ELEUSINI, MISTERI

ELEUSINI, MISTERI. - Si celebravano ad Eleusi (oggi Lefsina) villaggio a 22 km. a nord-ovest di Atene. Erano dedicati a Demetra, la « terra madre » di biade e a Core la « fanciulla » cioè la vegetazione sua figlia. Di significato in origine puramente agrario come le altre feste che ivi si celebravano nelle varie ricorrenze dell'anno agricolo: Proerosia (semina), Chloia (lo spuntare del grano), Kalamaia (irrobustimento del caule), Haloa (aratura), le feste eleusine, per quella capacità intrinseca che hanno i riti agrari di sollevarsi ad un significato superiore, assunsero, specialmente dopo la stretta unione verificatasi tra Eleusi e Atene, a un significato spirituale e aprirono agli iniziati la speranza e la visione di una vita migliore.

L'epoca di questa trasformazione va collocata tra i secc. VIII e VI, epoca del grande travaglio spirituale e sociale della Grecia antica, religiosamente rappresentato dalla corrente orfico-dionisiaca. Che sia stato Dioniso, il dio caro alle plebi per i suoi entusiami beatificanti, a provocare tale trasformazione lo si induce dal fatto che Etimolpo, l'eponimo della prima famiglia sacerdotale eleusina, è oriundo della Tracia, patria di Dioniso; che i piccoli misteri, che si celebravano in Atene, erano in parte dedicati a Dioniso; che la grande processione che portava le « cose sacre » (τὰ ἱερᾶ) da Atene ad Eleusi aveva per mistagogo Iacco, forma giovanile ed entusiastica di Dioniso; che Pindaro (Isth. 6, 3, 5) chiama Dioniso parèdro cioè consorte di Demetra perché le è associato nei misteri.

Il santuario rimonta ad epoca minoica come ha dimostrato lo scavo che sotto l'attuale telesterio, « aula delle iniziazioni », sola ipostila di 12 colonne costruita da Pericle (sec. V), con sedili ortogonali a squadra ricavati per tre lati nella roccia, ne ha messo in luce un'altra assai minore che si richiama appunto all'epoca minoica. Tutto il santuario che comprendeva cappelle e sacrari minori, era chiuso da un muro di cinta (periholo) che lo celava agli occhi dei profani.

Il sacerdozio era esercitato specialmente dalle due famiglie degli Eumolpidi e dei Keryci. Dagli Eumolpidi si traeva lo ierofante, così detto dall'ufficio suo proprio di « mostrare le cose sacre ». Dai Keryci si traeva il « portatore della fiaccola » (daduco) nella cerimonia notturna dei misteri. V'erano anche sacerdozi minori.

La celebrazione dei grandi misteri, che cadeva in autunno, era preceduta dai piccoli misteri, che vanno considerati come una istruzione preliminare dei grandi e cadevano nei giorni 19-21 del mese attestazione (febbr.-marzo). I grandi misteri seguivano a sei mesi di distanza dal 13 al 21 del mese boedromione (sett.-ott.). Di questi giorni i più notevoli erano il 16 in cui avveniva la purificazione degli iniziandi al mare del Falero con sacrificia di un porcellino; e il 19 in cui aveva luogo la grande processione, guidata dal simulacro di Iacco, la quale recava in un plaustro tirato da buoi la cesta con le « cose sacre » e costeggiando la baia di Salamina giungeva nella sera, tra danze e canti, innanzi al peribolo del santuario. Quel che avveniva nell'interno nei giorni dal 20 al 22 era segreto (μυστήριον) e riservato agli iniziati. Il segreto è stato mantenuto quanto al cerimoniale; pertanto solo frammentariamente si può tentare un abbozzo di quelle che furono le più solenni celebrazioni misteriche dell'elenismo.

a) 21 boedromione. - Dramma liturgico di Demetra e Core: iniziazione di prima grado (μέτρας). Di due sorta erano le celebrazioni segrete che si compievano nel telesterio: drammi liturgici (δράμενα) e riti iniziatici (τελεταί).

Per dramma qui si deve intendere non una rappresentazione scenica che la costruzione ipotila del telesterio non avrebbe permesso di vedere, ma una cerimonia di tipo liturgico in cui l'efficiente compie, in forma ridotta e con indumenti rituali, l'azione sacra di cui protagonista è l'essere di cui egli è ministro. Il dramma liturgico che si svolgeva nel telesterio aveva come protagonista le due dee, Demetra e Core. Un'idea abbastanza adeguata di questo dramma l'offre l'Iuno omerico a Demetra (fine sec. vi a. C.) specie di laude sacra, non liturgica, nata in ambiente eleusino e diretta ad esaltare il privilegio religioso della città.

L'inno, di 495 esametri, narra il rapimento di Core da parte di Plutone che la porta nell'Ade; la costernazione di Demetra, che postasi alla ricerca della figlia, giunge ad Eleusi, dove si incontra con la famiglia reale cui rivela l'essere suo e ordina al re Celco di costruirle un tempio. Appena terminato questa, vi si chiude finché non le sia restituita la figlia, sottraendo così alla terra il beneficio della vegetazione. Zeus ordina a Plutone di rilasciare Core e stabilisce che la fanciulla stia per due terzi dell'anno con la madre e per un terzo con Plutone (mito trasparentissimo che significa il seme celato per tre mesi entro la terra e per gli altri spuntato come vegetazione). Cessata la reclusione di Demetra tutta la terra rifornisce.

Questo drammatico mito delle due dee consta di due parti: una dolorosa, corrispondente al rapimento di Core, al lutto di Demetra e alla conseguente sterilità della terra; ed una lieta corrispondente al ritrovamento di Core, alla letizia della madre e alla conseguente rifornitura della vegetazione.

Che due momenti, uno triste e uno lieto si celebrassero in Eleusi risulta genericamente da Platone (Phnedr., 250 B C) da Temistio (in Sodeo, Plur., 1, 107), dal retore Aristide (Eleus., 256); e, con diretta menzione delle due dee, da Clemente Alessandrino (Protr., II, 12), da Apuleio (Met., VI, 2), dal grammatico Apolledoro (frg. 36, Mufler), da Stazio (Silv., IV, 8, 50-51), da Lattanzio (Div. Inst. Epit., 18).

Dai quali accenni diretti si ricava che il dramma mistico delle due dee riprodotto in Eleusi doveva essere una processione liturgica in cui gli iniziati correvano affannosamente, squassando le fiaccole dietro il daduco in funzione di Demetra, alla ricerca della figlia. Le modalità e le formule in uso in questa corsa liturgica sono rimaste nel segreto.

Non è possibile stabilire quando avvenisse il rito iniziatico vero a proprio; la formula conservatasi da Cle-

mente Alessandrino attesta che esso era preceduto da un digiuno e dalla sunzione di una pozione di farina acqua e mentuccia (χυλεών, ciccone) e che consisteva nel toccamento e nell'uso di carattere sacramentale delle cose sacre.

Grazie a questo rito l'iniziato veniva quasi adottato nella famiglia spirituale della dea.

Clemente Alessandrino (Protr., II, 20) infatti, in un passo prezioso che Arnobio (V, 25) riproduce, ci dà la formula iniziatica dei misteri che il myste pronunciava dichiarando di avere compiuto le cerimonie prescritte. Essa è la seguente: « Io ho digiunato; ho bevuto il ciccone; ho preso (le « cose sacre ») dalla cesta, dopo averle toccate le ho messe nel calathos; e dal calathos (le ho rimesse) nella cesta ».

L'interpretazione più recente, e più probabile (Koerte, Kern), vede nelle « cose sacre » una riproduzione (in pasta 1) del sesso (meglio del grembo femminile) toccando il quale l'iniziato attuava l'unione con Demetra uscendo da lei come figlio.

Certo, attraverso questa iniziazione i mysti attuavano l'unione sacra con la dea, si sentivano ad essa assimilati in modo tutto speciale e capaci, pertanto, di partecipare alla sua visione e delle sue gioie come erano stati partecipi del suo digiuno e del suo dolore.

Così si chiudeva il dramma liturgico del 21 boedromione e si esauriva l'iniziazione di prima grado. Non tutti i mysti ricevevano anche il secondo ed in ogni caso ciò avveniva ad un anno od anche più, di distanza.

b) 22 boedromione. - Da informazioni molteplici si ricava che la notte sul 22 era dedicata alla celebrazione del sacro connubio tra Zeus e Demetra, rappresentati rispettivamente dallo ierofante e dalla sacerdotessa della dea. Lo scoliaste del Gorgia platonico (Schol. Plat., Gorg., 497, C) lo afferma in modo indubbio. I Padri della Chiesa (Clem. Alex., Protr. 2,15; Tertulli, Ad. not., 2,7; Hippol., Ref. haer., 3,8,59; Greg. Nas., Orot., 39,4) se ne mostrano scandalizzati e se ne servono come di un'arma per inveire contro le oscenità del paganesimo.

Un'antichissima tradizione registrata da Omero (Odys., VI, 125) e da Esiodo (Theog., 669-71) narra l'accoppiamento di Demetra con lasione; la dea si sarebbe giaciuta con lasione sul novale tre volte arato; ovvero secondo un'altra versione raccolta allo scoliaste di Aristide (Schol. Arist., p. 22) si sarebbe data al re Celco nel territorio di Eleusi per avere in compenso notizie della sparizione della figlia.

Questa tradizione deve considerarsi come un'eco di quella vetusta pratica magico-agraria, per cui, presso molti popoli primitivi, si compie l'atto sessuale da una coppia eminentemente rappresentativa, a fine di provocare ed aiutare la fertilità della terra.

S'intende che una volta costituito il m. e. con il relativo elevamento del suo valore spirituale, il valore magico di quel rito nuziale si venne abliterando per dar luogo a un valore mitico e mistico, e Demetra anziché accoppiarsi con un mortale si accoppiò a Zeus. A questa evoluzione può aver contribuito lo sviluppo del pensiero filosofico che in quella ierogamia vedeva la fecondazione della Terra Madre (Demetra) da parte del Cielo Padre (Zeus) per mezzo della pioggia che appunto nell'epoca autunnale, in cui cadeva la celebrazione dei grandi misteri, cominciava a riversarsi sulla Grecia.

Nel rito eleusino la coppia divina era rappresentata dallo ierofante e dalla sacerdotessa. Lo ierofante traeva la donna da parte, mentre tutte le fiaccole si spegnevano e i presenti rimanevano taciti in un'attesa religiosa. Poi, ad un tratto, si rifacava la luce, e lo ierofante annunciava solennemente che la divina Brimo (la « forte ») aveva partorito Brimo (il « forte ») mostrando a prova una spiga di grano.

L'ostensione della spiga simbolicamente significava la rinascita dell'iniziato, divenuto il « forte » grazie al rito. Con il 22 Boedromione si chiudeva la serie delle celebrazioni eleusine. Il 23 i convenuti ripartivano da Eleusi e si avviano ciascuno per suo conto.

Si riscontra dunque in Eleusi un rito fuziale magico-agrario che risale a quell'antichissima epoca in cui Eleusi

em un povero villaggio dove le donne avevano, come presso tutti i gruppi primitivi, cura della rozza agricoltura. Parte essenziale di questo rito era il sacrificio di un porco, animale particolarmente sacro alla divinità della terra ed un accoppiamento realmente attuato sul campo e diretto a provocare dalla terra una vegetazione rigogliosa. La poesia di Omero e di Esiodo conosce questo stadio agrario della religione eleusina.

In un'epoca che va collocata dall'VIII al VI sec. avviene anche in Eleusi, in corrispondenza del grande travaglio sociale e spirituale che affatica la società greca, una profonda trasformazione del vecchio rito dovuto all'aggiungersi di un nuovo elemento più spirituale, più universale rispondente alla nuova corrente religiosa che va sotto il nome di orfico-dionisiaca e al nuovo assetto politico panellenico che si viene accentrando in Atene, corrente religiosa rappresentata da Dioniso.

La fede nell'immortalità beata si raggiungeva in Eleusi non attraverso una catechesi dogmatica, ma attraverso un'impressione provata specialmente alla vista e al tocco delle « cose sacre » e dei riti rappresentativi: ciò è espresso assai efficacemente in un frammento di Aristotele (in Syn. Dion., 48) che afferma che si va in Eleusi non per apprendere (χωδεῖν) ma per avere un'impressione spirituale (χωδεῖν). Questa impressione, riservata agli iniziati, era un pegno sicuro di immortalità. Onde dopo l'Inno omerico (vv. 485-89) Sofocle in un superstite frammento (n. 755 Nauck) chiama tre volte beati coloro che hanno potuto assistere alle celebrazioni eleusine poiché ad essi solo è riservato di vivere oltre la tomba.

I m. e. furono in voga durante tutta l'epoca imperiale e furono venerati da Augusto e Claudio; taluni imperatori, Adriano, Lucio Vero, Marco Aurelio e Commodo, vi si iniziarono. La proibizione emanata da Valentiniano (364) delle feste pagane notturne eccettuò i m. di Eleusi. Il santuario fu distrutto nel 394 dai Goti di Alatico.

BIBL.: P. Panzer, Let mystères d'Eleusis, Parigi 1914; A. Kler, Zum der eleusinischen Mysterien, in Arch. für Religionwissenschaft, 18 (1915), pp. 118-127; O. Korn, Zum Sakrament der eleusinischen Mysterien, ibid., 19 (1918), pp. 433-35; I.-M. Lagrange, La régénération et la fléaction divine, dans les mystères d'Eleusis, in Revue biblique, 38 (1909), pp. 63-81, 201-247; G. Meautis, Let mystères d'Eleusis, Neuchâtel 1954; K. Kurunicis, Eleusis, Atene 1936; C. Anti, Eleusi e le origini del teatro greco, in Atti Acc. Lianti, 6ª serie, 4 (1943), pp. 216-46. Nicola Tucchi
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“ELEUSINI, MISTERI.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 157. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/eleusini-misteri.