Enciclopedia Cattolica vol. X, 1953 Religioni non cristiane Particolari

SAMOTRACIA, MISTERI DI

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Noto anche come: inglese: Samothracian Mysteries

SAMOTRACIA, MISTERI di. - Dopo quelli celebrati ad Eleusi, i m. di S. furono tra i più famosi nel mondo greco. Varie erano le leggende sulla loro istituzione e provenienza, ma meglio rispecchiante la realtà storica è forse quella che faceva provenire il culto dei « Grandi iddi » cabirici dalla regione dell'Ida (Frigia).

Accanto a questa tradizione micrasistica ve ne era un'altra tendente a derivare i m. di S. dalla Tracia. Infatti, con Erodoto (2, 51) si hanno le prime notizie storiche su tali misteri che egli attribuisce ad un'epoca antichissima e ad un popolo che si riteneva avesse preceduto i Greci sul suolo ellenico: i Pelasgi, nei quali, data la vicinanza del territorio e l'affinità delle manifestazioni religiose, sono da riconoscere - almeno in questo caso - le genti di Tracia. Alla notizia di Erodoto si può accostare quella di Diodoro di Sicilia (5, 47), secondo cui ancora al suo tempo in molte cerimonie religiose di S. era conservato il dialetto caratteristico delle genti indigene (pelasge?). Verso la fine del IV sec. a. C., e poi specialmente nell'epoca ellenistica, S. diviene un centro di primo ordine, tanto da rivaleggiare con Eleusi: Demetrio Poliorcete innalza la famosa statua della Nike nel 306; Lisimaco pone i santuari nell'isola sotto la sua protezione; Perseo, sconfitto dai Romani, si rifugia in questa isola, dove pure si ritira Tolomeo Filometore; entrambi testimoniano la grande estimazione devota di cui godeva l'isola, vero e proprio inviolabile luogo d'asilo.

Ai m. di S. accorsero in gran numero anche i Romani, i quali ne fecero una specie di santuario nazionale, grazie alla tradizione che i Penati di Roma erano gli stessi dèi di S., trasportati a Troia da Dardano, e di là a Roma da Enea (Dionigi d'Alicarn., I, 61, 68). Ancora al tempo di Libanio (IV sec. d. C.) i m. di S. si celebravano regolarmente.

I m. di S. erano sacri ai Cabiri (v.), i quali nel culto ricevevano il nome generico, perché esoterico, di « Grandi iddi » (μεγάλοι θεοί, talora detti « possenti » = ἰσχυροί, o « Signori » = Ἄνχες). Ma di essi nel culto samotracio - caso veramente eccezionale - si conosce il nome vero, cioè esoterico, che solo agli iniziati era rivelato e che costoro potevano pronunciare con efficacia soltanto nei pericoli, specialmente marini (donde il loro appellativo di σωτήρες = salvatori, e la loro assimilazione ai Dioscuri). Secondo Mnasea di Patara (II sec. a. C.), questi dèi erano quattro e si chiamavano: Axieros, Axiokersa, Axiokersos e Kadmilos (o Kasmilos), interpretati rispettivamente (ma non sempre) con: Demeter, Kore, Hades e Hermes. Sicché pur quasi nulla conoscendo dello svolgimento cultuale di tali misteri, queste ultime divinità (specie le prime tre), con il richiamare ai Misteri Eleusini (v.), danno il vago sentore che quelli di S. dovevano senza dubbio parlare all'iniziando di una morte e di una resurrezione, e soprattutto della beata visione della vita futura, come del resto si può sostenere per il fatto che in essi si rappresentava un dramma liturgico sulla « ricerca » di Armonia da parte dello sposo Cadmo (ad Eleusi c'era la « ricerca di Kore ») e si insegnava agli iniziati che Adam fu il nome dell'uomo primitivo.

A differenza di quelli eleusini, in questi le cerimonie dell'iniziazione non avvenivano una sola volta l'anno ma, sembra, in tutti i mesi estivi, da maggio a sett. Tuttavia v'era anche una festa annuale (forse in piena estate) celebrata con straordinaria pompa e con gran numero di iniziandi, durante la quale si compivano danze armate analoghe a quelle dei Cureti e dei Coribanti e che ricordavano certi riti della Frigia; gli esecutori, accompagnati dal flauto e dal timpano, erano chiamati Saal.

Ai misteri - cui potevano essere iniziati anche donne e bambini - presiedeva un corpo sacerdotale retto da un « re » (βασιλεύς), che aveva anche le funzioni di primo magistrato dell'isola; larga parte avevano i riti purificatori, celebrati da un sacerdote apposito, detto (forse con termine lidio) λόγος ο λόγος (cf. Esichio, s. v.) « il purificatore », mediante una vera e propria confessione auricolare degli iniziandi. A questi - che si distinguevano in: semplici (μόσται) e pii (μόσται εὐσέβεις) - era offerto un pasto sacramentale.

Si può ricordare infine che, a differenza e forse in contrapposizione con Eleusi, dove il primo giorno delle celebrazioni si faceva il bando degli omicidi, a S. costoro erano ammessi (ed iniziati?) dopo una specie di confessione-espiazione, compito che - secondo Esichio (loc. cit.) - spettava appunto al λόγος (v. sopra).

Bibliografia6 opere
BIBL.: Chr. A. Lobeck, Aglaophamus, Königsberg 1829, pp. 1109-1348 (lavoro antico ma ancora fondamentale); N. Turchi, Le religioni misteriosefiche del mondo antico, Roma 1923, pp. 85-90; R. Pettazzoni, I misteri, Bologna 1924, pp. 71-80; id., La confessione dei peccati, III, ivi 1936, pp. 163-85; B. Hemberg, Die Kabinen, Uppsala 1939 (con ampia bibl.); O. Masson, Lydien Kavet (χάγος), in Jahrb. J. kleinasiatische Forschung, 1 (1940), pp. 182-88.

Cesare D'Onofrio

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), coll. 1741–1742.

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vol. 10, coll. 1741–1742

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D'Onofrio, Cesare. “Samotracia, misteri di.” In Enciclopedia Cattolica, vol. X, coll. 1741–1742. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/samotracia-misteri-di.

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D'Onofrio, Cesare. “Samotracia, misteri di.” Enciclopedia Cattolica, vol. X, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1741–1742. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/samotracia-misteri-di.

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