SABBATICO, ANNO. - L'ultimo di una settimana di anni, presso gli Ebrei. In Ex. 23, 10 sg. è prescritto che in tale periodo la terra doveva essere abbandonata ad un riposo assoluto. Quanto fosse stato prodotto spontaneamente dal suolo doveva essere lasciato per i poveri e per il bestiame.
La legge è ripetuta in Lev. 25, 7-7 con una piccola variante: i frutti spontanei potevano essere consumati da chiunque, anche dal padrone e dal forestiero, non solo dai poveri e dalle bestie. In Deut. 15, 1-11, invece, si parla del settimo anno come di un periodo di remissione e di condono generale. Solo il debitore straniero era escluso da questo generoso privilegio. Il legislatore insiste nel rilevare l'importanza sociale della disposizione ed ammonisce che qualsiasi evasione maliziosa avrebbe attirato la maledizione divina.
Tale legge appare più idealistica che pratica. Essa era destinata ad affermare la padronanza di Dio sul suolo, che doveva riposare in suo onore, ed una completa uguaglianza fra gli uomini, i quali almeno per un anno avrebbero avuto il medesimo diritto di accesso ai mezzi necessari alla vita. Ma la sua osservanza, forse perché appariva impossibile, fu completamente trascurata, almeno prima dell'esilio (cf. Lev. 26, 34, 35, 43; Neb. 10, 31). Per una epoca più recente si hanno alcune documentazioni circa la sua osservanza, ma sempre con il rilievo sulle difficoltà pratiche che ne conseguivano (cf. I Mach. 6, 49, 53; Flavio Giuseppe, Antiq. Ind., XI, 343; XV, 7).