NILO l'ASCETA (d'ANCIRA), santo. - Scrittore di materie ascetiche del principio del sec. V. Leone Allacci enumera 21 scrittori di questo nome; naturale quindi che i copisti li abbiano confusi e che ora difficilmente ci si ritrovi. Inoltre portano questo nome numerose opere, delle quali i veri autori non si potevano svelare, come Evagrio il Pontico o lo stoico Epitteto. Così è nata la «questione di N.».
Il più conosciuto di tutti questi N. sembra essere un antico ufficiale della corte di Teodosio, divenuto eremita al Sinai assieme con il figlio Teodulo, secondo quanto dicono le Narrationes (PG 79, 589-693). Ma contrariamente all'opinione degli antichi patrologi, è impossibile attribuire a lui la maggior parte degli scritti pubblicati sotto il nome di N. Il loro autore non è un eremita, ma un cenobita, superiore di un monastero, nei dintorni di Ancira in Galazia, vissuto alla fine del sec. IV e all'inizio del V, e discepolo di s. G. Crisostomo.

Opere: Di questo abate di Galazia si ha una copiosa corrispondenza (1061 lettere, secondo PG 79, 81-582, che però contengono molti duplicati e tratti indebitamente staccati; p.es., le lettere 106-113 del II. formano una sola lettera). Le Narrationes (ibid., 589-694) appartengono ad uno scrittore diverso, ma sembrano romanziere una storia raccontata nell'ultima lettera della collezione accennata. Quanto agli altri scritti contenuti in PG 79, qualcuno dei più importanti è forse di Evarzio il Pontico, p.es., il Tractatus ad Eulogium (ibid., 1093-1140); più probabilmente il De diversis malignis cogitationibus (ibid., 1200-34) e quasi sicuramente il De ratione (ibid., 1166-99), uno dei più celebri opuscoli scritti intorno alla preghiera. Per veder chiaro in tutti questi problemi bisogna attenere i risultati dei lavori intrapresi dal J. Muyldermans. Il De otto vitiosi cogitationibus (ibid., 1435-72) è invece un riassunto di Cassiano, Insti., X-XII, come ha dimostrato S. Marsili.