HAMMURABI (HAMMURAPI). - Sesto re della prima dinastia babilonese, figlio di Sin-muballi; regnò 43 anni.
I. VITA
Babilonia, sotto la prima dinastia, di origine amorrita, rappresentava l'avamposto dell'invasione amorrita, venuta dall'Occidente e con una serie di marche stabilentisi su tutti i paesi lungo l'Eufrate. Con H. essa divenne l'erede di tutta la civiltà sumeroaccadica, antica di oltre mille anni, erede a sua volta delle grandi civiltà preistoriche (Gemdet Nasr, Uruk, Obejd, e più anticamente ancora Halaf a nord, Eridu a sud). Gli Amorriti ricevettero questa eredità del passato, direttamente o indirettamente, la rimodellarono e vi lasciarono la loro impronta in modo così potente e duraturo che Babilonia divenne la grande metropoli spirituale, la cui irradiazione s'impose agli stessi nemici ed attraversò i secoli.L'opera di H. in politica estera fu di stabilire la potenza di Babilonia e di farne il centro di un impero.

Il conquistatore seppe amministrare, conciliare, far regnare la giustizia. Tutta la sua corrispondenza, specialmente quella con il governatore di provincia Sin-idinnam, con Šamaš-þašir, gerente di demanio, e con altri alti funzionari come Balmunambe, è molto suggestiva. Personalmente o per mezzo di Lú (Awil)-Ninurta, che funge da primo ministro, H. segue tutti gli affari importanti. Questa corrispondenza, che adesso è completata da quelle della corte di Mari (periodo assiro e periodo nazionale) e d'Assiria (Šamsi-Addu e Išme-Dagan) permette di comprendere la vita degli Stati mesopotamici in una delle più brillanti epoche della loro storia. Si sono fatte numerose ipotesi sull'epoca esatta di H., e le estreme conclusioni vanno dal sec. xxii al xviii a. C. Le recenti scoperte di Mari hanno costretto a rivedere alcuni sincronismi che parevano acquisiti. I nuovi scavi e i nuovi testi scoperti, le conquiste dell'orientalismo in questi ultimi anni in tutto il Medio Oriente, costringono a riesaminare il problema cronologico nel suo insieme, così come le cronologie particolari, assolute e relative. Alcuni sono inclini ad avvicinare H., ponendolo al sec. xviii o perfino al xvii. Questa tendenza incontra sempre più il favore degli esperti. Nel suo insieme, tale opinione, che comporta numerose varianti, ha grandissima probabilità: molti la credono perfino dimostrata; tuttavia alcuni dotti preferiscono attualmente conservare le date tradizionali e mantenere H. al sec. xx o al xix.
II. IL CODICE DI H
Il monumento più importante dell'attività legislativa di H. è il suo codice. L'esemplare principale è un blocco alto m. 2,25,trovato frantumato in tre pezzi a Susa dalla missione francese chiamata Délégation en Perse e diretta da M. de Morgan, nel dic. 1901-genn. 1902. Questo esemplare sembra sia stato dapprima innalzato nel tempio di Šamaš, a Sippar, e posto così innanzi allo stesso dio legislatore (è l'opinione di V. MERSCH, EMILE), oppure nel tempio di Marduk a Babilonia (secondo altri). Comunque sia, fu tolto dagli invasori elamiti e trasportato a Susa come bottino di guerra. Alcuni paragrafi sono perfino stati cancellati dai vincitori, forse per far posto ad un'iscrizione. Il testo è stato copiato, in epoche e paesi diversi; queste copie hanno permesso di ricostituire press'a poco le parti danneggiate e fornito delle varianti qualche volta interessanti per le parti conservate. Il codice di Susa è stato trasportato a Parigi al Museo del Louvre. È stato decifrato da V. MERSCH, EMILE (v.).
Non è un codice nel senso moderno di sistematizzazione di leggi, ma nel senso di collezione fatta per essere vista da tutti, ed alla quale tutti possono riferirsi; si oppone a raccolte fatte soprattutto per gli specialisti, come la raccolta di leggi assire.
Non è un codice nel senso moderno di sistematizzazione di leggi, ma nel senso di collezione fatta per essere vista da tutti, ed alla quale tutti possono riferirsi; si oppone a raccolte fatte soprattutto per gli specialisti, come la raccolta di leggi assire.
Il codice ha un prologo ed un epilogo, redatti in dialetto e stile poetico, ed un corpo di leggi (diviso dai moderni in 282 paragrafi), scritto nel dialetto e stile della cancelleria reale, chiaro e preciso senza tecnicismo. La parte legislativa si può dividere in tre grandi sezioni; diritto alla proprietà, diritto familiare, diritto sociale (criminale e civile). Questa divisione non è del tutto adeguata secondo i concetti moderni, ma è comoda.
Il codice di H. è stato per lungo tempo considerato come un documento quasi unico e si è stati inclini a vedervi una specie di miracolo, attribuendo a H. una originalità che non possiede. Le scoperte in questi ultimi anni (1945-47) del codice di Ešnunna (o codice di Bilalama) e del codice di Lipit-Ištar, il primo in accadico, il secondo in sumerico, anteriori a quello di H. rispettivamente di ca. due secoli e di un secolo e mezzo, e di provenienza l'uno dal nord est, l'altro dal sud della Babilonia, obbligano a rivedere questo giudizio. Il codice di H. rientra nella grande tradizione giuridica sumero-accadica o mesopotamica. Tutti i grandi sovrani sumerici o accadici si erano dichiarati legislatori, e la loro attività giuridica è provata dagli atti e disposizioni di leggi, come quelle di Urukagina (fine della dinastia di Lagaš). L'originalità di H. è stata di essere legislatore d'Impero e di entrare nella tradizione giuridica completandola, armonizzando i

È impossibile qui anche solo abbozzare il confronto con le altre legislazioni: raccolta delle leggi assire, codice hittita, costumi di Nuzi. Queste partecipano del diritto mesopotamico, modificato però dagli usi e dai diritti particolari delle civiltà che le hanno prodotte.
Né è possibile istituire un confronto particolareggiato con il diritto israelita. Basti osservare che il diritto mesopotamico è quello di un paese commerciale, che vive di produzione, di scambi e di transito, in ogni ordine. La preoccupazione è di garantire la giustizia e la sicurezza in una civiltà insieme stabile e «aperta». Il diritto israelita è influenzato, certo, dal diritto mesopotamico, ma anche dagli usi dei nomadi e semi-nomadi (in questo si avvicinerebbe al diritto consuetudinario di Nuzi); è il diritto di un piccolo popolo minacciato dai grandi Imperi, che cerca di preservare la sua fede, le sue tradizioni e la sua integrità, e perciò lo si potrebbe chiamare quasi un diritto «protezionista» e «chiuso». Inoltre il diritto israelita ha un carattere di monoteismo teocratico particolarissimo. Lasciando da parte ciò che è rivelazione e monoteismo in Israele, si può dire che H. ha cercato, mantenendo lo spirito religioso, di stabilire una distinzione tra tutto ciò che appartiene all'autorità sacerdotale o clericale e ciò che spetta all'autorità civile. Il re, capo religioso, è sovrano dei due ordini, poiché la religione è il loro fondamento, ma le funzioni devono essere distinte. Vi è del pari un abisso tra il monoteismo giudaico e l'unificazione religiosa tentata da H.
L'età di H. è anche quella d'Abramo (anche se non si ammette l'identificazione, estremamente dubbia, di Amrafele [v.] con H.; ed anche se Abramo e H. non sono esattamente contemporanei). Quest'età fu quella della prima civiltà babilonese classica, nella quale la cultura mesopotamica, ricca d'un lunghissimo passato, raggiunse una delle sue espressioni più alte: età classica, non solamente per l'Oriente antico, ma per l'intera umanità.
Altri personaggi che portano il nome di H. sono stati rivelati dalle lettere di Mari.