PECIA. - Come termine dell'industria libraria medievale, era in origine la pelle intera di vitello o di altro animale conciata per uso scrittorio (pergamena) o il foglio stesso che se ne ricavava con la rifiatura dei margini; poi passò ad indicare il fascicolo formato dal foglio intero ripiegato in quattro, simile al moderno foglio di stampa di un volume in-4°, e, per estensione, i fascicoli sciolti di un libro, qualunque fosse il formato e il numero dei fogli, anche se di carta. Negli antichi inventari di manoscritti, se il libro non era rilegato, di solito si trova indicato il numero delle p. che lo componevano.
Una particolare funzione acquistò la p. nella produzione libraria universitaria (secc. XIII e XIV). A garantire la fedeltà e l'integrità dei testi necessari alla scuola, gli stationarii dovevano avere per ciascun testo un exemplar approvato e corretto a cura dei professori; e questo testo tipo era in p. sciolto e numerato, che venivano cedute in prestito ai copisti una alla volta in modo che, avviato il lavoro, si poteva eseguire la copia contemporanea della stessa opera da molte persone. Così la p. divenne elemento base nella copia dei manoscritti, ed anche unità di misura per il pagamento dei copisti, nelle tariffe fissate dalle stesse università. Inoltre, a maggior garanzia del committente, spesso il copista segnava nel margine l'inizio o la fine delle singole p. indicando il loro numero progressivo: mancando tali segni, l'occhio esperto riconosce l'inizio delle p. da lievi variazioni di scrittura e d'inchiostro o da altri indizi casuali. In tal modo dal numero delle p. e dai loro rispettivi inizi si riconoscono facilmente i manoscritti che derivano dallo stesso exemplar.
Gli studi recenti di J. Destrez (m. nel 1950) permettono di considerare l'osservazione delle p. come fondamentale nella critica testuale delle opere di diffusione universitaria. Tra l'altro egli ha determinato che nei grandi centri (Bologna, Parigi, Oxford, Napoli) si usò segnare le p. in modo diverso; solo un exemplar alla volta era in circolazione nello stesso luogo ed esso aveva di volta in volta un numero diverso di p. È possibile così seguire la diffusione di un testo e accertare la data e la provenienza dei singoli manoscritti a sussidio dei criteri strettamente paleografici.
PECIA. - La p. relativa al testo, che
Pecis - La n. relativa al testo, che si legge sul margine sinistro all'altezza delle rr. 13-15 dal fondo della $1^{2}$ colonna del testo, dice: " (ortrectum). (lini5) xxxvi [pecie] selsunde) [par10] s. Quella relativa alla plossa, sul margine esterno destro, all'altezza delle rr.
si legge sul margine sinistro all'altezza delle rr. 13-15 dal fondo della 1a colonna del testo, dice: «cor (rectum). (finis) xxxvi [pecie] se (cunde) (paratus). Quella relativa alla glossa, sul margine esterno destro, all'altezza delle rr. 22-24 della glossa, dice: «(finis). xxxiii [pecie] se (cunde) (partis)». Decretum di Graziano con la glossa di Bartolomeo da Brescia e scoli di vari autori. Manoscritto del sec. XIV, 2a metà - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 61, f. 248.
