alcuni sono inclini ad avvicinare H., ponendolo al sec. XVIII o per-fino al XVII. Questa tendenza incontra sempre più il favore degli esperti. Nel suo insieme, tale opinione, che comporta numerose varianti, ha grandissima probabilità: molti la credono perfino dimostrata; tuttavia alcuni dotti preferiscono attualmente conservare le date tradizionali e mantenere H. al sec. XX o al XIX.
II. IL CODICE DI H
Il monumento più importante dell'attività legislativa di H. è il suo codice. L'esemplare principale è un blocco alto m. 2,25, trovato frantumato in tre pezzi a Susa dalla missione francese chiamata Délégation en Perse e. diretta da M. de Morgan, nel dic. 1901-genn. 1902. Questo esemplare sembra sia stato dapprima innalzato nel tempo di Samas, a Sippar, e posto così innanzi allo stesso dio legislatore (è l'opinione di V. MERSCH, EMILE), oppure nel tempo di Marduk a Babilonia (secondo altri). Comunque sia, fu tolto dagli invasori elamiti e trasportato a Susa come bottino di guerra. Alcuni paragrafi sono perfino stati cancellati dai vincitori, forse per far posto ad un'iscrizione. Il testo è stato copiato, in epoche e paesi diversi; queste copie hanno permesso di ricostituire press' a poco le parti danneggiate e fornito delle varianti qualche volta interessanti per le parti conservate. Il codice di Susa è stato trasportato a Parigi al Museo del Louvre. È stato decifrato da V. MERSCH, EMILE (v.).Non è un codice nel senso moderno di sistematizzazione di leggi, ma nel senso di collezione fatta per essere vista da tutti, ed alla quale tutti possono riferirsi; si oppone a raccolte fatte soprattutto per gli speciali, come la raccolta di leggi assire.
Il codice ha un prologo ed un epilogo, redatti in dialetto e stile poetico, ed un corpo di leggi (diviso dai moderni in 282 paragrafi), scritto nel dialetto e stile della cancelleria reale, chiaro e preciso senza tecnicismo. La parte legislativa si può dividere in tre grandi sezioni; diritto alla proprietà, diritto familiare, diritto sociale (criminale e civile). Questa divisione non è del tutto adeguata secondo i concetti moderni, ma è comoda.
Il codice di H. è stato per lungo tempo considerato come un documento quasi unico e si è stati inclini a vedervi una specie di miracolo, attribuendo a H. una originalità che non possiede. Le scoperte in questi ultimi anni (1945-47) del codice di Esnunna (o codice di Bilalama) e del codice di Lipit-Ishtar, il primo in accadico, il secondo in sumerico, anteriori a quello di H. rispettivamente di ca. due secoli e di un secolo e mezzo, e di provenienza l'uno del nord est, l'altro dal sud della Babilonia, obbligano a rivedere questo giudizio. Il codice di H. rientra nella grande tradizione giuridica sumero-accadica o mesopotamica. Tutti i grandi sovrani sumerici o accadici si erano dichiarati legislativi, e la loro attività giuridica è provata dagli atti e disposizioni di leggi, come quelle di Urukagina (fine della dinastia di Lagaš). L'originalità di H. è stata di essere legislatore d'Impero e di entrare nella tradizione giuridica completandola, armonizzando i
costumi, estendendo il diritto e la legge a tutti i sudditi del suo vasto Impero. Ben inteso, vi era anche la giurisprudenza creata dai giudizi dei tribunali, dalle disposizioni amministrative, dalle decisioni provenienti dal potere sovrano del re.
È impossibile qui anche solo abbozzare il confronto con le altre legislazioni: raccolta delle leggi assise, codice hittita, costumi di Nuzi. Queste partecipano del diritto mesopotamico, modificato però dagli usi e dai diritti particolari delle civiltà che le hanno prodotte.
Né è possibile istituire un confronto particolareggiato con il diritto israelita. Basti osservare che il diritto mesopotamico è quello di un paese commerciale, che vive di produzione, di scambi e di transito, in ogni ordine. La preoccupazione è di garantire la giustizia e la sicurezza in una civiltà insieme stabile e «aperta». Il diritto israelita è influenzato, certo, dal diritto mesopotamico, ma anche dagli usi dei nomadi e semi-nomadi (in questo si avvicinerebbe al diritto consuetudinario di Nuzi); è il diritto di un piccolo popolo minacciato dai grandi imperi, che cerca di preservare la sua fede, le sue tradizioni e la sua integrità, e perciò lo si potrebbe chiamare quasi un diritto «protezionista» e «chiuso». Inoltre il diritto israelita ha un carattere di monoteismo teocratico particolarissimo. Lasciando da parte ciò che è rivelazione e monoteismo in Israele, si può dire che H. ha cercato, mantenendo lo spirito religioso, di stabilire una distinzione tra tutto ciò che appartiene all'autorità sacerdotale e clericale e ciò che spetta all'autorità civile. Il re, capo religioso, è sovrano dei due ordini, poiché la religione è il loro fondamento, ma le funzioni devono essere distinte. Vi è del pari un abisso tra il monoteismo giudaico e l'unificazione religiosa tentata da H.
L'età di H. è anche quella d'Abramo (anche se non si ammette l'identificazione, estremamente dubbia, di Amrafele [v.] con H.; ed anche se Abramo e H. non sono esattamente contemporanei). Quest'età fu quella della prima civiltà babilonese classica, nella quale la cultura mesopotamica, ricca d'un lunghissimo passato, raggiunse una delle sue espressioni più alte: età classica, non solamente per l'Oriente antico, ma per l'intera umanità.
Altri personaggi che portano il nome di H. sono stati rivelati dalle lettere di Mari.