ECATE

ECATE. - Divinità minore della religione greca; secondo alcuni di origine caria. Omero non la conosce; Esiodo la dice figlia del titano Perseo e di Astéria, sorella di Latona; protettrice degli uomini e di ogni loro attività, dà vittoria ad onori in guerra e nelle gare, è protettrice delle donne, dei cavalieri,

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contrade alemanne e bavaresi. Incaricato dal maestro generale, visitò nel 1322 il monastero d'Unterlinden, segno probabile che stava ancora a Strasbourg. Poi visse a Colonia. Nel 1325 il Capitolo generale di Venezia ammennisce certi predicatori tedeschi d'aste-nersi dal proporre temi che si prestano a malintesi o errori. Nel 1326 da parte avversa fu intentato un processo contro E. dinanzi all'arcivescovo di Colonia. Due commissari tra i quali un fran-ciscano estrasseero 49 tesi da scritti e sermoni d'E., il quale il 26 sett. 1326 presentò una giustificazione. Dopo una seconda lista di 59 proposizioni rimproverategli, E. il 24 genn. 1327 s'appellò al Papa e il 13 febbr. sotto condizione ritratto nella chiesa dei Predicatori a Colonia, recandosi poi ad Avignone, ove una commissione riguardò le tesi estratte a Colonia (volum Aethenienses) e Giovanni XXII, benché con riguardo per la persona d'E., condannò, nella bolla In agro dominica del 27 marzo 1329, 28 proposizioni nel senso oggettivo, dichiarandone 17 intinte d'eresia e 11 malsonanti o sospette (Denz-U, 501-29).

Le opere tedesche sono: le Prediche (110), i Trattati (18, tra cui Rede d. Untersuchung, Buch d. gött. Trö-stung), i frammenti (68 [69], Sprüche) editi da F. Pfeiffer (Lipsia 1857; ristampa ivi 1924), da H. Büttner (2 voll., 1921), da W. Lehmann (2 voll., Götting 1919), da F. Schulze-Maizier (Lipsia 1936). Ci sono poi altre edizioni della Rede (Monaco (1922), del Buch (Berlino 1933), ecc. Nell'edizione della Deutsche Forschungsgesetze-schaft, J. Quint ha pubblicato finora un volume di prediche (Stoccarda-Berlino 1936). Cf. anche Die deutschen u. lateinischen Werke, Untersuchungen, I, a cura di J. Quint (ivi 1940) e A. Faggin, M. E., pp. 65-68, 375-77.

Opere latine sono la Collatio in libros Sententiarum, Tractatus super oratione dominica (ca. 1268), le questioni Utrum in Deo sit idem esse et intelligere, Utrum laus Dei in patria sit nobilior eius dilectione in via. Il Sermo die B. Augustini Paviiis habitis (ca. 1302-1304), le questioni Utrum aliquem notum esse sine termino implicet contra-dictionem, Utrum in corpore Christi morientis in Cruce remanserint formae elementorum (ca. 1311-14), parti del- l'Opus tripartitum (ca. 1314-33), Responsio mag. Echardi ad Ar

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(da A.F.W. Jackson, Persio Past and Present, Nueva York 1969) Ecratane - Iismadán, colle Musallah, sul sito dell'antica E.

ad Articulos sibi impositos (1326). L'Opus tripartitum doveva abbracciare l'opus propositionum di cui si conosce il piano esposto nei Prolegi ed una tesi svolta (Esse est Deus)
ticulos sibi impositos (1326). L'Opus tripartitum do- veva abbracciare l'opus propositionum di cui si conosce il piano esposto nei Prologi ed una tesi svolta (Esse est Deus), l'opus quaestionum di lezioni di discussioni, l'opus expositionum di passi del testo biblico e di materiali per prediche (opus sermonum, ed. Benz, 1937). L'opus exposi- tionum consta di prologi, di spiegazioni in Gen. I (I for- ma), In Eccli. XXIV, In Sap. (ed. G. Théry, 1928-29), In Gen. I (II forma), In Ex. (II forma), In Gen. 2 (Liber parabolorum Genesis), In Io. (edd. K. Christ e J. Koch 1936 sgg.). Degli scritti latini (cf. Faggin, M. E., pp. 68-75, 377-79) studiati dal Denièe in poi s'occupano due edizioni recenti, l'una capitanata da G. Théry (Lipsia 1933, finora 3 fascce.), l'altra promossa dalla Deutsche Forschungsgesellschaft per cura di J. Koch, B. Geyer, K. Weiss, K. Christ, R. Benz, R. Seeberg (Stoccarda-Berlino 1936 sgg., finora 10 fascce.).

Il pensiero d'E. si svolge intorno a 3 problemi preferiti: Dio, l'origine delle cose da Dio, il ritorno delle creature spirituali a Dio, apportando alla loro so-luzione, oltre elementi neoplatonici, pseudo-dionisiaci ed altri, le dovizie della scuola classica di S. Tommaso con il contributo d'una mente originale ed ardita.

«Esse est Deus», nel senso di essere assoluto, non nel senso di essere inerente, creato. La creatura è non-cessor, essere relativo, umbrale; l'essere creato è niente senza l'essere di Dio. «Deus non habet esse» significa che in Dio è la pienezza, la perfezione e la purità del- l'essere. Essere e essenza si distinguono realmente. Usando i procedimenti e le for- mole della teologia negativa, E. predica che Dio è senza nome, che Dio non è buono, cioè secondo la bontà creata. L'es- sere così definito è per E. la deità, distinta dal Dio trino della Rivelazione. La Trinità è spiegata per mezzo d'un processo d'au- toconoscenza dell'assenza divina, evitando però il senso attribuitogli falsamente da J. W. Preger d'una successione temporale di po- tenza a atto. L'essere eminente di Dio E. lo predica come metafisico e come mistico. Lo stesso vale del suo pensare e parlare degli attributi divini: unità, semplicità, spiritualità, ecc. L'atto creativo di Dio è eterno, non la creatura. Per il suo chiaro concetto della creazione E. è per molte miglia distante dal panteismo (F. Pelster).

Quanto più il pensiero umano si rende conto della sublimità di Dio, tanto meno raggiungibile gli apparisce l'ultimo fine che è Dio. Eppure il mistico insiste sul rag- giungimento di Dio. Si richiama alla psico-logia. L'anima umana è immagine di Dio, immediatamente creata da lui. Forma cor-

poris secondo l'essenza e le potenze inferiori, l'anima, secondo le potenze superiori (intelletto, volontà), vive nel mondo dello spirito. La ratio superior dell'anima una e spirituale d'orientamento verso Dio. E, parla talvolta del castello, sciattilla, apice dell'anima, la sede o ove s'attua l'unione di Dio e dell'anima secondo i tre strati di spiritualità naturale, d'elevazione sull'ordine sopranaturale, dell'esperienza mistica. Mentre neoplatonici e begardi ritengono bastante un'attitudine naturale per l'unione mistica con Dio. E, ammette di vinizzata l'anima soltanto per l'influsione della Grazia e dono di Dio.

Domandandosi il perché delle buone opere, del culto, del mondo, dell'Incarnazione, E, risponde: affinché Dio nasca nell'anima l'anima in Dio. Questa «Gorgese» burt «è un'idea e un fatto centrale del mondo, collegata alla nascita del Figlio dal Padre nel seno della S. Maria. La trasformazione nel Figlio non fa perdere all'uomo la sua esistenza, ma il suo egoismo; non spinge al quietismo, ma alla pienezza interiore delle opere di carità di assistenza sociale. Il lato negativo della nascita di Dio nell'anima è la ritiratezza che assurgerebbe a funzione positiva: «nihil apponendo, sed subtrattenendo, in anima inventur Deus». L'informazione di Dio in noi, la perdita della «forma» di tutto ciò che in noi contrasta alla forma divina, l'abbandono a Dio, l'unione «passiva» con Dio, fanno l'anima docile e duttile sotto la luce l'azione di Dio; essa ascolta e vede senza immagini ed opera senza fatica. Lasciando se stesso, l'uomo lascia tutte le cose, fonda in sé la vera libertà per Dio.

E, intese servire la vita, esigendo che l'uomo sia un ricercatore di Dio in ogni tempo, forte della rinuncia e della riconquista incessante di sé attraverso la trincea, e della non-essere. Predicatore dell'interiorità con-oro ogni formalismo farisico. E, incita alla formazione dell'uomo a figlio di Dio. Proprietà e purezza dell'espressione, chiarezza della sintassi ed altezza di concetto costituiscono il fascino del suo dire, potenziato dal suo atteggiamento di religiosità sentita. Esigono una nella letteratura tedesca il posto che all'Alighieri spetta nelle lettere italiane. Esimo dialettico, E, ama i paradossi nel pensiero e nel parlare come mezzi di effetti profondi; è tipicamente dinamico, anzi quasi «esistenzialista». Uomo d'alta mente di generoso ministero, E, fu venerato dagli uni, come Taurero ed il B. Enrico Susone che lo chiama il «santo maestro», e da altri ritengo sospetto nella dottrina, nel linguaggio e negli scritti. Allorché E., figlio devoto della Chiesa, non esercito formale, sembrò accostarsi troppo al precipizio, la Chiesa richiamò e lui e i suoi contemporanei.

Al card. Cusano si deve la trascrizione più esatta delle opere latine d'E.; prediche tedesche furono stampate nel sec. XV. Romantici, filosofi, teologi, germanisti del sec. XI. lo disappellarono. C. Schmidt di Strasbourg lo fa panettista, Martensen lo crede ateo, Lasson lo mette in contrasto con la Chiesa. Mentre F. Pfeiffer (1897) curò l'edizione dell'E. tedesca J. W. Preger (1874) cercò la persona storica, H. Denife diede (1886-89), gran luce alla figura e agli scritti latini d'E. Per Delacroix (1907), H. Büttner (1917) e Ott (1937) E. è precursore di Lutero, per A. Rosenberg è il grande apostolo dell'Occidente nordico. Mentre H. Denife, H. V. Hornstein, G. Théry, J. Koch insistono sugli scritti latini d'E., O. Karrer e H. Pesch affermano la sua ortodossia, e A. Dempf, dando tuttavia la priorità all'ispirazione mistica e all'originalità di pensiero, riconferma la sua cattolicità integrale. L'edizione critica delle opere faciliterà l'esegesi dell'autentico pensiero «forzo dell'E».

Bust.: Quétif-Echard, I, pp. 507-508; H. Denife, Meister E. latinische Schriften und die Grundausschauung seiner Lehre, in Archiv f. Literatur- u. Kirchengeschichte der Mittelalters, 2 (1886), pp. 417-689; Die Heimat M. E., ibid., 5 (1886), pp. 349-64; cf. O. Karrer, Zu Pralat M. Grabmanns Eichenhart, kritik, in Divus Thomas (Friburgo), 5 (1927), pp. 202-202; F. Vernet, s. V. in DThC, IV, coll. 2057-81; id., s. V. in DSP, I, coll. 223-30; X. de Hornstein, Les grands mystiques allemands du XIVe siècle, E., Tauber, Suso, Lucerna 1922, pp. 1-157; O. Karrer, M. E., Monaco (1926); J. Quint, in Überweg, pp. 552, 561-71, 770-80; A. Dempf, M. E., Lipsius 1934; id., Studien zum Abschluss des XX. Jahrhunderts, in Kirchl. Anzeiger f. d. Erzbistum Köln, 1934, pp. 113-44 e passim; J. Koch, s. V. in Verfasserslexikon, I, coll. 495-502; id., Ein neuer E. Fund: der Seelenzentkommitee, in Fortschrungen u. Fortschritte, 19 (1943), pp. 20-23; cf. G. Meersseman, in Studia musicologica in honorem p. R. J. Martin, Bruges 5, d. pp. 383, 389, 397-402; H. Piesch, M. E., Vicenna 1946; G. Fagnin, M. E. e la mistica tedesca preprotestante. Milano 1946. Angelo Walz.